La voce, una compagna inseparabile

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Cantare insieme, adulti e bambini, è un valido incentivo all’esternazione espressiva e creativa del proprio mondo interiore e alla formazione della vocalità. Di Cecilia Pizzorno.

La voce è la manifestazione sonora primaria della nostra identità personale, racconta sempre qualcosa di noi ed esprime il nostro stato d’animo.
Alla nascita, il primo segno di comunicazione da parte del neonato è la voce: il suo grido segna il suo ingresso nel mondo. Nel sottile filo sonoro che lega genitori e bambino, i messaggi che si esprimono nelle due direzioni trasmettono sentimenti ed emozioni, che si alternano, in un ritmo binario, tra tensione e distensione, suono e silenzio, movimento e sua assenza. La gestualità ricalca ciò che la voce veicola: se il piccolo piange, la voce consolante della mamma è accompagnata da un movimento discendente dolce e lento. La carezza rispecchia e rinforza il messaggio vocale. Questi aspetti forniscono al bambino chiare informazioni per comprendere lo stato affettivo e il livello di interazione permettendogli di costruire legami affettivi profondi.
I neonati amano emettere vocalizzi fin dai primi giorni di vita. Gradualmente prenderanno coscienza del proprio strumento musicale. Accanto alle prime sperimentazioni libere si divertiranno a ripetere i suoni ascoltati e inizieranno a dialogare.
La musicalità della comunicazione tra genitori e bambini utilizza le capacità intonative ed espressive della voce: non è necessario sapere intonare con accuratezza per condividere le stesse qualità delle emozioni. Anche cantare per il proprio bambino è un atto naturale e spontaneo.

Quali canti proporre?

I genitori possono attingere dal ricco repertorio di filastrocche, dai canti della tradizione e dai giochi ritmici. Con voce e gestualità si possono creare colonne sonore per i momenti importanti e le routine quotidiane come, per esempio, il cambio del pannolino, il bagnetto, la pappa e l’addormentamento.
I canti proposti possono essere diversi per genere e stile e presentare sonorità curiose. La mamma può giocare con la voce che si traveste” da personaggio dei fumetti, da extraterrestre, da strega, ecc.
Cantando, si possono operare variazioni sul testo, inserire il nome del bimbo, descrivere come è vestito o ciò che gli piace fare.

Di seguito un esempio di variazione del testo - a partire da un canto tradizionale che concorre alla costruzione dello schema corporeo del bambino - operata da Marta, mamma di Miguel.
Marta ama anche proporre il canto in spagnolo, in un gioco linguistico giocoso che valorizza l’apprendimento dei suoni propri della lingua madre materna (spagnolo) e paterna (italiano). (Leggi anche questo articolo)

Se non si conosce la melodia originale si possono ascoltare alcune versioni pubblicate su Youtube:


 

 

L’occhio bello (testo originale e strofe inventate)

Questo è l’occhio bello, questo è suo fratello,
questa è la chiesina, questo il campanello,
din din din din din

Oh testina bionda, guancia rubiconda
Bocca sorridente, fronte innocente,
din, …

Questo è un bel nasino, dal fiuto sopraffino
Questa è la boccuccia che la mela sbuccia, …

Questo è bel un piedino, questo è il fratellino,
questa è la manina, bella e paffutina, ….

Miguel ha un libretto, se lo tiene stretto,
poi lo legge tutto, mangiandosi il prosciutto, ….

Miguel sta aspettando una bella compagnia,
non si tratta affatto della sua zia, …

 

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