Il linguaggio dei bambini da 0 a 3 anni

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Per aiutare un bambino ad acquisire un lessico ricco è importante cercare di usare termini precisi. I libri sono un ottimo supporto. Di Beatrice De Biasi. 


Il primo linguaggio del bambino è quello del corpo. È un linguaggio carico di emozioni quello dei gesti, del pianto e dello sguardo. Il bambino si protende, si aggrappa, stringe, afferra o ancora respinge e rifiuta e trasmette il suo disagio o trasmette il suo benessere quando invece si stringe alla mamma.
Anche i genitori rispondono con i gesti o il sorriso, ma anche con le parole.
Man mano che i bambini crescono imparano gradualmente a comunicare più con il linguaggio verbale che con il pianto.

Dai 6 mesi

A circa sei mesi cominciano a “balbettare” e a pronunciare suoni come “ba”, “da”, “ma”.
Solitamente i genitori rispondono ripetendo gli stessi suoni e i bambini capiscono quali sono i suoni importanti e imparano a usarli ripetendoli. Con il tempo quei suoni diventeranno vere e proprie parole.
Quando i genitori rispondono a queste prime forme di comunicazione sorridendo o incoraggiandoli, i bambini imparano che quando parlano vengono ascoltati e inizia il ritmo della comunicazione.
Le prime parole sono solitamente “mamma, papà, pappa, casa” e sono legate a sentimenti ed emozioni riferite alle persone più care. Anche più avanti l’apprendimento del linguaggio mantiene sempre forti componenti affettive.
Il comportamento imitativo compare verso l'8°-9° mese. La stimolazione ambientale ha la funzione di rinforzo nei confronti dei comportamenti verbali che si presentano spontaneamente.
Il bambino si rende conto che esiste un legame tra suono e oggetto e che alcune espressioni vocali possono essere utilizzate per indicare ed ottenere qualcosa e, gradatamente il comportamento del bambino diventa sempre più intenzionale.

A 1 anno: parole, contesti, intonazione

Intorno ai 12 mesi il bambino non solo si appropria di qualche parola ma ne coglie il valore semantico e inizia a utilizzarla per indicare azioni ed esprimere significati complessi. Il suo significato, però, è determinato non solo dalla parola, ma anche dal contesto e dall'intonazione che suggeriscono gli elementi che mancano e il senso. Così la semplice parola "mamma" potrà significare "voglio la mamma", "mamma dai", oppure, se pronunciata piangendo, "mamma aiutami, sto male". Il bambino pertanto utilizza una stessa forma verbale per significare diverse azioni/situazioni. La maturazione successiva condurrà gradatamente a discriminazioni più precise.
L'acquisizione del lessico è un processo complesso che impegna il bambino per molti anni non solo sul piano linguistico ma anche su quello cognitivo e interazionale.
Il bambino tra i 12 e i 16 mesi possiede un vocabolario limitato, anche perché spesso si esprime attraverso i gesti con cui indica gli oggetti che intende denominare. 
Tra i 16 e i 19 mesi i verbi diventano più numerosi e compaiono gli aggettivi. Tra i 19 e i 24 mesi il vocabolario subisce un incremento molto marcato con notevoli ed evidenti differenze individuali.

Dopo i 18-24 mesi 

Dopo i 18-24 mesi gli enunciati diventano più lunghi e complessi e non sono semplici gruppi di parole poste l'una accanto all'altra, bensì comincia a esservi un'organizzazione dell'enunciato secondo i principi grammaticale.
L'evoluzione della sintassi è, dunque, lenta e diversificata e ciascuna conquista è influenzata da una molteplicità di fattori sia cognitivi e sociali.
Per aiutare un bambino ad acquisire un lessico ricco e preciso è importante cercare di usare termini precisi. È possibile dare un oggetto in mano al bambino e, mentre lo esamina, pronunciarne il nome. I libri sono un ottimo supporto del linguaggio ed è preferibile che l'argomento si basi sulla realtà: perché a questa età il bambino deve scoprire il mondo ed inoltre la lettura lo aiuta organizzare il pensiero, ne stimola la memoria uditiva e sviluppa l'immaginazione. Attraverso le figure può avvicinarsi a parole sconosciute e sfogliare un libro insieme ai genitori rappresenta un momento di preziosa intimità. 

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