Balbuzie: come riconoscere i primi segnali già al nido?

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Balbuzie: come riconoscere i primi segnali già al nido?

È importante distinguere, nei bambini piccoli, i comportamenti fisiologici dai “campanelli d'allarme”. L'intervento precoce è il più efficace. Di Martina Valizzone, specialista in psicologia

A cura di Pazienti.it

Il disturbo della fluenza verbale, meglio noto come balbuzie, è un disturbo del linguaggio caratterizzato da disfluenze, alterazioni del ritmo della parola che rendono l’eloquio meno fluente a causa di pause, ripetizioni e/o prolungamenti involontari di uno o più suoni.

Si tratta di uno dei più diffusi disturbi del linguaggio, in Italia si calcola che ne soffra circa il 3% dei bambini in età prescolare, in prevalenza maschi.

La balbuzie è un disturbo estremamente variabile. Non è infrequente che uno stesso soggetto balbetti più o meno intensamente, a seconda della situazione in cui si trova o delle persone con cui conversa, senza contare che fattori quali stress, stanchezza e ansia possono accentuarne le manifestazioni.

Le disfluenze verbali a rischio di cronicizzazione (balbuzie) sono piuttosto comuni a partire dai tre anni, epoca che coincide con il periodo di maggior sviluppo del linguaggio.

Quando però si osservano alterazioni frequenti e sostanziali della normale fluenza nel discorso dei bambini, anche più piccoli, è possibile che ci si trovi in presenza di balbuzie infantile.

 

Segnali importanti


I segnali cui prestare attenzione quali possibili campanelli d’allarme di balbuzie includono:

- ripetizione di suoni, sillabe o parole con intensità e frequenza maggiori (le ripetizioni si verificano più di una volta ogni quattro/cinque frasi);
- prolungamento dei suoni di consonanti o vocali per più di due/tre secondi;
- le parole o frasi subiscono frequenti interruzioni (vuoti o pause);
- le parole sono spesso pronunciate con un’eccessiva tensione fisica;
- il bambino mostra segni di frustrazione durante l’eloquio o si rifiuta di parlare;
- sono frequenti i tentativi di comunicazione non andati a buon fine.

Al di sotto dei 2 anni, prolungamenti e ripetizioni nell’eloquio possono ritenersi manifestazioni fisiologiche, se però il disturbo persiste, è opportuno consultare il proprio medico pediatra per valutare insieme l’eventualità di inviare il bambino ad effettuare i dovuti accertamenti.

L'intervento precoce è di importanza cruciale, in quanto prima si inizia il trattamento più sarà possibile resettare i collegamenti neurologici ancora in via di sviluppo nei bambini piccoli.
I trattamenti consistono in una rieducazione ortofonica, utile a recuperare il controllo dell’articolazione, attraverso l’esecuzione di esercizi volti a rieducare l’atto respiratorio, il ritmo fonatorio, la ripetizione sillabica e l’impostazione della voce.

 

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13 Marzo 2019

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