È l’ora della cittadinanza

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Raccolta firme e proposta di legge per l'educazione alla cittadinanza come disciplina autonoma: abbiamo intervistato Luciano Corradini, pedagogista da sempre impegnato a promuovere la cultura costituzionale. Di Silvana Loiero

Costituzione

L’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), facendo propria un'iniziativa del Comune di Firenze, ha promosso la raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare finalizzata a far introdurre l’educazione alla cittadinanza come disciplina autonoma nelle scuole di ogni ordine e grado.

Abbiamo chiesto a Luciano Corradini, pedagogista da sempre impegnato a promuovere nella scuola l’educazione civica e la cultura costituzionale, di esprimere la propria opinione e di chiarirci le idee in merito ai contenuti della proposta di legge.

Professore, che cosa ne pensa dell’iniziativa promossa dal sindaco Nardella di Firenze, e fatta propria dall'ANCI, sull'introduzione dell'educazione alla cittadinanza nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado?

A mio avviso è un'occasione da non perdere. L'iniziativa, nonostante alcuni limiti, nasce da una riflessione attenta ai problemi culturali e sociali della nostra società e in particolare a certi comportamenti giovanili, segnala i limiti e le incoerenze dell'attuale normativa, presenta caratteri di trasversalità, sia sul piano politico sia sul piano culturale. Non merita né ulteriori indugi né dispute verbose, né frettolose conclusioni affidate a decreti legge. Perciò i "cittadini praticanti" dovrebbero impegnarsi a informarsi e a firmare entro i sei mesi previsti, per mettere Parlamento e Governo di fronte alle loro responsabilità.

Le diverse scuole hanno già Indicazioni Nazionali e Linee Guida. Tutti i documenti programmatici dovranno essere modificati? Come si procederà?

Gli autori della proposta di legge non si nascondono la complessità dell'operazione e, per questo motivo, prevedono saggiamente un “dialogo” tra il Parlamento e gli organi tecnici del MIUR. L’art. 3 della proposta di legge prevede infatti l’istituzione presso il MIUR di una commissione ad hoc, che dovrà sentire il comitato scientifico per le Indicazioni nazionali e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Questa commissione dovrà elaborare, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, gli obiettivi specifici di apprendimento per i diversi cicli di istruzione, e provvedere alla corretta collocazione dell'insegnamento in seno ai curricula e ai piani di studio dei diversi cicli di istruzione.

Il termine "cittadinanza" è molto ampio. Che cosa intende la proposta di legge con questa parola?

Si prevede non soltanto lo studio della Costituzione, che dovrebbe essere il criterio guida e il "lessico familiare" di tutto il curricolo della scuola della Repubblica. La proposta di legge popolare cita la conoscenza delle istituzioni dello Stato italiano e dell'Unione Europea, dei diritti umani, di alcuni elementi fondamentali del diritto e del diritto del lavoro e tematiche di educazione civica. Si parla inoltre di educazione digitale, ambientale e alla legalità. Si aggiunge poi ciò che dovrebbe essere implicito nei temi già indicati, e cioè i fondamentali principi e valori della società democratica, come i diritti e i doveri, la libertà e i suoi limiti, il senso civico, la giustizia. Penso che si dovrà distinguere fra conoscenze, atteggiamenti e comportamenti, in relazione alle diverse età dei ragazzi e all'intreccio fra discipline esistenti, contenuti nuovi da introdurre o da evidenziare meglio e iniziative di cittadinanza attiva, da concordarsi fra tutti i docenti.

Come saranno organizzati i quadri orario delle varie scuole?

Per l’educazione alla cittadinanza si prevede un monte ore annuale non inferiore alle 33 ore. La commissione istituita presso il MIUR dovrà scegliere se aggiungere un'ora all’orario curricolare, oppure ricavare un’ora nell'ambito dei quadri orari esistenti (nelle ore di italiano, storia, filosofia, diritto).

A quali insegnanti sarà affidato l’insegnamento?

L’art. 4 della proposta prevede che l'insegnamento venga affidato ai docenti abilitati nelle classi di concorso di italiano, storia, filosofia, diritto, economia. Sono comunque previsti percorsi di formazione dei docenti e anche azioni di sensibilizzazione sull'educazione digitale. Il termine è forse troppo sfumato. Occorrerebbe utilizzare pienamente l'autonomia scolastica, per valorizzare al meglio le competenze e gli interessi dei singoli docenti.

Allora… andiamo a firmare?

Sì, andiamo… Servono 50.000 firme. Ma se si prende coscienza della posta in gioco, potrebbero essere anche più di un milione. Non è un referendum pro o contro un personaggio o un partito politico, ma si tratta di impegnare lo Stato a dare ai ragazzi un nutrimento sano, il meglio che ci abbiano consegnato i nostri bisnonni dopo il disastro della guerra.

Illustrazione di Paolo Bernacca

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