Il rosso a scuola

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La passione di insegnare e la passione di apprendere sono passioni sociali perché l’apprendimento è qualcosa che esiste solo se condiviso. La scuola può essere l’ambito nel quale i ragazzi imparano che la cultura non è un bene privato ma una passione da vivere per e con gli altri e le altre. 

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Chiunque lavori nella scuola non può ignorare che questo spazio è ancora e sempre un ambito passionale e appassionato, uno spazio e un tempo non neutri ma emozionalmente connotati.

Ogni giorno milioni di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze prendono posto nei banchi e attendono; scrutano il volto dell’adulto o degli adulti che hanno davanti e aspettano che da quel volto, da quelle labbra esca un sorriso o una parola che illumini, guidi e chiarisca.

Nonostante le critiche anche giustificate che le sono rivolte, la scuola italiana è viva e vivace, accende passioni e suscita emozioni. I ragazzi e le ragazze parlano della loro giornata a scuola, la commentano, preparano la successiva; e lo fanno quasi sempre con voglia, con grinta, con passione.

Una lezione che “viene bene”, una giornata di scuola che si ricorda con piacere, un’ora veramente intensa passata con i propri studenti sono momenti che partono dalle emozioni dei ragazzi e le fanno crescere, le incrociano con i mondi della cultura, le alfabetizzano.

Il rosso è il colore della passione, senza la quale non è possibile insegnare o imparare alcunché; passione del ragazzo o della ragazza, passione dell’insegnante;

Forse insegnare è un gesto che porta dietro di sé e dentro di sé la passione per la condivisione, la tendenza inarrestabile a condividere il sapere, l’impossibilità quasi fisica di tenere per sé quanto si scopre e si impara.

Forse dietro ogni vero/a insegnante c’è il ragazzo o la ragazza che sentivano l’impulso di correre a mostrare a genitori e amici, parenti e compagni quanto si era scoperto, perché sembrava un crimine nascondere e privatizzare l’emozione dell’imparare.

Così il rosso della passione e dell’entusiasmo a scuola è un colore che nasce dall’interno, una "agitazione e un fervore introversi, poco rivolti all’esterno” (Vasilji Kandinskij, Lo spirituale nell’arteMilano, Se, 1989, p. 68) che portano però immediatamente a uscire da sé; il rosso della passione e delle emozioni tra i banchi giungono a una “maturità virile” (ibidem) quando si costringono a uscire dalla gabbia del privato e si lanciano verso le altre soggettività.

Per questo la scuola insiste da sempre sulla dimensione del gruppo, dell’aula, della socialità; per questo ha senso cambiare argomento solo quando tutti (non uno di meno) i ragazzi e le ragazze hanno capito l’argomento precedente.

Per questo in questi anni la scuola ha funzionato solo laddove ha tenacemente rifiutato di trasformare l’apprendimento in una specie di corsa di cavalli: a scuola non vince chi arriva primo, a scuola non vince e non perde nessuno, a perdere sono solo la volgarità, la violenza l’incultura.

La scuola è ormai forse l’unico ambito nel quale la conoscenza è strutturalmente condivisa, nel quale nulla si impara da soli o solo per se stessi, e per questo, negli anni dell’egoismo e dell’individualismo sfrenato, costituiscono un ambito di resistenza e di conservazione in vita dell’umano: di quel Rosso colore cantato da una vecchia canzone di Pierangelo Bertoli che ci ricorda che nessuna esperienza è tale se non c’è qualcuno a cui raccontarla, a cui mostrarla, con cui condividerla. 

04-10-2009

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