Partire dall’esperienza: la pianta dell’aula

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [FB3EC7CF] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [Y99R87CB] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [9FYH7H4W] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)

Proviamo a procedere in senso inverso, anteponendo “i piedi alle matite”. Prima la pratica di osservazione e i percorsi concreti, poi la costruzione con gli alunni di un plastico fedele della classe. Di M. Concetta Messina.

concetta messina pianta aula 2

Con pochissimi giorni di supplenza alle spalle, appena ventenne superai il concorso e divenni un’insegnante di ruolo nella scuola elementare.
Di quegli studi lontani, conservo vivo il ricordo di un principio che tornava ricorsivamente come un mantra in ogni testo di pedagogia contemporanea e dava sostanza ai discorsi di didattica: a scuola il motore degli apprendimenti deve essere l’esperienza del bambino.

Con gli anni ho avuto la triste conferma che il principio, seppur possa sembrare per alcuni versi persino ovvio, non sia né di facile né di scontata applicazione e costituisca a scuola una sfida ancora aperta.
Va da sé che non tutto si può apprendere attraverso l’esperienza. Non sarebbe possibile in aula abbattere distanze geografiche e temporali, se il nostro unico vettore fossero i sensi, il vissuto, la pratica. Non si potrebbe parlare con i bambini di dinosauri, di baobab, di treni a vapore, e bisognerebbe attendere l’ingresso in uno zoo prima di descrivere giraffe e scimmie africane. In un’epoca, tra l’altro, in cui i bambini sono immersi in immagini e video sin dalla nascita e sentono e vedono cose anche molto lontane dal loro quotidiano.

Mappe e piante immaginarie

Eppure anche quando a scuola si potrebbe attingere all’esperienza degli alunni, soprattutto i primi anni, si ricorre piuttosto ad altri espedienti.
Prendiamo ad esempio i concetti di pianta geografica e di orientamento.
Spesso sui quaderni degli alunni si osserva un grande numero di fotocopie che riportano, oltre ad oggetti visti dall’alto da riconoscere, piantine di aule scolastiche, di ambienti domestici, mappe di quartieri e di città. In questi luoghi immaginari e preconfezionati agli alunni è richiesto di eseguire dei tragitti virtuali.
E l’argomento viene così, presto liquidato.

Prima i piedi poi le matite

Proviamo perciò piuttosto a procedere in senso inverso, anteponendo “i piedi alle matite”. Dopo aver fatto pratica di osservazione di oggetti veri da tutte le prospettive, costruiamo con gli alunni un plastico fedele della propria classe.
In questo caso le scrupolose maestre hanno riportato persino i colori dei banchi e del pavimento.
Lo strumento in tridimensione costituirà il primo passo verso la successiva rappresentazione della pianta dell’aula.

  

La pianta, riportata sui quaderni e su un cartellone, non sarà solo un punto di arrivo ma uno strumento di lavoro costante. I bambini saranno invitati a disporre il cartellone per terra e ad orientarlo nel giusto modo aiutandosi con il riconoscimento degli arredi.
Verranno eseguiti percorsi concreti in aula poi riportati sulla pianta e viceversa; saranno gli stessi alunni a dare le indicazioni per direzioni e mete.

Si passerà quindi alla riproduzione della pianta della scuola o del quartiere, nelle quali si potrà continuare a fare tragitti via via più complessi e ad orientarsi con crescente disinvoltura.
Solo a questo punto il ricorso alle fotocopie dei sussidi e alle mappe dei libri può essere d’aiuto per rinforzare i concetti appresi e per salire ad un livello di astrazione e di generalizzazione maggiore.

Solo alla fine del percorso, non all’inizio.

  

 

È indubbio che lavorare in questo modo sia più faticoso e più lungo. Ci dobbiamo armare di pazienza per guidare tutti a padroneggiare gradualmente gli spazi vissuti e a sapersi muovere e districare in quelli nuovi.
Ma in questo caso, come in tantissimi altri a scuola, il ricorso all’esperienza diretta è la sola strada affinché i concetti siano interiorizzati e assunti come nuovi abiti mentali. 

 

Per saperne di più 

Maria Concetta Messina ti aspetta a Brindisi l'8 marzo con il corso di formazione "Saper scrivere: la didattica d'aula come risorsa"

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola