"Senti come legge...": l'ammirazione reciproca tra i bambini

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"Senti come legge...": l'ammirazione reciproca tra i bambini

Un applauso al compagno e l'emulazione che non lascia spazio all'invidia. Di M. Concetta Messina

concetta messina gruppo classe applauso

In una classe seconda qualche giorno fa ho assistito ad un episodio che  a mio avviso merita non poca attenzione. Dopo aver scambiato una breve conversazione con i bambini ed averne  ammirato i  disegni, in procinto di andar via sono stata bloccata sulla porta dalla maestra:- Senta preside, dobbiamo farle ascoltare come legge Matthew! (colpita e affondata: sanno dove ferire, i “miei” insegnanti). Matthew non se l’è fatto ripetere due volte e ha iniziato a leggere speditamente e con un’intonazione “invidiabile”. L’aggettivo però è piuttosto inadeguato  perché a lettura terminata, qua sta il bello, prima che  potessi anche solo balbettare un esordio di encomio, la classe è esplosa  in un applauso spontaneo e prolungato. Seguito, ovviamente, da una valanga di richieste di ascolto  da parte degli altri, ognuno a reclamare la propria legittima dose di notorietà. Nessuna invidia quindi, verso Matthew, solo una sana e giusta emulazione.

Non solo crucci e pene

Al termine delle mie lezioni mensili di didattica, spesso qualche insegnante mi aspetta per espormi dei crucci e chiedermi consiglio circa le difficoltà degli alunni più deboli: cerchiamo così, assieme, di trovare strategie e soluzioni fattibili. E’ raro che qualcuno mi fermi però per dirmi quante cose i bambini stiano imparando o quanto siano bravi a… credo che invece in parte il nostro ruolo sia quello di sforzarci di vedere il positivo, anche quando sembra un’impresa titanica, esaltando le personali qualità di ciascuno e ogni progresso si realizzi in classe.

Oggi si parla tanto di motivazione  focalizzando l’attenzione  sulle metodologie e sugli strumenti didattici che rendono più attraenti e “appetibili” gli apprendimenti scolastici  ma ho trovato che nella pratica quotidiana  gli espedienti più efficaci per coinvolgere gli alunni e spingerli a migliorare, siano  quelli di  manifestare entusiasmo per i loro risultati, seppur minimi, e stimolare e favorire tra loro l’ammirazione reciproca. Aggiungo che la gratificazione più concreta ed immediata è quella verbale accompagnata da un’espressione felice  del viso, piuttosto che con voti sul quaderno, punteggi o distintivi vari.

Nessuna invidia nella comunità

Che la strategia sia vincente è a dircelo anche una maestra pedagogista degli anni ‘40, Nerina Oddi Azzanesi, che conobbi qualche anno fa  attraverso i suoi scritti. Nel raccontare l’esperienza didattica nella propria classe, allora tutta al femminile, appuntava :“Nessuna invidia nella comunità; poiché si può emergere solo che si voglia, poiché ogni più piccola conquista è seguita da molte lodi ed ogni tentativo è incoraggiato. [] Abolite le votazioni scritte, ogni bambina ha limpidissima la coscienza del proprio valore. [] Se viene un visitatore, tutte lo conducono da Vanda, affinché ne ammiri l’impeccabile calligrafia, sollecitano da Silvana i bei quaderni illustrati, tirano fuori dal banco Valeria, che ha il più bel segretario della classe (era il quaderno personale che custodiva i “segreti” di ognuna) ma non vuol mai mostrarlo, perché è convinta, dall’approvazione entusiastica che tutti le dimostrano dopo averlo letto, che qualcuno finirà per portarglielo via.”

Prendiamo esempio dai grandi maestri di un tempo e sdoganiamo da domani ogni tributo di lode!

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