Lingua mente e scienza: intervista a Tullio De Mauro

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Tre domande al linguista Tullio De Mauro. Per conoscere le risorse del vocabolario fondamentale e i legami tra scienza, lingua, apprendimento.

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Quali sono le potenzialità della lingua per lo sviluppo e la formazione della mente secondo gli studi più recenti al proposito?

La lingua, qualsiasi lingua, è fatta in modo tale da poter rispondere alle esigenze di relazione e di conoscenza degli individui e delle comunità umane. Negli ultimi decenni la teoria della lingua ha lavorato su diversi aspetti. Uno, abbastanza ovvio, è che partendo dal vocabolario fondamentale di una lingua, dalle circa duemila parole che anche in un Paese come l’Italia ogni bambino conosce già al momento di entrare a scuola, possiamo costruire la conoscenza e la capacità di usare tante altre parole.

In che modo gli insegnanti possono sfruttare questa potenzialità?

Emilia Passaponti: 24 Agosto 2011 Cultura e pedagogia

Sfruttando una proprietà che secondo la mia opinione è la proprietà regina di tutte le altre che caratterizzano l’attività linguistica: mi riferisco all’uso metalinguistico-riflessivo, cioè alla possibilità di adoprare le parole della lingua che conosciamo per chiedere o per dare spiegazioni sul modo in cui usiamo parole e forme che possano suonare nuove.

Questa proprietà è la proprietà costitutiva della possibilità che ogni lingua ha di ampliare indefinitamente il suo vocabolario e di combinare le parole del vocabolario in un numero potenzialmente infinito di frasi. L’espandibilità della lingua ne fa uno strumento fondamentale riguardo a due aspetti complementari: il potersi relazionare agli altri componenti della nostra e di altre comunità; la possibilità di ordinare esperienze e nozioni nuove.

Che cosa possiamo dire sui rapporti tra lingua e scienza?

Per la sua duttilità la lingua è la matrice del conoscere scientifico. Più che dai linguisti, questo è stato detto assai bene da un grande fisico del Novecento, Albert Einstein, che, proprio all’inizio della sua Autobiografia scientifica scrive: “La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo di sapere ci è stata insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno creato”. E aggiunge: “Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai meschina e paragonabile a quella degli altri animali superiori”.

Una cosa molto esatta. Einstein seguiva con attenzione gli studi sull’evoluzione delle specie animali. Sono studi che noi abbiamo perfezionato negli ultimi anni. Oggi sappiamo che i mammiferi superiori, specie quelli addomesticati, hanno capacità intellettuali molto elevate e sistemi di interazione simbolica tra di loro e con gli esseri umani, anche se in forma piuttosto primitiva.

Gli esseri umani sviluppano queste capacità e le incrementano grazie al possesso di una lingua, fino ad arrivare alle costruzioni specialistiche dei saperi scientifici: ma alla radice di tutto questo c’è il possesso delle parole, delle più umili e più trite, e della capacità di usare le parole, queste preziose parole umili e trite, per parlare di nuove parole e per arricchire il possesso della lingua del sapere più alto.

Quando dico queste cose, qualche intellettuale finge di non capire o proprio non capisce (ha “l’aggravante della buona fede” come diceva don Milani) e mi accusa di volere ghettizzare e bloccare tutti nell’uso delle sole parole più comuni. Ma è vero proprio il contrario: solo a partire da queste conquistiamo le parole di significato più sofisticato e le conoscenze più astratte.

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