Marcare a uomo, marcare a zona: sorveglianza ed educazione

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Marcare a uomo, marcare a zona: sorveglianza ed educazione

Illudersi di tenere sotto controllo tutto e tutti è solo un modo per non prendere atto della crisi che ha travolto un modello di scuola fatto di autorità, più che autorevolezza. Perché è utile passare dal controllo dei corpi a quello degli spazi. Di Emanuele Contu, dirigente tecnico USR Lombardia

bambini che giocano in cortile scuola

Circola sui social una vignetta. Due bambini di pochi mesi, uno dice: “Per i primi dodici mesi vogliono che camminiamo e parliamo…”; “Sì – risponde l’altro – e poi per i successivi dieci anni vogliono che stiamo seduti e zitti”.

Nel mio lavoro di ispettore, incontro molti insegnanti e dirigenti. Ne approfitto per scambiare considerazioni sul nostro mondo, nella speranza di uscire per qualche istante dalla mia bolla e rendere la mia una presenza meno burocratica. Durante una di queste chiacchierate – in una secondaria di primo grado – è accaduto che transitassero davanti all’ufficio di presidenza due alunni in cerca del ghiaccio: uno di loro aveva preso una botta in cortile all’intervallo e i due, senza accompagnatore adulto, avevano lasciato il cortile e preso il corridoio della segreteria.

Marcare a uomo

La combinazione con la vignetta mi ha fatto riflettere. Esiste una contraddizione tra la scuola come luogo delle autonomie e l’esigenza di controllo che periodicamente emerge, tra telecamere e sistemi ultramoderni per rilevare le presenze, richiami alla severità della buona scuola di una volta. Da un lato, pensiamo alla scuola come spazio in cui attraverso l’autonomia didattica, gestionale, educativa si promuova lo sviluppo dell’autonomia personale di bambini e giovani. Dall’altro, assistiamo a un richiamo alla retorica del controllo, cui soggiace probabilmente un’antropologia fragile, l’idea che l’uomo sia in fondo animale da addomesticare e che la scuola debba proprio addestrare l’uomo alla catena e non educarlo alla responsabilità di essere libero e pensante.

Da qui la propensione al marcare a uomo: tenere sotto controllo ogni studente, limitarne gli spostamenti, plasmarne i gesti e le abitudini. Per limitare i rischi, senza dubbio: dimenticando tuttavia che senza rischio, non esiste educazione.

Marcare a zona

E torno qui ai due alunni in cerca del ghiaccio, che in autonomia si muovevano negli spazi della scuola, senza bisogno di un adulto accompagnatore. Si tratta forse di disattenzione, sprezzo del pericolo? Oppure, come subito mi è parso evidente, della scelta di coltivare autonomia lasciando libertà di movimento all’interno di spazi presidiati da figure adulte responsabili?

In effetti, l’alternativa non è tra controllo e disinteresse: è piuttosto tra una marcatura a uomo che asfissia, impedisce i movimenti, mortifica l’autonomia, e una marcatura a zona che rende gli ambienti scolastici luoghi sicuri in cui muoversi serenamente.

 

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Emanuele Contu: 28 Febbraio 2019 Articoli

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