Intessere trame: l'ambiente di apprendimento

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [BFG3JU6Z] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [LH3L77WX] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [6QWHI2DP] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Intessere trame: l'ambiente di apprendimento

Costruire un ambiente di apprendimento è come intrecciare tanti fili: l’idea della tessitura si adatta bene al significato del termine contesto (dal latino contexĕre).

Silvana Loiero

Gli alunni impegnati durante il lavoro di gruppo sullo SMART Table. Foto di Giuseppe Moscato, fonte immagine: http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it

Costruire un ambiente di apprendimento è come intrecciare tanti fili: ci piace usare questa immagine perché l’idea della tessitura si adatta bene al significato del termine contesto (dal latino contexĕre), che può essere usato come sinonimo di ambiente di apprendimento.

In questo numero della rivista abbiamo voluto esaminare i tanti possibili tipi di fili (gli allievi, gli insegnanti, gli oggetti del sapere, le scelte metodologiche, gli strumenti culturali, tecnici e simbolici, gli spazi…) e i tanti possibili modi che l’insegnante può usare per intrecciarli. E lo abbiamo fatto sulla base delle più recenti acquisizioni che si ricavano dalla ricerca nelle scienze dell’educazione.

La veduta d’insieme che risulta dai vari articoli non è sicuramente esaustiva ma è comunque rappresentativa di un particolare modo di lavorare a scuola: il focus è sul soggetto che apprende, sull’apprendimento e i suoi processi, con un particolare rilievo dato non solo agli aspetti cognitivi ma anche a quelli metacognitivi e sociali.

Non si parla di trasmissione della conoscenza ma dei diversi modi in cui il sapere può essere costruito dai ragazzi, con l’attenzione ai processi, alle procedure, alle strategie che consentono di far raggiungere loro risultati positivi. Si presentano esperienze che risultano significative sul piano cognitivo, affettivo/emotivo, interpersonale/sociale, e di cui si intravvede in controluce un nuovo ruolo dell’insegnante, che non è più il protagonista assoluto. Il docente “organizza” situazioni, “predispone” condizioni, per consentire agli allievi di fare valide esperienze, è un “facilitatore” nel processo che li porta alla costruzione di conoscenze, abilità, competenze.

In tal senso la didattica privilegiata è di tipo laboratoriale, è improntata all’operatività e a una migliore interattività tra adulto e allievi, con un uso di materiali e strumenti che stimolino il “fare”, una creazione di situazioni variegate e motivanti in cui i vari tipi di linguaggi possano integrarsi.

Editoriale di La Vita Scolastica n. 10 giugno 2018

Silvana Loiero: 2 Giugno 2018 Articoli

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola