Liliana Segre: “L’indifferenza uccide”

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Liliana Segre: “L’indifferenza uccide”

Espulsa da scuola perché ebrea, sopravvissuta ad Auschwitz, nominata senatrice a vita nell'80° anniversario delle leggi razziali, rinnova l'appello contro le parole di odio e l'indifferenza dei singoli e della collettività. Di Chiara Tacconi

liliana segre

“Ho la sensazione che quello che succede adesso, razzismo, antisemitismo, intolleranza, non sia niente di nuovo”.
Durante l’incontro “L’indifferenza uccide”, a Firenze, Liliana Segre, senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, dove venne deportata bambina e dove perse suo padre, racconta la sua vita straordinaria e allo stesso tempo ordinaria, davanti a un pubblico di giovani, anziani, famiglie con bambini. E rinnova il suo
appello contro l’odio e l’indifferenza.

“Ho presentato un disegno di legge contro l’Hate speach, contro le parole dell’odio. Sono stata espulsa dalla scuola per le leggi razziali, mi hanno fatto diventare una persona che fugge con i documenti falsi, sulle montagne. Chiedo asilo e non me lo danno, mi rimandano indietro, passo tre carceri, vengo deportata in quel luogo orribile del male assoluto... Sopravvivo. Trovo l'amore, divento una una moglie innamorata, divento una mamma normale (spero), sono una nonna che adora i propri nipoti e poi… quando mi aspetto solo di diventare bisnonna, ecco che divento senatrice nell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali”.

“Un ricercatore ha ritrovato e mi ha portato le autocertificazioni del 1937 che gli ebrei erano obbligati a produrre: quella di mio papà, che certificava se stesso e me di sette anni come ebrei, e quella dei miei nonni: tutti finiti cenere nel vento”.

E sulla situazione attuale, la senatrice richiama l'attenzione sull'indifferenza: “Questa indifferenza moltiplicata per 10, per 100, per 1000...  E moltiplicata poi da nazione a nazione, da civiltà a civiltà, è arrivata all’apice negli ultimi tempi. Quando si è rovesciato un barcone con 200 persone si è detto che di queste vittime non si è saputo mai il nome. Il nome, nella tradizione ebraica, è importantissimo: non per niente i nostri persecutori ci toglievano il nome e ci tatuavano un numero sul braccio. Togliere il nome vuol dire togliere la dignità, i diritti. Ciò che sento come gemellata, perché l’ho vissuta, è l’indifferenza nei confronti dei migranti, non perché ci sia analogia tra persecuzioni naziste e fasciste e il discorso dei migranti, ma c’è la stessa indifferenza della Milano che non si è voltata quando una fila di decine di camion portava alla stazione cittadini italiani, perlopiù milanesi, e l’indifferenza estrema con la quale vediamo oggi, sempre alla stazione, persone che sono lì per ignota destinazione”.  

 

Nelle immagini: la senatrice Liliana Segre e 
a destra in una foto da bambina con il padre.

 

 

 

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Chiara Tacconi: 9 Dicembre 2018 Articoli

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