Lampedusa e la biblioteca che verrà

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Lampedusa e la biblioteca che verrà

Intervista a Elena Baboni

Elena Baboni (Fatatrac) ha partecipato, insieme ad altri 40 volontari, al secondo Ibby Camp organizzato dal 15 al 22 ottobre in vista della la costruzione di una biblioteca per le isole di Lampedusa e Linosa. Ecco la sua esperienza.

Mariella spiega a due bimbe, all’uscita da scuola, il funzionamento della biblioteca

Sei tra i 40 volontari che hanno partecipato alla inaugurazione degli spazi della futura biblioteca di Lampedusa e Linosa, nell'ambito del progetto "Libri senza parole. Dal mondo a Lampedusa e ritorno". Perché questa scelta?

Sono tra i quaranta volontari perché trovo che questo progetto abbia una forza straordinaria. La persona che ha sognato, ideato e realizzato tutto questo, e che poi l’ha naturalmente proposta a Ibby Italia, è Deborah Soria, una carissima amica.

Deborah mi ha raccontato di questa idea fin dagli inizi e mi ha tenuto aggiornata su tutti i passaggi fatti nel rendere questo suo sogno una realtà.

Ora la biblioteca non è ancora pronta, c’è un progetto fatto da due architetti, si tratta sempre di due volontarie. Dal disegno che Deborah mostra a tutti con orgoglio, mi sembra di poter dire che la biblioteca diventerà bellissima: una bellissima biblioteca alle porte dell’Europa. Credo che avrà un valore reale e simbolico fortissimo. Dovrà essere uno dei luoghi dell’accoglienza per definizione a Lampedusa e, soprattutto, dovrà essere un punto fermo: qualcosa che resti.

Purtroppo mancano ancora dei fondi per potere avviare i lavori di ristrutturazione. Chiunque vorrà aderire come potrà, se vorrà, troverà tutte le indicazioni e le informazioni per sostenere Ibby nel sito della Biblioteca Salaborsa. È possibile seguire IbbyItalia su FB e su Twitter e le parole chiave lanciate in rete per sapere della storia di questa settimana e gli sviluppi futuri sono: #Lampedusalegge e #labibliotecacheverrà.

Infine, vorrei ricordare questo campo come luogo d’incontri: da un lato i bambini di Lampedusa e dall’altro i volontari, gente arrivata da tutta Italia (una delle volontarie è addirittura una ex bibliotecaria canadese, di origine italiana, ora una affermata story-teller) che ha lasciato i propri impegni per impegnarsi in un lavoro comune a Lampedusa.

Tra tutti mi piace ricordare Silvana Sola, libraia per ragazzi bolognese, attuale presidente IbbyItalia nonché riferimento per tanti di noi che si occupano di letteratura per ragazzi e molto altro ancora: anche lei c’era. Anche lei ha incontrato, fatto, letto, ragionato con tutti noi. Delle sue riflessioni, una la più importante, che condivide con Deborah e che sta alla base di questa azione pro biblioteca: Lampedusa appare subito come un logo straordinario, nel senso più vasto del termine; inoltre, è un luogo che, vista la sua storia più recente, ha una esposizione mediatica spropositata (arrivata sull’isola, che misura dodici o tredici chilometri sul suo lato più lungo, c’erano due troupe Rai e vari giornalisti stranieri), ma ha bisogno di azioni di normalizzazione, cosa per cui il suo sindaco Giusi Nicolini sta lavorando duramente.

Una biblioteca per ragazzi rappresenterebbe un piccolo gesto di normalizzazione che potrebbe arricchire la quotidianità dei bambini lampedusani e forse, sperando che siano sempre meno, i bambini stranieri che di lì passeranno per salvarsi dall’atrocità dei propri paesi d’origine da cui sono costretti a fuggire.

Che tipo di contributo hai portato?

Come tutti i volontari mi sono portata e ho condiviso una passione, la lettura dei libri, l’incanto per le immagini e la voglia d fare delle cose assieme. Mi piace stare coi bambini, mi diverto, da anni lo faccio per lavoro e trovo che sia uno dei mestieri possibili più belli.

Ogni volta che racconto una storia, mostro delle illustrazioni o traccio un segno sulla carta, anche se conosco ciò che leggo e che faccio, non appena vedo lo stupore, il divertimento e il piacere dei piccoli che ho di fronte, mi emoziono e mi sembra di conoscere quel libro, di fare quel gesto per la prima volta, ogni volta.

Proporre qualcosa ai bambini significa crederci, per alcuni istanti annullare parte delle sovrastrutture adulte, ritrovare un proprio lato infantile del farsi coinvolgere, aprire una parentesi temporale in cui problemi e spigolosità si sciolgono in un luogo di sospensione: si tratta di momenti di magia. Poi torna l’adulto, che struttura un’attività, che è presente, che guida, che scopre, che accoglie, che propone… come si può rinunciare a un lavoro del genere?

Questo è il contributo che ho cercato di portare. Aggiungerò che, come ogni volta che ho avuto dei bambini di fronte, mi sono anche portata via molto.

Quali impressioni hai ricevuto dai bambini? Quali dagli adulti presenti?

Nel CIE fortunatamente non ci sono minorenni in questo momento. L’ultimo gruppo di minorenni non accompagnati è stato portato ad Agrigento, in una struttura apposita.
I bambini conosciuti quindi erano tutti lampedusani d’hoc; dei bambini carichi di vita, come tutti, e con la voglia di stare con noi e in biblioteca. La scuola primaria e secondaria di primo ordine a Lampedusa funziona con turni mattutini e pomeridiani, a causa della mancanza di spazi per via di uno stabile inagibile. Quindi ci sono bambini che entrano e escono da scuola tutto il giorno (loro poi sono liberissimi di andare e venire anche soli, vista la totale tranquillità dell’isola). Il turno del pomeriggio finisce alle 18!

La cosa meravigliosa è stato vedere come i bambini venissero in biblioteca prima di entrare in classe e anche alla fine delle lezioni, spesso poi ritornando con i genitori, come per presentarceli.

Tantissimi si sono tesserati, anche se le iscrizioni per ora sono state più un gioco che un documento definitivo, e hanno preso i primi libri in prestito.
Deborah Soria e Federica Azzanuto (l’indispensabile segreteria di Ibby) hanno poi organizzato un fitto calendario di laboratori e letture nelle scuole con il benestare della dirigente scolastica. Abbiamo invaso le classi dalla Scuola dell’infanzia al Liceo e conosciuto molte insegnanti.

La biblioteca (che verrà) per ragazzi di Lampedusa si è dimostrata essere un luogo di ritrovo, un punto di riferimento, anche per gli adulti.

Ora che la settimana di Ibby camp è finita, la sede di Legambiente ha preso in carico i libri e si occuperà provvisoriamente dei prestiti dalla propria sede in centro a Lampedusa.

C'è un episodio che vorresti raccontare ai nostri lettori?

Ce ne sarebbero molti, potrei dire dei tenenti della capitaneria di porto che bazzicavano la biblioteca e che si erano resi disponibili, previo espletamento delle formalità, ad accompagnare i volontari a Linosa, e di cui uno, timido timido, a un certo punto confessa (evidentemente sentendosi nel posto giusto): “Scrivo poesie”.

Oppure potrei ricordare i due ragazzi eritrei che cercavano una Bibbia in tigrino o in inglese; una volta arrivata la copia tanto desiderata da Bologna, ci hanno chiesto chi fossimo e cosa facessimo esattamente; venuti a conoscenza del progetto ci hanno promesso che non appena avrebbero trovato un lavoro, al primo stipendio avrebbero fatto una donazione a Ibby.

Ancora potrei raccontare dell’accoglienza dei gestori della rosticceria di Piazza della Libertà (quella con la scultura di Pomodoro e le rocce, per chi conosce Lampedusa) che si sono messi a disposizione gratuitamente per friggere le frittelle canadesi (!!!) con sciroppo d’acero (di Mariella la bibliotecaria story-teller italo-canadese) per i bambini presenti ai nostri laboratori della domenica pomeriggio.

Come non dimenticare i cani dell’isola: uno ci ha addirittura adottati, Olivio di nome. Un meticcione bianco panna sempre davanti alla biblioteca e disponibile ad accompagnarci in tutti gli spostamenti.

A Bologna si dice di un posto così: è una “buca”! nel senso che tutti ci finiscono inevitabilmente dentro, e infatti tanti ci sono caduti e di tanti altri non sto dicendo, purtroppo, anche perché sono tornata a progetto ancora in corso e sto aspettando altri racconti.

Ma una cosa più delle altre mi ha colpito nei giorni in cui sono stata a Lampedusa: il silenzio dei bambini, quelli più grandi (elementari e medie più o meno) al saluto; finire un incontro con tutti gli occhi addosso e le bocche chiuse non è cosa a cui sono abituata; un attimo prima il caos e poi il silenzio, quando stai per andartene. Quel silenzio io l’ho inteso come un “ma poi torni?”.

Cosa pensi in generale del futuro di questa iniziativa e del contributo che potresti dare tu?

Penso che questa biblioteca nascerà e sarà bellissima; penso anche che sarà un riferimento per tutti, bambini, adulti e noi che abbiamo in qualche modo contribuito; e sarà un luogo in cui avremo sempre voglia di tornare.

Mi auguro che dopo la ristrutturazione che verrà, si possa trovare velocemente un bibliotecario (anche se da una piccola indagine i bambini pare si aspettino una bibliotecaria un po’ tata e che li aiuti a fare le ricerche) che riesca a tenere aperto più giorni possibili alla settimana.

24 Novembre 2013 Cultura e pedagogia

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