Mario Lodi e Don Lorenzo Milani, storia di un incontro (e di un libro)

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Mario Lodi e Don Lorenzo Milani, storia di un incontro (e di un libro)

Il carteggio fra i due maestri e le rispettive scuole: per conoscere da vicino Lodi e Milani, capire la scrittura collettiva. Un libro per tutti, insegnanti e non solo. Di Cosetta Lodi. 

Lodi Milani da Casa delle arto e del gioco

L’idea di pubblicare questo libro nasce dal rinvenimento, nell’archivio di mio padre conservato nella casa di famiglia, di una cartella contenente il carteggio fra Mario Lodi e don Lorenzo Milani e le rispettive scuole. Dodici lettere, tra edite, inedite e incompiute, ricostruiscono il breve, intenso e significativo dialogo fra i due maestri e i loro approcci educativi e pedagogici.
Il libro è un contributo alla conoscenza dei due maestri, affidato all’analisi e all’approfondimento degli studiosi, dedicato agli insegnanti, agli educatori, agli studenti di Scienze della Formazione e a tutti i cittadini che potranno trovare interessanti stimoli e suggerimenti.
La sua realizzazione è stata esperienza impegnativa e appassionante, resa possibile dalla competente collaborazione di Francesco Tonucci, a cui sono grata per la disponibilità e l’amicizia che ci lega da tempo, e con il quale abbiamo concepito il progetto, recuperato, analizzato, elaborato i materiali.
Il libro racconta di due giorni dell’estate del 1963 che i due maestri passarono insieme a Barbiana.. Nel capitolo “L’incontro ‘ti porto a conoscere un prete strano" abbiamo ricostruito, esclusivamente con le parole di Mario Lodi, il suo racconto che, nel corso della vita, fece più volte, in varie occasioni, in interviste e scritti. L’incontro è noto anche perché produsse nel 1963 una lettera di Milani a Lodi e una lettera dei ragazzi di Barbiana ai bambini del Vho, già pubblicate in diverse raccolte e saggi critici.

L'arte dello scrivere

“Caro Maestro, le accludo la lettera. La ringrazio di averci proposto quest’idea perché me ne son trovato molto bene. Non avevo mai avuto in tanti anni di scuola una così completa e profonda occasione per studiare coi ragazzi l’arte dello scrivere. […]”

Inizia così la lettera con cui Milani spiega puntigliosamente il metodo con cui è stata scritta quella dei suoi ragazzi. Una descrizione che viene giustamente considerata un documento fondamentale per comprendere il metodo della scrittura collettiva di Barbiana, poi utilizzato e reso famoso dalla Lettera a una professoressa.
Si sapeva poi che i bambini del Vho avevano risposto a quella lunga lettera, spiegando come si lavorava nella loro classe, ma quella risposta non è mai stata pubblicata prima di adesso. Si tratta di una lettera quasi della stessa ampiezza di quella di Barbiana e ne ripete volutamente la struttura.
Si sapeva anche di un lungo lavoro di preparazione a Barbiana per una risposta alla richiesta dei bambini di Piadena che scrivevano: “Se ce lo raccontate possiamo capire bene cos’è quel mondo borghese che noi non sappiamo cosa è ma che dalla lettera pare un male". La risposta non fu mai spedita, Ne vennero però pubblicate due versioni provvisorie in Don Milani I care ancora di Giorgio Pecorini. Qui vi proponiamo una versione, forse la più riveduta.
Il carteggio continua con altri inediti: lettere scritte dagli allievi di don Milani che chiedono a Lodi di recensire e far conoscere Lettera a una professoressa e informano che “i ragazzi hanno deciso di continuare la scuola per portare avanti i più piccoli”. Lodi li incoraggia: “la miglior cosa per onorare la memoria del vostro grande Maestro…vi sono e vi sarò spiritualmente vicino”.
L’ultimo messaggio di don Milani a Lodi, inviato dall’ospedale di Careggi, ci commuove “Si è presentata l’occasione di provare un nuovo farmaco che, dicono, è capace di allungarmi la scuola di un altro poco”.
Di fronte a questa preziosa documentazione ci siamo chiesti come mai due personalità molto diverse si siano trovate in sintonia, abbiamo riflettuto sulla bellezza del loro rispettoso, esemplare scambio umano e intellettuale, e sulla forza generativa scaturita dal vivace e denso dialogo fra maestri e alunni.
“C’erano molte somiglianze ma anche profonde differenze... - racconta Lodi - abbiamo confrontato le nostre proposte e abbiamo visto che il fine era simile. Lui diceva arrivare alla fede attraverso il ragionamento. E noi dicevamo arrivare alla conoscenza della libertà attraverso la pratica della libertà […] Anche se i nostri percorsi erano stati diversi, tutti e due avevamo lo stesso fine: creare un popolo libero, che sapesse ragionare, pensare, essere artefice del proprio futuro. […] A Barbiana quell’estate le due voci quella laica e quella religiosa si incontrarono e si arricchirono a vicenda”.

Tre autorevoli contributi

Il volume contiene inoltre tre autorevoli contributi.
Quel giorno che con Mario Lodi siamo saliti a Barbiana è la testimonianza ricca e puntuale del giornalista Giorgio Pecorini, amico di don Lorenzo e artefice dell’incontro: “Reciprocamente s’ignoravano: l’idea di farli incontrare mi venne naturale e immediata e fu facile persuadere entrambi… Arrivati su, mi sedetti in un angolo ad ascoltare. …”
Con il titolo Due profeti della scuola nel deserto italiano, Sandro Lagomarsini, si rifà alla breve lettera che apre il carteggio, in cui Lodi scrive al Priore: la corrispondenza “sarà per noi, uomini del deserto, come attingere a una sorgente pura e fresca.” Lagomarsini - un prete che ha raccolto l’eredità milaniana sperimentando ancora oggi una “scuola di canonica” – fa presente che “proprio in quel deserto stavano per affiorare due sorgenti pure e fresche: nel 67 l’esplosione della ‘Lettera a una professoressa’, nel 70 il miracolo de ‘Il Paese sbagliato’”. Analizza scambi e arricchimenti e sottolinea come la lezione di umanità e di vita dei due grandi maestri non abbia perso la sua attualità e “chi vuole può ancora dissetarsi a quelle due sorgenti”.
Francesco Tonucci nel capitolo introduttivo Due grandi maestri propone una lettura pedagogica del rapporto tra le due figure. “Due culture distanti, due formazioni diverse, due sensibilità diverse sulle quali vale la pena continuare a riflettere confrontando gli scritti e le testimonianze”.
Affronta un altro tema chiave del libro, la scrittura collettiva, e si rivolge ai maestri e alle maestre (di oggi) perché possano apprezzare “il valore del testo collettivo come tecnica di elaborazione profonda e democratica dei testi, che rivaluta i timidi, ridimensiona i presuntuosi, educa gli avari, fa sentire a loro agio gli sprovveduti, stimola i bambini che sembravano negati alla creatività letteraria…”.

Ricordi di bambina

Inevitabili sono i miei ricordi, nitidi e belli, di bambina alunna nella scuola di Mario Lodi dove la corrispondenza e la scrittura collettiva erano strumenti di lavoro nella classe. Il giornalino raggiungeva tutte le famiglie e gli amici vicini e lontani. Lontano noi avevamo tanti amici. A Certaldo c’era la classe di prima di Bruno Ciari: ognuno di noi aveva in quella classe il suo corrispondente al quale scriveva letterine e dal quale ne riceveva regolarmente. Le prime lettere erano molto semplici, un foglio col nome e un disegno, ma poi sono diventate sempre più lunghe e interessanti e poi lettere parlate (nastri registrati). Era entusiasmante: l’attesa della lettera, la gioia e l’eccitazione al ricevimento, la preparazione della risposta, la scoperta degli altri. La scrittura collettiva era prassi quasi quotidiana. Avevamo solo una lavagna nera a muro, veniva divisa a metà con il gesso, a sinistra il maestro scriveva il testo libero scelto, poi scritto il testo, iniziava la discussione e ciascuno poteva proporre di sostituire una parola o una frase con una più adatta, la frase o la parola proposta veniva scritta a destra. Una volta effettuate tutte le proposte si discutevano e si decideva se accettarle o rifiutarle. La nuova versione veniva riscritta a sinistra della lavagna e, se necessario, si ripeteva il lavoro di discussione e miglioramento. E ogni volta il maestro riscriveva alla lavagna, perché era necessario rileggere insieme, rivedere, trovare le parole giuste, le parole belle.
Una scuola attiva, di duro lavoro, rigorosa, fondata sul rispetto delle regole e sulla collaborazione: comunità dove si studiava con interesse andando in profondità con costanza, impegno, responsabilità e metodo. Una scuola accogliente in cui aiutare chi andava più piano faceva crescere tutti. Si era contenti di stare a scuola e anche la misera aula diventava “la stanza più bella del mondo”.
Chiude il volume la riedizione dell’articolo di Mario Lodi Scrivere insieme.
Non potremo mai dire se il dialogo fra i due maestri e le loro scuole, interrotto dall’aggravarsi della malattia di don Milani, sarebbe proseguito. Sta a noi oggi studiare, capire il contesto storico, sociale, politico e scolastico in cui hanno vissuto questi due maestri. Il nostro tempo ci pone di fronte a domande e sfide inedite e ancor più complesse. Tuttavia riteniamo che le esperienze di scuola del Vho e di Barbiana rappresentino radici forti a cui ancorarsi e possano insegnare ancora molto.

L' Arte dello scrivere
Incontro fra Mario Lodi e don Lorenzo Milani
a cura di Cosetta Lodi e Francesco Tonucci
Ed. Casa delle Arti e del Gioco - Mario Lodi
Formato cm 17x24, Pag. 88
€ 12,50
Si può acquistare direttamente alla Casa elle Arti e del Gioco
e nella e-shop del sito http://www.casadelleartiedelgioco.it/shop/

Cosetta Lodi: 28 Novembre 2017 Articoli

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