Se mamma e papà si separano

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I recenti fatti di cronaca ci suggeriscono di invitarvi a leggere commentare un anticipo da "La Vita Scolastica" di novembre: con il divorzio dei genitori i punti di riferimento per il bambino vengono meno. Genitori, figli e insegnanti insieme possono fare qualcosa per aiutarlo a superare questo momento difficile.

Il mio papà è venuto a scuola

Quella del divorzio e della separazione dei genitori è una delle esperienze a cui un bambino di oggi può andare incontro. Essa non è, in sé, peggiore di altre esperienze “difficili” (fallimento scolastico, emarginazione, condizioni di vita misere, maltrattamenti, abusi, morte o malattia di una persona cara ecc.) e il suo esito dipende da come viene vissuta dal bambino e dai suoi familiari e dai cambiamenti che essa determina nello stile di vita, dei figli come dei genitori.

Separandosi e divorziando i genitori possono, infatti, risolvere i loro problemi, porre fine a incomprensioni e conflittualità e riportare la serenità in casa o, al contrario, portare avanti, per tempi troppo lunghi, un rapporto conflittuale e logorante che crea insicurezza nei bambini e nei ragazzi i quali, per essere sereni, sentirsi bene con sé e con gli altri, hanno bisogno di un minimo di stabilità emotiva.

Cambiamenti e “ristrutturazioni”

L’esperienza del divorzio dei genitori varia quindi da caso a caso, da famiglia a famiglia. Ci sono bambini sensibili, figli unici, ragazzi che devono cambiare residenza e che perdono il precedente tenore di vita. Ci sono famiglie che hanno alle spalle dei parenti che li sostengono. Ci sono genitori che coinvolgono i figli nelle loro burrascose dinamiche psicologiche e genitori che, invece, sanno tenere ben distinti i propri sentimenti e risentimenti da quelli dei figli. E poi ci sono padri e madri che hanno nuovi legami sentimentali, quelli che ritornano nella famiglia d’origine e quelli invece che vivono da soli con i propri figli.

Ci sono figli di divorziati che trascorrono molto tempo con i nonni e altri che, dopo aver vissuto per alcuni anni con un solo genitore, devono abituarsi a vivere con un patrigno o una matrigna e, a volte, con uno o più fratellastri. Insomma, in quest’ampia gamma di possibilità l’elemento comune è il cambiamento, la ristrutturazione dei tempi e dei modi di vita.

Cambiamenti e ristrutturazioni, però, che non riguardano soltanto aspetti materiali, ma che hanno il potere di coinvolgere i figli sul piano dei sentimenti e che vanno a insidiare il loro senso di sicurezza e l’immagine di sé.

I problemi emergenti

Per adattarsi alle novità che la separazione comporta, spesso i figli stornano le loro energie psichiche da altri ambiti. Ciò spiega perché nei primi tempi si possono notare, in classe, problemi di concentrazione, svogliatezza e un abbassamento generale del rendimento scolastico. In molti bambini esiste, latente, la paura di poter essere abbandonati e il divorzio ha l’effetto di rendere questa paura reale e tangibile. Possono anche pensare che i genitori abbiano perduto il controllo di sé stessi, che siano diventati deboli e inaffidabili, il che aumenta i loro timori.

L’intensità della paura varia però molto in rapporto al clima che li circonda. È massima quando vi è una forte conflittualità, quando i genitori non comunicano ai figli la loro decisione né li rassicurano sul fatto che anche il genitore che lascia la casa continuerà a vederli e quando intorno a loro l’atmosfera continua a essere irrisolta. Non sono infrequenti, quando la situazione è insoluta e confusa, le fantasie di riunificazione, che portano i figli a inventare pretesti per convincere i genitori a tornare a vivere insieme.

Altri fattori che producono ansia sono il senso di precarietà e di distanza emotiva che possono derivare dal cambiamento nelle abitudini quotidiane e dalle contese sui vari aspetti della separazione. Allo psicoterapeuta (o a chiunque sia disposto all’ascolto) il bambino angosciato dirà frasi di questo tipo: “I miei genitori non sono quasi mai a casa la sera”, “Nessuno mangia più alla stessa ora”, “Mamma non fa più attenzione a me e si dimentica di fare la spesa”, “Dobbiamo fare economia perché papà non ci manda i soldi”.

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Il senso di colpa

Un figlio vive un disagio quando viene utilizzato come messaggero o arma di ricatto; quando c’è un’inversione dei ruoli e a lui viene richiesto di proteggere uno o entrambi i genitori, di diventare il loro confidente, di assumersi impegni e responsabilità eccessive per l’età.

E se i bambini molto piccoli sfuggono al sentimento di colpa, i bambini di età scolare hanno maggiori possibilità di rimanerne vittima. Il senso di colpa può essere accentuato dalla richiesta (implicita o esplicita) degli adulti di scegliere tra un genitore e l’altro o di schierarsi con l’uno o con l’altro. Una richiesta di questo tipo crea quasi sempre un conflitto di lealtà che può essere molto doloroso per un figlio, anche se egli non è in grado di esplicitare il suo stato d’animo.

Nei bambini questo tipo di disagio più che a parole si esprime sotto la forma dei capricci, dei problemi alimentari e del sonno, dell’aggressività o dell’apatia.

La vergogna

Associata al senso di colpa è spesso la vergogna, uno dei sentimenti più difficili da gestire a qualsiasi età e a maggior ragione nell’infanzia, anche perché è generalmente percepito come incomunicabile e vissuto in solitudine. Molti bambini, sopratutto nei primi tempi, si sentono diversi dai loro compagni e provano un forte imbarazzo per la loro “anomala” condizione familiare. Si sentono “sfortunati” e di scarso valore. Ecco perché è bene che gli adulti e sopratutto gli insegnanti non facciano discriminazioni tra i vari tipi di famiglia, ma abbiano una attitudine di apertura e di comprensione comprensione nei confronti di tutte le strutture familiari.

D’altro canto, la famiglia tradizionale “classica” formata dai due genitori e i loro figli è oggi affiancata da altre e diverse tipologie: dalla famiglia “divisa”, appunto, a quella allargata o ricostituita del post divorzio, dalle famiglie adottive a quelle omosessuali, dalle famiglie coniugali a quelle “di fatto” dove papà e mamma pur convivendo tra loro e con i figli non sono uniti in matrimonio.

La fase di adattamento

Superata la fase iniziale acuta, i figli imparano un nuovo tipo di convivenza, spesso caratterizzato da due diverse routine: quella con la madre e quella con il padre. Tutto è più facile se il padre (qualche volta la madre) non perde la sua funzione di guida, di punto di riferimento per la disciplina e il senso di responsabilità, e non si trasforma nel genitore della domenica la cui unica incombenza è quella di intrattenere il figlio e farlo divertire. Nella maggior parte dei casi, dopo uno o due anni, un bambino ha trovato un nuovo adattamento.

Secondo una serie di studi longitudinali condotti in diversi Paesi occidentali, dopo qualche tempo i figli dei divorziati non presentano più problemi acuti, l’esperienza però, come ogni esperienza importante, li ha cambiati: c’è una maggiore consapevolezza delle esigenze altrui, della complessità della vita e della difficoltà di andare d’accordo.

Che cosa può fare la scuola

Se le relazioni all’interno della famiglia sono cambiate, le appartenenze che un bambino e un ragazzo ha nel suo ambiente di vita sono però importanti per aiutarlo a superare un momento difficile. L’ambiente scolastico, la classe in particolare, può rappresentare il luogo sicuro e portatore di senso, quando a casa ci sono dei problemi e i punti di riferimento sembrano venir meno.

Esistono infatti dei fattori interni alla scuola che possono limitare l’effetto dei fattori di rischio esterni. La presenza dei compagni-amici con cui si va d’accordo è uno di questi. Un altro è la relazione con gli insegnanti. Un altro ancora la struttura organizzativa della scuola e delle attività scolastiche. L’insegnante sensibile può fornire in un momento critico della vita dell’alunno quell’attenzione, quel riconoscimento e quel calore umano di cui egli ha bisogno.

La struttura organizzativa scolastica, le sue regole, i suoi orari e i suoi metodi possono riportare l’ordine quando in casa c’è il disordine e con esso anche un senso di sicurezza e di efficacia personale.

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