Oltre Halloween: i bambini e la morte

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Se i nostri nonni erano imbarazzati a spiegare come si nasce, oggi facciamo fatica a  parlare ai bambini delle “cose della morte”. Di Franco Nanni

bambino mano fiori gentilezza

La festa di importazione di Halloween e la tradizionale commemorazione dei defunti potrebbero rappresentare un’occasione per riflettere su un curioso capovolgimento di prospettiva: la nostra civiltà ostenta i corpi, preferibilmente giovani e fortemente sessuati, e nello stesso tempo nasconde la morte come idea e come fatto, salvo mostrarla poi come immagine, ad esempio in cruente scene del delitto o in impietose interviste a vedove affrante.

La morte, oggi, è divenuta qualcosa che suscita imbarazzo e pudore, o viceversa degenera in una sorta di pornografia. È divenuta evento invivibile, impensabile, non rappresentabile se non nell’eccesso.
È del tutto naturale che verso i bambini ci si atteggi in un modo conseguente ai vissuti e alle rappresentazioni sociali generali: ricevo spesso richieste di aiuto da parte di genitori o insegnanti, tutti in cerca di indicazioni su come affrontare con i bambini la morte di un loro caro. Sembrano incerti tra alternative diverse ma tutte all’insegna di un imbarazzo che ricorda un poco quello dei genitori di un tempo, se dovevano spiegare come nascono i bambini: inerpicarsi in complicate spiegazioni biomediche, annullare il corpo collocando i defunti su qualche stella in cielo, o addirittura nascondere ai bambini il decesso del parente.

Anche qui un curioso ribaltamento: siamo passati dall’imbarazzo sul come nascono i bambini all’imbarazzo su come si muore. I bambini di oggi vengono probabilmente istruiti assai più precocemente sul primo argomento e lasciati completamente all’oscuro del secondo, come se si trattasse appunto di una forma di pornografia.

Scriveva il poeta Clemente Di Leo:

«Educate i bimbi alla morte.
È irreale l'unica cosa vera
ma lì scoppiano i colori della vita...».

È un appello accorato che mi sento di rilanciare, nella dolente consapevolezza che per parlare ai bambini della morte occorre saperne parlare prima di tutto a sé stessi. Per molti adulti invece essa rappresenta spesso una perdita drammatica che colpisce gli indifesi e li lascia svuotati e privi di riferimenti talvolta per anni. Di fronte alla morte tanti adulti di oggi diventano afasici, e in quella condizione come potrebbero parlarne ai bambini? Se i nostri nonni erano imbarazzati a parlare delle cosiddette “cose della vita” ai più giovani, oggi i loro figli faticano immensamente a parlare ai propri bambini delle “cose della morte”. Mi auguro che queste righe possono promuovere una maggiore consapevolezza di questa carenza culturale che sta avanzando tra noi e alla quale potremmo iniziare a porre rimedio.

Segui la rubrica di Franco Nanni su La Vita Scolastica ogni mese
 

Franco Nanni: 29 Ottobre 2018 Articoli

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