Poeti in classe – Azzurra D’Agostino, La misura del mondo

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Poeti in classe – Azzurra D’Agostino, La misura del mondo

Un poeta contemporaneo si presenta, racconta il suo primo incontro con la poesia, dona a insegnanti e bambini un testo da leggere in classe. Ecco la voce di Azzurra D’Agostino.

Kandinsky-Cielo-Blu

Mi presento

Mi chiamo come un colore, un colore che mi piace. Di questo colore sono il cielo, che guardo spesso perché nel solo guardarlo posso fare tanti viaggi immaginari nel tempo e nello spazio, e il mare, che è il posto dove vorrei vivere. Invece sono nata (nel 1977) e vivo tra i monti, sull’Appennino, in quella parte di confine tra l’Emilia e la Toscana. Qui siamo un po’ ai margini di tutto: lontani dalle città, con tutte le offerte che possono dare, lontani da posti prestigiosi sia di lavoro che di incontro. Però qui ci sono boschi, che per me sono passeggiate e odori buoni, spazio di laghi e fiumi e prati.
Non saprei dire che lavoro faccio, perché ne faccio molti e li cambio spesso. Uno tra questi, che ho fatto per tanti anni e che mi piace ancora, è insegnare nuoto. Mi piace anche andare a teatro e scrivere storie che poi prendono corpo e voce sulla scena, e mi piace organizzare incontri culturali, per far star bene le persone tutte insieme a guardare o ascoltare cose belle. E mi piace la poesia. Alcuni miei libri: D’in nciun là (2003), Con ordine (2005), D’Aria sottile (2011), Versi dell’abitare, XI "Quaderno italiano di poesia contemporanea” (2012), Canti di un luogo abbandonato (2013).

Primo incontro con la poesia a scuola

La maestra Anna ci faceva leggere le poesie dall’antologia. In quinta elementare le commentavamo e facevamo la parafrasi. Era un esercizio difficile e talvolta incomprensibile. Ricordo per esempio quando imparammo a memoria (è bellissimo e sano imparare a memoria) “eran trecento erano giovani e forti e sono morti” e via dicendo, tutta La Spigolatrice di Sapri, una poesia che non so se ho mai compreso.
Un giorno, stavamo facendo in storia la Prima Guerra Mondiale, incappai in questi pochi versi: “Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie”. Ricordo che ne rimasi sbigottita: quei versi non si potevano “parafrasare”, si potevano solo vivere, si poteva solo sentire l’essere foglia, quel croccante e colorato stare in bilico sui rami prima di cadere, quando il vento inizia a farsi più forte e l’inverno è imminente. Ecco come doveva sentirsi un soldato, che vedeva i suoi compagni morire e sapeva la sua vita appesa a un filo. Qualcosa dentro di me si smosse, il linguaggio mi sembrò un posto meraviglioso dove poter scoprire il mondo in modo nuovo, dove addirittura il mondo si poteva creare o ricreare. Il primo libro che comprai da sola, ordinandolo in libreria, fu Un uomo di Giuseppe Ungaretti. E da lì qualcosa è cambiato.

Il mio testo per voi

Vi regalo due poesie, una sulla matematica, mia dolce amica-nemica di sempre, e una sulle tante lingue parlate nel mondo, quelle degli uomini e quelli degli animali. Entrambe, insieme a un gruppo di altre, sono state scritte per “bambini grandi”, pensando cioè ai bambini che tutti siamo (anche quando sembra che ce lo siamo dimenticati). L’età migliore per leggerle in classe credo sia verso la IV o V primaria, per favorire la creazione anche personale di “misure” con cui stare al mondo e per esplorare nuovi modi d’ascolto delle tante lingue che il mondo ci offre.

La misura del mondo

In matematica non sono brava.
Perdo il conto delle foglie dei rami
e per le stelle ogni volta ricomincio da capo.
Non riesco a misurare il salto delle cavallette
e non so la formula per il perimetro delle nuvole.
Il calcolo di quanta neve sia caduta mi sfugge
e anche di quanta ne possa reggere un filo d’erba.
La somma dei passi per arrivare al mare non mi riesce
e mi chiedo se per il ritorno devo fare una sottrazione.
Ho diviso il numero dei semi per i frutti
il risultato è una nuova foresta e ne avanza qualcuno.
Se moltiplico le giornate di sole per quelle di pioggia
ottengo più di sette stagioni e non so quante settimane.
La matematica mi confonde. Come misura del mondo è strana.
Per quanti conti si facciano qualcosa non torna mai pari.
Due finestre fanno una vista? quattro muri sono una casa?
Noi siamo i nostri centimetri, chili, litri? quanto pesa un segreto?
quanto misura una risata? e l’area del cuore come si calcola?

La torre di Babele

Nel mondo ciascuno
parla la lingua che sa.
La lumaca ha corna timide
per dire “ciao sono qui”
il cane una coda rapida
per “è bello averti vicino”
l’albero radici umide
per spiegare la sua casa
il lupo in una tana tiepida
ha già detto ogni cosa.
Senti con un ronzio discreto
come l’ape parla alla rosa
e come la vita senza aggettivi
definisce silenziosa i sostantivi.

 

[la rubrica "Poeti in classe" è a cura di Evelina De Signoribus e Elena Frontaloni. I testi sopra riportati, insieme ad altri, sono stati pubblicati in una plaquette edita da Sartoria Utopia]

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