Nuovi spazi educativi tra pedagogia e architettura

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Nuovi spazi educativi tra pedagogia e architettura

La proposta dell'INDIRE. L'intervista a Leonardo Tosi

Oltre la lezione frontale e l'aula come unico modello di spazio educativo. Architettura e pedagogia insieme per il benessere e l'apprendimento di ciascun bambino. Leonardo Tosi ci presenta una ricerca e un manifesto dell'INDIRE

Spazi educativi 1+4

1+4 spazi educativi: è questo il titolo di una ricerca INDIRE e di un nuovo progetto sulla gestione e la progettazione degli spazi della scuola. Potrebbe illustrarlo ai nostri lettori?

Si, questo è il titolo. Più che di un progetto si tratta di un vero e proprio manifesto per gli ambienti scolastici del nuovo millennio. INDIRE ha elaborato questa proposta dopo un percorso di ricerca che si è sviluppato su più livelli: dalla ricognizione della letteratura, allo studio delle caratteristiche di alcune delle scuole europee più innovative degli ultimi anni, all’analisi della normativa tecnica in materia di edilizia scolastica a livello internazionale fino all’osservazione di iniziative intraprese sul territorio da alcune scuole italiane di avanguardia proprio sul questo tema. Il gruppo di ricerca ha analizzato il tema dell’intersezione tra pedagogia e architettura sotto diverse sfaccettature identificando gli aspetti ricorrenti e le soluzioni che sono risultate di volta in volta più funzionali ed è arrivato a proporre questo manifesto. Si tratta di un modello a cui ispirarsi per progettare e configurare i luoghi che studenti e comunità scolastica in generale dovranno abitare durante la loro vita scolastica.

Quali sono gli elementi della vostra proposta che riguardano in particolar modo la scuola dell'infanzia e primaria?

Si tratta di una idea diversa di spazio educativo, sia dal punto di vista didattico che per abitabilità e benessere. Sotto il primo aspetto è una proposta di superamento dell’aula come spazio unico della lezione. La ricerca ci dice che l’idea di un ambiente chiuso in cui gli alunni devono stare fermi su una sedia per molte ore consecutive lungo file di banchi disposti di fronte a una cattedra è ormai superato sia dal punto di vista dell’efficacia didattica che dal punto di vista della salute della persona. Una scuola che mette l’alunno al centro dei percorsi di apprendimento deve disporre di spazi adeguati a metodologie che siano in grado di superare la tradizionale lezione frontale. Non si vuole certo soppiantare l’aula ma presentarla come una delle soluzioni possibili all’interno di una vasta gamma di ambienti scolastici in grado di offrire strumenti e soluzioni per attività differenziate: progettare, discutere, lavorare in gruppo, creare prodotti, concentrarsi individualmente, esplorare, manipolare, procedere per prove ed errori ecc.
Sotto l’aspetto del benessere invece dobbiamo dire che soprattutto gli alunni trascorrono a scuola un numero di ore elevatissimo e pertanto l’edificio scolastico deve corrispondere agli stessi standard di confort e vivibilità degli ambienti pubblici e domestici di nuova costruzione che oggi vengono progettati. Anche sotto questo aspetto l’epoca delle scuole-caserma deve essere considerata a tutti gli effetti superata. È proprio la scuola dell’infanzia che ci insegna quali sono i requisiti di un moderno ambiente di apprendimento. Le idee di Maria Montessori e Loris Malaguzzi sugli spazi educativi, ad esempio, sono alla base delle soluzioni che oggi la comunità scientifica e i decisori politici più illuminati propongono per modernizzare gli ambienti delle scuole di ogni ordine e grado.

Quale peso ha, nella vostra proposta, la progettazione di spazi condivisa e partecipativa?

La progettazione partecipativa è uno degli effetti principali di questa nuova visione. Se gli ambienti devono essere confortevoli e funzionali è fondamentale che gli utenti finali siano coinvolti nella progettazione fin dall’inizio del processo di ideazione del nuovo edificio. La scuola deve rispondere ad esigenze nuove ma anche ospitare alunni che hanno caratteristiche diverse rispetto al passato. Molte delle scuole esistenti sono state costruite per garantire la disciplina e il controllo rispetto a comportamenti socialmente non accettabili. Con l’intento di garantire a tutti lo stesso corpus di conoscenze si è cercato di uniformare comportamenti e conoscenze su uno standard unico senza rendersi conto che è proprio così che emergono in modo più evidente e meno produttivo le differenze che caratterizzano ogni persona. Dunque metodologie didattiche innovative, nuove generazioni di alunni, inclusione e accoglienza della diversità, apertura al territorio sono aspetti che caratterizzano la nostra scuola di oggi e che dunque devono essere presi inconsiderazione nella progettazione di un nuovo edificio.
Gli architetti hanno l’expertise per progettare l’edificio ma gli input devono venire dalla popolazione, dai docenti, dai dirigenti, dagli studenti e dai pedagogisti. Le istituzioni dovrebbero favorire questo tipo di gruppi di progettazione in modo che gli input degli utenti e del territorio siano acquisiti dagli architetti, mediate dai pedagogisti e tradotti in un progetto attraverso un processo partecipato in cui il prodotto finale risponda alle istanze dei soggetti coinvolti. L’edificio scolastico, insomma, deve essere il risultato di un progetto pedagogico condiviso dalla comunità scolastica che dovrà abitarlo.

Che cosa deve fare una scuola per partecipare al progetto, aderire al manifesto?

Non esiste un progetto unico a cui aderire. Esiste un percorso di ricerca che abbraccia ambiti diversi. Per quanto riguarda le scuole il gruppo di ricerca sta supportando una rete nell’ambito del movimento delle Avanguardie educative: il gruppo di istituti che lavorano sull’idea degli “spazi flessibili”. È un insieme di scuole (che comprende primaria e secondaria) che hanno deciso di riconfigurare gli spazi all’interno dei loro edifici esistenti. Molte sono partite progettando ed allestendo un nuovo tipo di aula, una “aula 3.0” in grado di offrire una molteplicità di “occasioni didattiche” come quelle sintetizzate nel manifesto di cui parliamo. Altre hanno deciso di lavorare sugli spazi di passaggio e connessione: i corridoi, gli ambienti inutilizzati, le aree di accoglienza. Hanno coinvolto docenti e alunni in forme di progettazione partecipata con l’obiettivo di rendere questi spazi più funzionali e attraenti, di allestire aree informali, di promuovere un nuovo senso di appartenenza e identità responsabilizzando gli utenti stessi. Altre ancora hanno creato nuovi ambienti aperti al territorio e alla cittadinanza, muovendosi nella direzione di una scuola intesa come centro civico.
Da questo punto di vista le Avanguardie Educative sono un osservatorio e un laboratorio anche per il tema degli spazi educativi. È una rete che si sta ampliando gradualmente e che è aperta ad accogliere tutte le scuole che desiderano fare un percorso di ripensamento degli ambienti sulle direttrici proposte dal manifesto.

Per saperne di più

Nel modello "1+4", l'1 rappresenta lo “spazio di gruppo”, un ambiente che permette di fare una serie di attività didattiche diversificate come evoluzione dell’aula tradizionale allestita per la sola lezione frontale. Il numero 4 indica gli altri spazi: l’agorà, un grande spazio assembleare dove tutti possono ritrovarsi per seguire eventi di interesse plenario; lo spazio informale, con cuscini, divani, sedie o altro in grado di accogliere i ragazzi nel loro tempo libero (in genere questi spazi sono proposti per rendere abitabili zone che prima erano solo di passaggio); lo spazio individuale, dove lo studente può concentrarsi estraniandosi dal contesto circostante; lo spazio di esplorazione, generalmente collegato ai laboratori: tutte quelle aree in cui gli alunni si recano quando devono svolgere attività che richiedono strumenti specifici, come ad esempio un laboratorio per le scienze o un’aula digitalizzata per attività con alto potenziale tecnologico. 

[intervista a cura di N. Scalzi]

Leonardo Tosi: 4 Aprile 2016 Articoli

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