Giorno del Ricordo, il materiale del Miur sulla storia di Fiume

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [V7U4GDBU] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [3RZ891CA] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [T5DDJVKZ] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Giorno del Ricordo, il materiale del Miur sulla storia di Fiume

Il Ministero come ogni anno ha promosso un concorso dedicato alla scuola primaria. Per l'edizione 2018-19 si è concentrato sul tema delle tradizioni degli italiani dell'Istria

giorno del ricordo 2019

Il 10 febbraio ricorre il Giorno del Ricordo, ovvero l’occasione in cui vengono ricordate le vittime delle foibe oltre che gli esuli degli istriani, dei fiumani e dei dalmati di origini italiane tra il 1943 e il 1945, in seguito alle azioni decise dall’allora Jugoslavia. Dal 2009 ogni anno il Miur organizza un concorso nazionale in collaborazione con le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati per portare nelle scuole, tra cui la primaria, la conoscenza di questi tragici episodi. “Fiume e l’Adriatico orientale: identità, culture, autonomia e nuovi confini nel panorama europeo alla fine della Prima guerra mondiale” è il tema del bando di quest’anno, scaduto lo scorso 11 gennaio.

Per la scuola primaria era prevista una sezione specifica, intitolata “tradizioni popolari italiane, storia e ambiente a Fiume e nell’Adriatico orientale”. Le premiazioni si terranno in occasione del IX Seminario nazionale “Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola”, da programmare nel corso del 2019.

Maggiori informazioni su http://www.scuolaeconfineorientale.it e sul sito web del Miur

La storia di Fiume

Il Ministero, all’interno del bando di concorso, ha fornito un testo a disposizione dei docenti per raccontare in classe la storia di Fiume, città che oggi si trova nel territorio della Croazia con il nome di Rijeka (fiume in lingua croata).

Qui di seguito il testo ripreso dal bando stesso.

La città di Fiume, posta nel golfo del Quarnero, è stata fondata dagli Illiri e dal 60 A.C. colonia romana con il nome di Liburnia, posta poco oltre il confine di quella che diventerà la X Regio a difesa delle incursioni provenienti dalla Panonnia e dal Norico. Nel medioevo passa sotto il controllo dei Franchi e quindi del vescovo di Pola dall’XI secolo dandosi propri statuti di diritto romano. Città di traffici e commerci con mercanti provenienti anche dalla penisola italiana, passa prima sotto la corona ungherese e dal 1471 sotto il Ducato di Carniola e successivamente sotto l’Austria inferiore degli Asburgo. Dal 1719 la città gode della patente di Porto Franco che favorisce ulteriore sviluppo mercantile e una interessante immigrazione di imprenditori e artigiani provenienti dall’Impero e dagli Stati italiani.

Nel 1776 la sovrana Maria Teresa cede la città al regno d’Ungheria che tre anni più tardi divide dall’amministrazione croata elevandola a Corpus Separatum della Corona di Santo Stefano, ovvero dotata di particolare autonomia amministrativa con l’autogoverno della città e del territorio circostante. Dopo la rivoluzione nazionale ungherese del 1848, la città è sottoposta all’amministrazione croata fino al 1867 quando ottiene nuovamente la condizione di Corpus Separatum. Gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento, pur a fronte di un crescente contrasto nazionale tra le aspirazioni croate di riottenere la città e quelle autonomiste della componente italiana, si assiste a una crescita esponenziale dei comparti marittimi e industriali. Cresce pure la popolazione per emigrazione attratta dalle opportunità di lavoro. Nel censimento del 1910, il 49% della popolazione si dichiara di lingua italiana, il 26% croata e il rimanente di altre lingue, compresa la componente ungherese. Sui quasi 50 mila abitanti, ben 16 mila erano cittadini del regno d’Italia lì trasferiti per lavoro. La lingua italiana era comunemente praticata negli atti pubblici e nelle relazioni personali come attestano documenti della metà del XV secolo. La parlata locale era il dialetto romanzo “fiumano” una variante del cosiddetto “veneto de mar”.

Nel Patto di Londra che sanciva l’entrata in guerra dell’Italia (1915), Fiume non è tra le terre adriatiche rivendicate in quanto appartenente al regno d’Ungheria ma il problema si pone alla fine del conflitto, quando più forte è richiesta jugoslava di annessione mentre il Consiglio nazionale italiano il 30 ottobre 1918 emana un proclama con cui chiede l’annessione di Fiume al regno d’Italia basandosi sul principio di autodeterminazione dei popoli propugnato dal presidente statunitense Wilson. La città viene occupata nel frattempo da contingenti militari serbi e poi di interalleati dell’Intesa, compresa l’Italia, in attesa di una definizione dei confini. Nel luglio 1919 scoppiano dei gravi incidenti tra la popolazione e il contingente interalleato e davanti all’eccessiva prudenza dell’Italia, a Fiume si forma una corrente irredentista e patriottica capeggiata da Antonio Grossich, il quale presiede il Consiglio nazionale italiano, che chiede a Gabriele D’Annunzio di intervenire direttamente a salvaguardia della città. Il poeta-soldato, a capo di una forza irregolare costituita da oltre duemila volontari arriva in città chiedendo che il governo italiano dichiari la sua annessione (12 settembre 1919). Non avendo ricevuto risposta, D’Annunzio dopo aver rifiutato una proposta del governo italiano avanzata tramite il generale Badoglio nel dicembre 1919 nota col nome di modus vivendi, dà vita nell’agosto 1920 alla Reggenza del Carnaro, un piccolo Stato indipendente, che si darà pure una costituzione (la Carta del Carnaro), riconosciuto internazionalmente soltanto dalla Russia rivoluzionaria di Lenin.

Fiume vive in quegli anni una fase politica agitatissima ma anche di grande fermento culturale per le novità rivoluzionarie introdotte da D’Annunzio che attrae intellettuali ed artisti di grande fama, ma le decisioni sulla sua sorte sono prese con il Trattato di Rapallo (12 novembre 1920), tra Italia e Jugoslavia, quando sono fissati i nuovi confini tra i due Stati. Era stata decisa la costituzione dello Stato libero di Fiume, previo allontanamento di D’Annunzio che avviene nel Natale 1920, quando esercito e marina italiane circondano e bombardano la città.

Nell’aprile 1921 si tengono le elezioni e vince il Partito autonomista di Zanella che ha il compito di formare il nuovo governo e dare attuazione alla formazione del nuovo Stato. Ma nel marzo 1922 i nazionalisti italiani rovesciano il governo Zanella costringendolo all’esilio e il governo italiano invia un contingente militare per riportare l’ordine. E’ la premessa alla futura annessione che avviene con il Trattato di Roma (27 gennaio 1924) con il quale Fiume passa all’Italia e alla Jugoslavia viene ceduta la località limitrofa di Sussak e alcuni borghi periferici, oltre che l’accesso marittimo al fiume Eneo. La città viene inoltre tutelata da particolari agevolazioni doganali e fiscali per permettere il suo sviluppo economico. Il fascismo manifesta particolare riguardo per la città senza tuttavia garantire un suo rilancio.

Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’aggressione dell’Asse alla Jugoslavia (aprile 1941), la provincia di Fiume viene estesa al territorio limitrofo e il conflitto causa rastrellamenti e spedizioni punitive contro quei paesi dove si sospettava la presenza di partigiani e dove si verificavano attentati e imboscate contro le truppe italiane. In diversi casi sono adottate misure coercitive di deportazione e internamento della popolazione.

In seguito all’Armistizio dell’8 settembre 1943, come tutta la Venezia Giulia, viene inglobata nella Zona d’operazioni litorale adriatico di giurisdizione militare e civile tedesca. Quegli anni di guerra sono vissuti drammaticamente dalla popolazione con bombardamenti, rastrellamenti, deportazione di civili tra i quali numerosi ebrei, già perseguitati dal fascismo, ed altri che si erano rifugiati nei territori italiani per sfuggire alle violente persecuzioni degli ustascia croati. C’è una guerra condotta dai partigiani comunisti jugoslavi che hanno per obiettivo l’annessione della città che vive un gravissimo stato d’assedio.

Il 3 maggio 1945 le truppe jugoslave entrano a Fiume e impongono un regime di terrore con arresti, deportazioni, esecuzioni sommarie che colpiscono in modo particolare coloro che si erano esposti pubblicamente nella costituzione di un Comitato di liberazione nazionale o dichiarandosi in favore dell’indipendenza di Fiume come nel caso degli zanelliani.

Nel dopoguerra Fiume sparisce in sostanza dal tavolo delle trattative, nel senso che l’Italia nonostante un tentativo di De Gasperi di dar voce alle istanze di Zanella, non può difenderla, per cui viene destinata alla futura Jugoslavia di Tito. Sono perseguitati dalla polizia politica jugoslava soprattutto gli ambienti autonomisti che avevano cercato di riorganizzarsi. Con le espropriazioni politiche e il porto distrutto dai tedeschi in ritirata, inizia un lento quanto silenzioso esodo e solo pochi italiani decidono di rimanere affrontando un duro processo di denazionalizzazione della città. A Fiume arriveranno pure molti operai di Monfalcone stimolati dal Pci di Togliatti e attratti dal miraggio di edificare una società su base marxista e destinati a occupare parzialmente i posti lasciati vuoti dagli operai che andarono esuli. Dovranno fare i conti con la rottura tra Tito e Stalin e le conseguenze di una violenta epurazione politica interna al comunismo: Togliatti era rimasto fedele alla linea staliniana contro Tito e così anche i monfalconesi trapiantati in zona. Gli ultimi accanimenti contro la componente italiana sono del 1953, in seguito alla “crisi di Trieste” con la distruzione di targhe e insegne in lingua italiana. La superstite Comunità italiana di Fiume si è difesa e ha conservato i propri tratti autoctoni espressi nelle molteplici attività culturali, editoriali e universitarie.

Secondo il censimento croato del 2011 gli italiani di Fiume sono l’ 1,90% della popolazione a fronte dell’82,52% di croati, il 6,57% di serbi e il 2,06% di bosniaci. Gli iscritti alla Comunità italiana sono oltre 7 mila, anche più degli italiani effettivi, a dimostrazione che, malgrado gli intrecci del secondo dopoguerra, un certo orgoglio di appartenenza non è tramontato.

La città è stata progressivamente ripopolata da popolazione jugoslava e principalmente croata nel quadro di uno sviluppo che Rijeka (non più ufficialmente Fiume) ha conosciuto con gli anni Sessanta in forza della privilegiata condizione di unico porto moderno della Jugoslavia. Posizione strategica conservata anche nella Repubblica di Croazia anche se ha risentito delle conseguenze delle guerre balcaniche dell’ultimo decennio del Novecento.

E’ stata necessaria questa premessa in quanto i manuali scolastici italiani non dedicano attenzione storica a Fiume con l’esclusione del caso dannunziano, spesso illustrato sommariamente e senza premesse e connessi. Il triennio 1918-1920 è decisivo per come si costruirà lo scenario politico italiano ed internazionale. Cogliere le speranze o illusioni di rivoluzione – non solo socialista ma anche dannunziana – rappresenta un’occasione per riflettere su scenari non molto diversi che si prospettano nel mondo odierno.

Fiume ha sempre mantenuto due caratteri distintivi: pluralità culturale, anche se per molto tempo questa è stata largamente influenzata dalla civiltà italiana, e autonomismo quale essenza di un mondo punto d’incontro come porto di tante culture, etnie e lingue che vi hanno convissuto. Tale autonomismo non ha mai significato presunzione e chiusura, tanto è vero che dopo la dissoluzione della Jugoslavia nel 1991 gli esuli fiumani sono stati i primi ad avviare un dialogo con le varie componenti della città.

Fiume, che sarà Capitale europea della cultura nel 2020, ha dato i natali a figure prestigiose che hanno illuminato, nel passato e nel presente italiano, l’arte, la cultura, la letteratura e lo sport italiano. Senza contare poi quelli che si sono affermati, in seguito all’esodo, negli altri Paesi del mondo. Gli esuli fiumani hanno costituito un Archivio Museo Storico di Fiume a Roma e sono pure sopravvissute le tradizioni, coltivate nell’ambito famigliare. Apparentemente può sembrare una cultura minore, ma di certo non meno significativa che si trasmette per via diretta di generazione in generazione, sfidando i tempi e i mondi.

 

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

6 Febbraio 2019 News

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola