La verdura fa bene al gioco

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Esperienze di laboratorio per bambini 0-3  anni, nei nidi e in famiglia. Quando i materiali rispondono ai tanti loro perché. Di Tania Mariotti, coordinatrice pedagogica "Indaco" Coop. soc. (Montelupo Fiorentino)

Il materiale naturale entra spesso nei giochi dei nidi d'infanzia sotto varie forme come legnetti, conchiglie, terra, farine ma anche verdure e frutta. Se lasciati liberi di esplorarlo i bambini lo giocano, lo fanno diventare trama di narrazioni e racconti parlati o del corpo, lo manipolano e lo ispezionano con i sensi.
Accade spesso che le educatrici, e gli adulti in generale, vogliano dar nozioni ai bambini di ciò che è quel frutto, quel legno: del suo nome, della sua funzione, del suo uso più comune, della sua origine, fino ad arrivare a vere e proprie ricette sull'utilizzo.

Detto tra noi

Non vi preoccupate di raggiungere questi obiettivi i bambini lo scopriranno nel tempo di cosa si tratta. Spesso lo sanno già, hanno già visto e assaggiato quel frutto e notato quella conchiglia nel contenitore sul tavolo in casa della nonna o al mare.
Sostenere una persona in divenire non significa insegnare, avere obiettivi, ma stare in ascolto, starle vicino, coltivare la sua ricerca ed averne cura creando contesti “saporosi”, responsivi e ricettivi.
Nel pensare e creare contesti di gioco che daranno vita alle esperienze, noi adulti, abbiamo il dovere di fare un passo indietro dall'adultocentrismo e metterci in osservazione, scrutando, con orecchi e occhi ciò che il bambino piccolo ci sta chiedendo veramente. Una richiesta di conoscenza autentica, quella dei sensi, dei progetti, delle costruzioni e decostruzioni, dei tentativi delle prove e degli errori, quella delle proprie ipotesi, delle scoperte con codici sensoriali e corporei in crescita. Il bambino pensa e conosce tramite il proprio corpo. E ancora, l'esperienza laboratoriale se organizzata adeguatamente diviene fonte di relazioni, imitazioni, scaffolding emotivo e cognitivo.

Quindi? Come strutturare una esperienza con i materiali naturali?

Creiamo un contesto bello, colorato, ricco, pieno di stimoli e di possibilità. E noi rimaniamo in silenzio di fronte al loro armeggiare, rilanciamo ciò che nasce dal gioco e promuoviamo relazioni.
Diamo tempo, tempo tempo e tempo al loro fare: un fare cogitante.
I materiali proposti devono essere selezionati da noi, a seconda dell'età dei bambini, sicuri ma anche interessanti nella loro esteticità, devono comunicare storie di tatto, di profumo e di passaggi.

Quali materiali?

Proviamo con le verdure spesso proposte nei nidi perché sicure nella possibilità di esplorazione con forme, colori e consistenze uniche e meravigliose.
Queste dovranno essere presentate stimolando lo curiosità, nel miglior modo possibile. Può esserci da parte nostra un pensiero narrativo che diviene il filo rosso del laboratorio trasformandolo in una proposta unica, curata, pensata, ordinata e non caotica. Possiamo provare ad esempio a presentare tutte verdure grandi, tutte verdi o di vari colori suddivise in ceste, tutte in foglia oppure tutte tondeggianti, o ancora di varie forme e colori che raccontano l'orto visto in un libro o dal vicino di casa.

Altro?

Pensiamo e proponiamo accanto al materiale strumenti per conoscerlo meglio, inusuali, divergenti e che aiutino nella scoperta sensoriale. Sbizzarriamoci nella nostra creatività.
Gli strumenti devono avere in sé la magia del racconto, dell'impertinenza, dare ai bambini nuove visioni, nuovi occhiali su un mondo da scoprire. Questi possono essere fonendoscopi per ascoltare il racconto silenzioso del pomodoro e scoprire che anche lui suona, lenti d'ingrandimento per vederci meglio proprio come fa il lupo di Cappuccetto Rosso e ancora torce che scaldano e illuminano i particolari che interessano di più, cornici che possano rivelare i dettagli più interessanti, grattuge e spremiagrumi per sentire profumi e trasformarne la consistenza.

“Facciamo finta di”: ritornare all'incanto bambino

“È viola fuori e lucida, e se la tocchi è liscia, con un cappello verde un po' pungente (sembrano quasi spine). Se la guardi da lontano assomiglia al viso di un bambino, tondo tondo. Non ha odori, forse se annusi bene può sembrare che profumi di erba. Bianca e molliccia dentro riesci ad aprirla con un aiuto e coordinando bene il movimento della mano e delle dita. Se batti, schiacci e premi il suo interno diviene sempre più molle.
Se la illumini sembra uno specchio. Se la ascolti davvero sembra di sentire il vento come con le conchiglie di nonna sul tavolo.
La puoi lanciare come una palla verso un altro bambino che però la deve rilanciare in uno scambio di turni. Se strusci la buccia su un foglio con un ampio e forte movimento del braccio puoi lasciar traccia. È possibile anche far finta di cucinarla così come fa mamma a casa e servirla ai compagni”
Al nido la chiamiamo Menzana, Anzan, Melanzana, Zana, e a casa?

Per saperne di più

Consigli per la lettura al nido e in famiglia: le verdure negli albi illustrati.
La Carota Gigante di Satoe Tone (2013), ed. Kite.
Il Signor Formica di Panero, Gambaro (2009), ed. Artebambini.
Il Brucoverde di Vanetti, Mantegazza (1977), ed.Coccinella (in rima).
La Rapa Gigante di Tolstoj, ed varie (fiaba).

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