"Mio figlio a colazione non mangia, che fare?"

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"Mio figlio a colazione non mangia, che fare?"

Perché molti bambini non mangiano a colazione? Proviamo a tralasciare per un attimo la questione del pasto e a spostare l'attenzione sul momento del risveglio: le ore dormite, i brutti sogni... Di Lorenzo Franchi, Alessia Marcassa  
BAMBINI COLAZIONE

La colazione è un momento molto importante non solo perché è il primo pasto della giornata ma anche perché è il momento immediatamente successivo al risveglio. Per questo può essere interessante per i genitori esplorare come il bimbo ha trascorso la notte, se ci sono stati molti risvegli o se ha fatto dei brutti sogni. I piccoli, specialmente nella fascia 0-3 anni, necessitano di un certo numero di ore dormite ogni notte e, se il sonno è disturbato da pensieri o da brutti sogni, è più facile che i bambini si possano svegliare nervosi o irritati.

"Hai dormito bene?"

Se questo succede è importante parlare di quello che accade durante la notte perché il bambino sentirà di avere con sé i genitori anche mentre dorme e questo li può rassicurare molto. Parlare di ciò che capita durante il sonno può anche allontanare o alleviare la paura del buio che molti bimbi sviluppano nel momento in cui, per esempio, vengono allontanati dalla camera matrimoniale e vengono messi in una stanza da soli.

Tutti questi fattori possono avere delle ripercussioni al risveglio e quindi anche giustificare i rifiuti che i bambini possono manifestare rispetto al cibo. In generale ogni “No” che i bambini dicono al cibo può essere un “No” che nasconde altri significati.

Un rifiuto del cibo che segnala altre difficoltà 

Già dal periodo 0-3 anni per migliorare questi atteggiamenti oppositivi può diventare una bella abitudine chiedergli di raccontarci come hanno dormito, in modo tale che si possa comprendere meglio lo stato d’animo con cui affrontano l’inizio della giornata e in linea più generale aiutarli a comunicare i loro stati d’animo. Questa apertura aiuterà inoltre i genitori a comprendere come il bambino affronta i compiti evolutivi che aspettano il bambino fuori da casa. Possono infatti esserci dei bimbi che fanno fatica ad affrontare le attività quotidiane, vivendo l’asilo o la scuola come un momento di agitazione, in cui devono mettere in campo delle risorse personali che fanno fatica a credere di possedere. Oltre a ciò dovranno affrontare il momento della separazione dalla figure di accudimento che per molti bimbi è fonte di angoscia suscitando sentimenti di solitudine e abbandono.

Rassicurare e affrontare insieme le paure

Queste angosce che i bambini fanno fatica ad esprimere possono creare dei blocchi e farli risultare nervosi e scontrosi senza apparenti motivi arrivando anche a rifiutare il cibo. Solo se i genitori dimostreranno di credere nelle capacità dei propri figli allora si germoglieranno in loro le sicurezze necessarie per affrontare la giornata da soli, con la consapevolezza di non essere abbandonati a sé stessi o rifiutati dagli altri la vita appare una una bella avventura cui partecipare con gioia.

Fino dai primi anni di vita sarà importante che i sentimenti più foschi siano accolti dal genitore fornendo ascolto e supporto: rassicurare i bambini sul fatto che le paure si possano affrontare insieme li renderà più capaci di credere nelle loro risorse personali e questo susciterà in loro sicurezza e tranquillità che si ripercuoterà anche nell’accettazione del cibo. Il cibo infatti diventerà non solo una semplice abitudine quotidiana ma come una cura e un'attenzione al loro benessere che la famiglia gli riserva, un vero e proprio concentrato di attenzioni che gli permettano di rendere al massimo nel corso della loro giornata.

Se questi nodi vengono sciolti il bambino si sentirà capito e accolto e il rifiuto verso il cibo, che cela il rifiuto al genitore, alla situazione angosciante, alla scuola, al fratellino appena arrivato, potrà trasformarsi in apertura e accettazione di ciò che il genitore deciderà di proporre a colazione.

Gli autori ricordano che qui sono dati consigli generali; per una consulenza personalizzata è sempre opportuno rivolgersi direttamente ad uno specialista).

Alessia Marcassa, Psicologa, Centro CPF – FIDA Torino
Lorenzo Franchi, Psicologo-Psicoterapeuta, Dedalo FIDA Firenze

 

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