L'importanza del silenzio per il dialogo sonoro

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L'importanza del silenzio per il dialogo sonoro

Solo in assenza di inquinamento uditivo riusciamo a fare emergere ed assaporare, con i bambini, i singoli suoni. Di Cecilia Pizzorno

Chiara: Il silenzio è stare muti
Damiano: Stare fermi e zitti
Camilla: Il silenzio c’è dove si dorme
Giada: Non c’è musica e rumore
Massimiliano: Nessuno canta, parla o balla
Marta: E’ stare zitti, zitti, zitti
Marco: La neve bianca
Ginevra: I coriandoli che cadono
Emilio: Quando stavo in silenzio sentivo gli uccellini che cantavano

Il suono e la sua assenza sono gli elementi comuni, la materia prima comune a tutte le musiche.
Il binomio suono/silenzio ci accompagna quotidianamente. Ma solo in assenza di inquinamento uditivo si riesce a fare emergere ed assaporare, in primo piano, i singoli suoni. In un caotico paesaggio urbano o in una casa con televisione perennemente accesa, non riusciremmo a distinguere i suoni piccoli, i singoli suoni che si emergono nettamente dallo sfondo.

Sappiamo che fin dai primi momenti dopo la nascita, il bambino mostra una grande sensibilità ai suoni e alle voci. Riconosce la voce della mamma che ha ascoltato, insieme ai suoni del corpo e dell’ambiente di vita, nei mesi di gestazione. Ed è per questo che quando la mamma lo avvicina al seno e gli parla, il neonato riconosce la sua voce, la sa distinguere tra tutte le altre e fissa lo sguardo su di lei.
La voce: il sottile filo che lega il bambino dal prenatale all’ambiente. La voce è unica, manifesta l’identità personale e permette una comunicazione profonda. Non coincide con nessun’altra voce al mondo, ha personali sfumature nell’articolazione delle sillabe, nel ritmo e nel contorno melodico. La prosodia del discorso rivela le emozioni di chi parla, trasmette significati anche affettivi. Il piccolo coglie la musicalità delle parole, l’intonazione e la variazione melodica, la ritmicità e l’uso dei silenzi.
Vi sono situazioni particolarmente piacevoli, come il cambio del pannolino o il bagnetto, legate a riti in cui mamma e papà raccontano e descrivono le azioni fatte, giocano con le parti del corpo e inventano brevi canti. Mentre i genitori fanno le coccole, il gioco di sguardi, carezze, sussurri e attese invita i piccoli ad esercitarsi ed esplorare il proprio apparato fonatorio per emettere suoni ed entrare così nel dialogo sonoro. Il dialogo sonoro inizia prima delle parole è una conversazione che si attiva con i suoni, dapprima della voce e poi dei suoni dell’ambiente e persiste e cresce per anni. I bambini sono piccoli esploratori di suoni!

 

Dai suoni del proprio corpo ai suoni degli oggetti degli ambienti familiari, scolastici e naturali. I paesaggi sonori abitati presentano design acustici che vanno assolutamente conosciuti, valorizzati e giocati.
Attraverso esperienze vissute in prima persona il bambino costruisce, giorno dopo giorno, il proprio sapere e saper fare. L’esplorazione sonora è il primo momento di ricerca. Lo scambio tra le proprie azioni e le scoperte conseguenti (suoni forti, deboli, granulosi o leggeri) coinvolge anche l’adulto nell’esperienza esplorativa, imitativa e creativa del fare musica insieme.
La musicalità personale emerge e si consolida in queste pratiche. I suoni prodotti dalla voce, dal corpo, dagli oggetti e materiali diversi, i gesti preferiti (grattare, percuotere, strofinare, pizzicare) manifestano tratti di stile personale.

Il silenzio è parte importantissima di questo dialogo sonoro, dà inizio alla turnazione dove si produce e si ascolta. Vi è l’attesa di una risposta, di una conferma o lo sviluppo di nuove idee.
Dal silenzio emerge l’ascolto attento delle proprie o altrui produzioni, dei suoni presenti nell’ambiente, degli strumenti e della musica. Diamo inizio ad altri giochi: possiamo riconoscere i suoni, individuare da che parte arrivano, descriverli, mimarli, cantarli, danzarli, disegnarli…

 

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