Per la Giornata Mondiale della Lingua madre

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [9AJ5GKU9] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [UAUU8S5X] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [4UECFI2H] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Il 21 febbraio si celebra la Giornata Mondiale della Lingua madre. Può essere l’occasione per conoscere le biografie linguistiche dei bambini e presentare la ricchezza della diversità linguistica. 

Dal sito dell'UNESCO

La lingua conta!

Il 21 febbraio si celebra la giornata mondiale della lingua madre. L’edizione 2015 è la sedicesima da quando l’Unesco decise di dedicare questo giorno alle lingue degli affetti e al legame profondo che esiste tra le comunità, le persone e i loro idiomi materni. Il giorno venne scelto perché in quella stessa data nel 1952 furono uccisi quattro studenti del Bangla Desh che manifestavano contro l’imposizione della lingua urdu da parte dei dominatori.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno sottolinea il nesso profondo che esiste tra le biografie linguistiche di ogni bambino e ragazzo e la riuscita scolastica ed è infatti: “L’inclusione nell’educazione e attraverso l’educazione. La lingua conta”. 

Parlare una lingua significa “portare” ed esprimere la cultura che essa veicola.
Attraverso i primi contatti comunicativi con l’ambiente che lo circonda, il parlante non acquisisce soltanto, con la madrelingua, uno strumento di espressione, ma anche le regole e le rappresentazioni condivise, i significati e il suo posto nel mondo. Interiorizza una logica e un ordine concettuale che lo struttura e lo modella. Costruisce giorno dopo giorno la sua identità anche attraverso quella lingua.

Il legame tra la lingua materna e la costruzione dell’identità è intricato e inscindibile. Le parole del codice originario, della lingua degli affetti, strutturano il sé bambino e costituiscono una sorta di pelle degli individui. La lingua materna non è infatti un vestito da togliere e abbandonare in un canto per indossarne uno più adatto, ma un involucro protettivo ed essenziale che ci definisce e ci plasma. Tullio De Mauro scrive: “La lingua materna in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali”.

La mia lingua è la mia casa

La madrelingua nutre dunque i nostri pensieri e rappresenta la nostra genealogia, i legami di filiazione più profondi e ancestrali. Pensare in un’altra lingua significa ri-pensare il mondo e costruire altri legami, questa volta di affiliazione.
Ma che cosa succede ai bambini della migrazione?
Come è successo in altri Paesi, anche in Italia le scuole ora accolgono numerosi alunni la cui lingua madre non è l’italiano e che sviluppano nel tempo una condizione di bi o plurilinguismo. Condizione che non sempre viene giudicata positivamente. Ancora oggi infatti alcuni tendono erroneamente a pensare che nella testa di un bambino ci sia posto per una sola lingua - o perlomeno per una lingua alla volta - e che la madrelingua debba essere rimossa o estirpata per poter apprendere con efficacia l’italiano.

    

Quando gli alunni non (ancora) italofoni arrivano a scuola, la loro lingua improvvisamente scompare, è assente dai luoghi pubblici e dell’incontro e spesso viene chiesto loro di dimenticarla e metterla da parte per accogliere le nuove parole. Alcune lingue materne sono perlomeno evocate, denominate, riconosciute; altre sono del tutto ignorate e appaiono strane, lontane, dalle forme e scritture “bizzarre”. Quando la madrelingua diviene muta, clandestina, marginale, i bambini figli di immigrati vivono una frattura rispetto alla loro storia precedente, una situazione di perdita e regressione, dal momento che il messaggio che viene loro inviato è che “se non sai l’italiano, non sai, in generale”.

Il bilinguismo dei bambini e dei ragazzi che hanno una storia di migrazione possiede dunque tante valenze e tanti destini: ricchezza e molteplicità, ma anche smarrimento e perdita. Saranno le vicissitudini individuali, le scelte famigliari e le condizioni dell’accoglienza a decidere quanto i meccanismi difensivi saranno in grado di garantire un bilancio più o meno vantaggioso tra ciò che si acquisisce e ciò che si esclude.

La lingua madre non si nasconde

A proposito della situazione di bi o plurilinguismo delle nostre scuole e classi, è importante allora diffondere alcune consapevolezze, attenzioni linguistiche e pedagogiche e buone pratiche.
Tra queste:

  • la necessità di conoscere la situazione linguistica di tutti i bambini;
  • la capacità di individuare i bisogni di comunicazione in italiano, ma anche di rilevare e riconoscere, per quanto possibile, le competenze nella madrelingua;
  • la consapevolezza che la conoscenza della lingua materna (qualunque essa sia; codice orale e/o scritto) è un arricchimento e una chance e non un ostacolo all’apprendimento della seconda lingua;
  • la necessità di sostenere e rassicurare i genitori immigrati nell’uso della lingua materna con i loro figli;
  • la visibilità simbolica delle lingue d’origine degli alunni negli spazi della scuola, attraverso messaggi, scritte, cartelloni, libri bilingui;
  • l’organizzazione negli spazi della scuola in orario extrascolastico di laboratori per la conoscenza delle lingue d’origine diffuse sul territorio;
  • la valorizzazione della diversità linguistica per tutti, attraverso i momenti del confronto metalinguistico, della narrazione, dell’insegnamento di altre lingue in orario scolastico o extrascolastico. 

Il bambino è fatto di cento lingue

La lingua madre è uno dei frammenti che compongono la pluralità e la singolarità di ogni bambino il quale, come scrive Loris Malaguzzi nella poesia che segue, “è fatto di cento lingue”.

Il bambino è fatto di cento

Il bambino ha cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare.

Cento, sempre cento
modi di ascoltare
di stupire, di amare
cento allegrie
per cantare e per capire.
Cento mondi
da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.

Il bambino ha cento lingue
e poi cento cento cento
ma gliene rubano
novantanove.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
e di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo
che già c’è
e di cento
gliene rubano
novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi

Per saperne di più

  • A Pavia, le scuole sono invitate dalla cooperativa "La mongolfiera" a partecipare al secondo concorso “Giornata Internazionale della Lingua Madre”. Gli studenti devono preparare e poi proporre al pubblico e alla giuria una lettura nella loro lingua madre, ad esempio una poesia, un breve racconto, una canzone. Il testo va poi spiegato in italiano o tradotto. Gli studenti potranno leggere o potranno accompagnare la lettura con foto o video da proiettare, musica. Per dettagli, fai clic sull'immagine.

  • "La Vita Scolastica" ha preparato un inserto speciale: Una lingua, tante lingue, a  cura di Gilberto Bettinelli. Facendo clic sull'immagine, puoi leggerne un estratto.

  • Segnalo la lettera Crescere con due lingue, preparata da insegnanti ed educatrici di Torino, con i disegni e i pensieri dei bambini della scuola comunale dell'infanzia Chagall. La lettera è disponibile in 6 lingue: arabo, cinese, romeno, inglese, francese, spagnolo e sarà a breve caricata sul sito: www.comune.torino.it/centromultimediale. Fai clic sull'immagine per leggerla in anteprima.

      

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola