DSA: una sfida saperli riconoscere?

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La tenacia e la voglia d’imparare dei bambini possono oscurare le difficoltà. Di Adriana Molin
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Saper riconoscerei DSA è una sfida? Pare proprio di sì, perché è successo ancora una volta che le reiterate difficoltà di una bambina di classe quinta, Sofia, volitiva e intelligente, siano sfuggite all’attenzione dei docenti. Come mai finora nessuno si era mai chiesto se la lentezza nell’apprendere a leggere registrata fin dalla classe prima, se le difficoltà a comprendere testi scritti ma non orali non fossero segnali di allarme che chiedono di essere compresi ed esaminati? Solo la preoccupazione dei genitori ha portato a indagare lo stato degli apprendimenti della bambina in vista del passaggio alla scuola secondaria.

 

Profilo tipico di DSA


Dall’indagine è emerso un profilo tipico di DSA, caratterizzato da buone abilità generali e difficoltà severe nel dominio della lettura. Lo sforzo necessario a leggere, oltre a rallentare la lettura strumentale, interferisce con l’elaborazione dei contenuti del testo portando difficoltà di comprensione e studio. Sofia è consapevole della sua condizione ma anche fiduciosa che ce la può fare perché “mi ci vuole tempo ma poi imparo”, afferma. Dal colloquio emerge netto il suo desiderio di stare al passo con i compagni e a ciò si dedica con costanza, forza e tempo extra-scolastico.

Che cosa accadrà alla secondaria?


Sofia ha imparato a risolvere le sue “fatiche”, ad apprendere attraverso l’intensificazione di compiti ripetitivi che le impediscono di trovare strategie diverse per affrontare lo studio in modo efficace. Dal punto di vista emotivo-motivazionale, dimostra una forte capacità di sopportare la frustrazione, mitigata dalla fiducia in “ce la posso fare”, sviluppata e stimolata dalla famiglia e dai suoi docenti. Per quanto tempo Sofia riuscirà a fronteggiare i suoi impegni scolastici se già ora arranca? Potrà continuare a mantenere la fiducia nel duro lavoro se a ciò non corrisponde un minimo di risultati? Questa fiducia, se ha retto finora, terrà anche nella scuola secondaria? Sono dubbiosa perché è sul piano strategico che Sofia dovrà migliorare e per farlo dovrebbe poter scoprire e sperimentare strategie di apprendimento più funzionali alle sue caratteristiche cognitive ed emotive.

Riconoscere la condizione di DSA


Potremmo chiederci se la tenacia e la voglia d’imparare di Sofia abbiano in qualche modo oscurato il problema. “Potrebbe essere” è la risposta, ma ciò non toglie che per cinque anni di scuola questa bambina è stata misconosciuta nelle sue fatiche e potenzialità. Inutili, allora, le numerose iniziative attuate dalle scuole per supportare e riconoscere la condizione di DSA, la Legge 170 (2010) o le Linee Guida? Sicuramente no, ma iniziative, leggi e strumenti si rivelano inefficaci se viene meno la sensibilità del docente a cogliere lo sforzo e la fatica di apprendere di alcuni bambini e se viene a mancare lo sguardo attento e generoso di chi sa riconoscere, per ogni finestra evolutiva, traguardi di sviluppo tipici del bambino, declinati secondo le sue peculiarità, e s’interroga quando ciò non accade.

 

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