Maleducazione? No, grazie

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"Buona giornata, bambini”; “Arrivederci, maestra…”. Coltivare la gentilezza e il rispetto in classe è possibile. Anzi è doveroso, per arginare la maleducazione dilagante. In esclusiva per i lettori, l'editoriale che apre "La Vita Scolastica" di settembre 2014.

Gentilezza

L'educazione, oltre che di curriculum e di discipline, è fatta anche di tante altre cose. Spesso piccole, persino piccolissime. Come darsi il buongiorno, a esempio. Ecco una roba antiquata, dirà qualche lettore. E come dargli torto? Le orecchie rintronano ancora per i toni sguaiati dell’ultima campagna elettorale memorabile – probabilmente – solo per aver superato la soglia della decenza verbale. Sì, forse la “buona educazione” è passata di moda.

Nessuno si stupisce più se, parlando tra loro, adulti o adolescenti intercalano la più diffusa parola oscena, quella che fino a qualche anno fa era vietata in televisione… Nessuno si irrigidisce se, entrando in un negozio, il commesso che non hai mai visto e conosciuto ti si rivolge con il tu, e quando esci ti dice un "ciao" che un tempo veniva riservato agli amici stretti… Forme, si dirà, solo apparenza: il tu è un anglismo; le espressioni oscene sono gergo giovanilistico; il "ciao" è una parola entrata in molte lingue…

C’è da preoccuparsi? Io penso che la scuola se ne debba preoccupare: o almeno che se ne debba occupare. L’uso precocissimo dei social network, dove la libertà del web consente o illude di essere svincolati dalle regole tradizionali, dà spesso la stura a un’aggressività verbale illimitata e impunita. Anche un po’ vile, peraltro: “Ma chi è questa cretina?” ha scritto su facebook una blogger in disaccordo con un mio ragionamento sulle prove Invalsi (ovviamente del tutto opinabile, per carità!). Ma forse non si sarebbe espressa allo stesso modo se fossimo state l’una di fronte all’altra, che so, in un convegno, o in una scuola. Un cretino via web scorre via, e fa da richiamo ad altri cretini, in un crescendo di epiteti, in una gara a chi la spara più grossa.

Certo, se ci si abituasse ogni giorno in classe a discutere, a chiedere la parola, ad argomentare per esporre e non imporre la propria opinione, forse verrebbe più naturale rivolgersi all’altro con rispetto, anche quando lo schermo attenua le responsabilità. “Oltre a essere sempre più agitati, sono anche più maleducati”, mi dice sconsolata la maestra Marta. “Ogni nuova prima classe, si peggiora. O forse sono io che invecchio, e sopporto meno”.

Ecco: impariamo a non sopportare la maleducazione. Se le famiglie non intervengono, se anzi si mostrano insensibili o addirittura sono il brodo di coltura del linguaggio volgare (basta andare in un centro commerciale qualunque e ascoltare come troppi genitori si rivolgono ai figli…), che sia la scuola un baluardo, a costo di sembrare vecchia e fuori moda. Non è mica vero che scuola e famiglia debbano andare sempre d’accordo.

“Buona giornata, bambini”; “Arrivederci, maestra…”. Cominciamo da queste formule ”vecchie” che però fanno stare bene. Ma non ci si saluta più, ormai, entrando in ascensore, in uno scompartimento di treno, in un ristorante… Appunto, ricominciamo a farlo a scuola, ogni giorno, con ostinazione.

E allora, buon anno a tutti i lettori de ”La Vita Scolastica”. Che sia un anno “beneducato”. 

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Commenti

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    margherita.martini

    22:2, 1 Settembre 2014
    sono d'accordo su tutto...è bello non sentirsi soli in certe riflessioni...Grazie Margherita
  • avatar

    Redazione Giunti Scuola

    12:34, 29 Agosto 2014
    Grazie Alessandra, la sua lettera mi rallegra. E non immagina quante manifestazioni positive ho già avuto! Così tante che mi inducono a riflettere se davvero ciascuno di noi non debba, in quanto educatore, sentirsi in prima fila: e cominciare a dare il saluto, e incaponirsi a ridarlo, e ancora e ancora... Il rispetto, ha ragione lei, è fatto anche di piccoli gesti simbolici. E il ricorso all'insulto per farsi le proprie ragioni, tanto più quando non si e' in torto, e' uno strumento provocatorio e umilia chi se ne serve. Grazie dei suoi pensieri. Carla Ida Salviati
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    Alessandr@

    8:22, 29 Agosto 2014
    Gentile Direttrice, condivido le sue riflessioni e sono convinta che il nostro comportamento influenzi quello altrui. Ogni mattina passo davanti all'edicola del nonno di un mio alunno; per anni ho detto "buongiorno" senza ricevere risposta ma, con mia grande soddisfazione lo scorso anno ho notato che appena mi vede attendere il verde al semaforo, sfodera il suo miglior sorriso e mi accoglie con un caloroso saluto!
    Anche sui social network avevo fatto il suo stesso ragionamento quest'estate quando leggevo i commenti di alcuni genitori sull'organizzazione di un campus all'estero a cui ha partecipato mia figlia. Davvero avrebbero detto quelle cose davanti ad un impiegato di un'agenzia di viaggi? E' vero l'organizzazione non è stata impeccabile ma non tale da giustificare gli insulti.
    Come faccio per gli articoli innteressanti che trovo sulla rivista, conserverò anche il suo editoriale perchè esprime con parole precise il mio pensiero. Grazie Direttrice