Le fortune dei nonni

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [3ZUGPJ3H] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [28V4ZDHE] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [Z4TQ572G] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Essere nonni significa rivestire un ruolo di assoluta positività nei riguardi dei bambini, dei genitori, di se stessi. Un saggio di Guido Petter.

nonni e nipoti insieme

I rapporti tra nonni e nipoti, da alcuni decenni, sono molto cambiati. L’allungarsi della vita media, conseguente a un’esistenza vissuta in condizioni migliori rispetto al passato (per il nutrimento, il lavoro, le forme di assistenza e previdenza, le cure mediche più tempestive ed efficaci), ha fatto sì che aumentasse sia la percentuale di persone anziane sul totale della popolazione, sia il numero complessivo dei nonni, che oggi sono, nel nostro paese, circa undici milioni.

Un tempo, infatti, molte persone morivano prima che i loro figli si sposassero, o avessero dei bambini. È quindi aumentato anche il numero dei bambini che hanno tutti e quattro i nonni viventi, o almeno tre.

IL VALORE POSITIVO DEL RUOLO DI NONNO

Alla “terza età” si può giungere in più modi. Considerando due situazioni nettamente definite che si collocano ai due estremi di un continuum( lungo il quale possono esserci varie situazioni intermedie), possiamo parlare di una “vecchiaia grigia” o di una “verde vecchiaia” (figura 1). Nel primo caso, la vita dell’anziano è caratterizzata da una graduale perdita di interessi, da una crescente solitudine, dal disimpegno sociale, da un rifiuto delle novità, dalla cessazione di ogni attività creativa e da un senso di sostanziale inutilità; nel secondo, invece, un individuo si mantiene curioso e attivo, coltiva gli interessi di sempre e ne aggiunge di nuovi, resta impegnato in variomodo nella vita sociale, rimane aperto alle novità.

Il fatto di iniziare a svolgere la funzione di nonno può costituire un’importante condizione per realizzare una vecchiaia “verde”.

Diventare nonno, per un adulto, in un periodo della vita che vede un declino più o meno sensibile delle capacità fisiche e in qualchemisura anche di quellementali, può rappresentare una specie di “nuova nascita”. Può segnare l’inizio di un’esperienza coinvolgente e assai gratificante, che si sviluppa in ascesa (un po’ come l’esperienza dell’adolescenza, o quella della paternità), perché con il tempo si diviene sempre meglio capaci di svolgere le funzioni di nonno, e queste si arricchiscono di componenti nuove man mano che il nipote cresce. Per chi aspira a vivere una vecchiaia “verde”, diventare nonno può dunque rappresentare davvero una grande fortuna.

IL “TRIANGOLO DELLA FORTUNA”

E la fortuna non è solo per il nonno, ma anche per gli altri membri della famiglia. Potremmo a questo riguardo parlare di un vero e proprio “triangolo della fortuna”, nel quale ai tre vertici si trovano, rispettivamente, i genitori, i nonni e il bambino. È una fortuna per i genitori del bambino poter contare su dei nonni disponibili ad aiutare. Un aiuto che si può manifestare in vari modi: ospitando il bambino quando i genitori sono fuori per un viaggio, per lavoro o sono presi entrambi contemporaneamente da qualche impegno; accompagnandolo a scuola e andando a riprenderlo; fornendo, all’occorrenza, un sostegno finanziario o in beni materiali; dando consigli fondati sull’esperienza; circondando la nuova famiglia di attenzioni e di affetto e facendo sì che essa si senta meno isolata.

È una fortuna per il bambino avere dei nonni, perché la gamma di esperienze che può compiere e che possono favorire la sua crescita diviene più ampia e varia.

Una fortuna, inoltre, perché gli può venire offerta la possibilità di incontrare animali domestici che in casa non possiede; perché divengono più numerose le figure di adulti con le quali si trova a interagire, con linguaggi, comportamenti, abitudini, atteggiamenti più o meno diversi; perché si arricchisce il suomondo affettivo; perché più varie sono anche le esperienze che ha modo di compiere (un nonno o una nonna conoscono fiabe diverse da quelle che raccontano i genitori, hanno esercitato o esercitano professioni diverse e posseggono al riguardo abilità o strumenti specifici).

Ed è infine, per un nonno, una vera fortuna avere dei nipoti. Una fortuna, anche in questo caso, in molti sensi.

La presenza di un nipotino, e la possibilità di occuparsene quando i genitori gli si rivolgono per un aiuto, contribuisce a dargli non solo il senso di essere ancora socialmente utile (in questo caso nell’ambito della famiglia), ma anche quello di vedere esplicitamente riconosciuta da altri tale utilità. L’arrivo di un nipotino gli dà poi anche, se non la certezza, per lo meno la speranza che la famiglia non cesserà di esistere con la morte dei propri figli, ma potrà continuare, e l’idea che anche tutte le cose che egli hamesso insieme e che ha trasmesso o trasmetterà ai figli (la casa, con i suoi mobili, i libri, i quadri, gli oggetti preziosi, il terreno che la circonda, ecc.) non andranno disperse.

E non andrà dispersa, anche se inevitabilmente si attenuerà, la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la vita della famiglia e di cui farà partecipe il nipote attraverso racconti e rievocazioni quando quest’ultimo sarà in grado di capire, così che anche per questa via verrà garantito un senso di continuità, un’impressione di sopravvivenza.

Per un nonno o una nonna, poi, interagire con un nipotino che sta crescendo, che si affaccia con curiosità al mondo e prova interessi che sono tipici delle varie età rappresenta un’occasione importante per rivivere per la seconda volta la propria infanzia (la prima può essersi già verificata quando i figli erano piccoli), in condizioni ambientali diverse, e sentire questa esperienza come un arricchimento e come una riattivazione di momenti della propria vita che sembravano ormai lontani e perduti, e che vengono invece, in un certo senso, resi psicologicamente presenti.

Parlare o giocare con il proprio nipotino, o raccontargli una storia, significa, quando si vuole stabilire un rapporto pieno con lui, porsi al suo livello, tornare bambini come lui, vedere la realtà come lui la vede. E significa, nel momento in cui si desidera favorirne lo sviluppo, sapersi porre a un livello leggermente superiore al suo (ad esempio, usando il suo stesso linguaggio, ma introducendo anche qualche parola nuova), così da non perdere il contatto con lui, ma agendo nello stesso tempo anche come stimolo per la crescita.

E, per i nonni, può essere una fortuna anche per un altro motivo: non sempre, in una famiglia, i sentimenti e gli atteggiamenti degli adulti nei confronti degli anziani sono soltanto positivi. Possono essere presenti, accanto all’affetto e al rispetto, anche atteggiamenti di impazienza, sentimenti (più omeno consapevoli) di insofferenza, di fastidio per i problemi che un anziano pone, per certe sue “fissazioni”, per gli sbalzi d’umore, per una persistente tendenza a criticare, o a lamentarsi anche di piccoli inconvenienti, o a deprimersi, per il tempo che viene sottratto alle loro attività dal fatto di doversi prendere cura di lui, e così via.

Vi può cioè essere nei suoi confronti un rapporto di ambivalenza, sia nei figli, sia (e ancor più) in persone non consanguinee, come le nuore o i generi, nei quali l’affetto per i suoceri, se si è stabilito grazie a una buona convivenza caratterizzata da un comportamento di reciproca solidarietà, non è comunque di lunga data, non risale cioè all’attaccamento della prima infanzia. E un anziano può essere sensibile a questi atteggiamenti di impazienza e insofferenza, e soffrirne.

Nel rapporto con il nipote, al contrario, la situazione è più semplice: non vi sono tracce di sentimenti negativi, l’affetto del nipote è incondizionato; gioisce sinceramente quando vede il nonno, sta volentieri con lui esprimendo spesso un sentimento di felicità, prova rincrescimento al momento della separazione. Tutto questo, ovviamente, solo se nei confronti del nipote il nonno ha saputo, fin da principio, assumere gli atteggiamenti e sviluppare i comportamenti adatti.

IMPARARE A FARE BENE IL NONNO, CON I GENITORI

Svolgere bene la funzione di nonno (o di nonna) non è infatti qualcosa di ovvio, qualcosa a cui la natura ci abbia preparato, una sorta di comportamento istintuale che si manifesterebbe sempre e inmodo adeguato ed efficace quando sia presente lo stimolo adatto, ovvero il nipotino. È invece un “mestiere” al quale ci si deve in qualch emisura preparare anche prima che il nipote sia arrivato, e che si deve poi svolgere con accortezza e sapienza.

Ci si deve preparare approfondendo le proprie conoscenze relative alle varie fasi dello sviluppo psicologico durante le varie età (il primo anno di vita, il secondo, e così via). Il termine “approfondire” è qui adeguato, perché un nonno ha già fatto l’esperienza di interagire con bambini di quelle età, e cioè con i propri figli; ma può avere compiuto errori, od omissioni, per la mancanza di una preparazione psicologica adeguata; o può avere avuto a che fare con bambini che presentavano tratti caratteriali o interessi specifici assai diversi da quelli presenti ora nel nipote.

Inoltre, benché sia nel frattempo trascorsa solo un trentina d’anni dall’epoca in cui i suoi figli erano piccoli, l’ambiente in cui il nipote cresce è notevolmente diverso da quello di un tempo, con stimolazioni e opportunità che una volta non c’erano, ed altre che sono invece venute amancare. Con il nipote il nonno (o la nonna) deve saper svolgere con accortezza e prudenza la sua funzione, restando attento ai sentimenti degli altri (degli adulti così come del nipote), in modo da evitare situazioni conflittuali o errori.

Può, ad esempio, accadere che in uno dei genitori del bambino (più generalmente la madre) o, in entrambi, si manifesti un sentimento di gelosia nei confronti dei nonni, il timore che, trascorrendo molto tempo con essi, il bambino si affezioni molto a loro, dedicando loro una parte cospicua di quell’affetto al quale i genitori giustamente aspirano (è un’idea, questa, fondata su una concezione “quantitativa”, e non “relazionale”, dell’affetto, che non coglie il fatto che voler bene a più persone costituisce per il bambino un arricchimento dell’insieme dei suoi rapporti affettivi senza che nessuno risulti penalizzato). O può accadere che nei genitori sia presente il timore che, restandomolto tempo con i nonni, un bambino assuma abitudini, atteggiamenti, valori che sono discordanti rispetto a quelli che vorrebbero trasmettergli.

Un nonno deve essere sensibile a questi possibili timori, e comportarsi di conseguenza, stabilendo fin dall’inizio che le decisioni rilevanti per la vita del bambino (ad esempio, un’educazione religiosa o laica) spettano ai genitori, e che non debbano esserci forti discordanze sul piano dei comportamenti e delle regole, su ciò che viene permesso e su ciò che non si deve invece permettere. Analoga sensibilità egli dovrebbe sviluppare nei confronti dell’altra coppia di nonni, anche in considerazione delle opportunità ambientali diverse che essa può offrire.

UN NONNO SUPER, CON I BAMBINI

E nei confronti del bambino? Anche in questo caso, accortezza e prudenza. Un nonno dovrebbe assumere, nei contatti con il nipote, un atteggiamento di “disponibilità non intrusiva”: ad esempio, evitando di voler entrare per forza come partner in un gioco che il bambino sta svolgendo per proprio conto, ma essendo disponibile a farlo se questi lo invita, emostrando comunque interesse, con domande appropriate, per il gioco, durante le pause o quand’esso si è concluso.

Dovrebbe porsi come una “fonte di sorprese” per il nipotino, nel senso che ogni sua visita potrebbe essere accompagnata dall’arrivo di qualche piccolo “regalo”: un libretto, una trottolina, un fischietto, una conchiglia, un sasso con particolari striature, una pigna, ma anche una nuova filastrocca o una nuova fiaba. Dovrebbe, già quando il nipote è nell’infanzia o nella fanciullezza, ma ancor più quando giunge alla preadolescenza e all’adolescenza, restare aperto alle novità, considerandole con attenzione e curiosità.

Per concludere, la consapevolezza della larga presenza e della crescente importanza dei nonni, nonché del riflesso che un buon esercizio della loro funzione può avere sulla qualità della loro vita e su quella della famiglia dei loro figli, hanno portato, in questi ultimi anni, a una serie di pubblicazioni specifiche ove chi aspira ad essere “un buon nonno” può trovare indicazioni e consigli. Ha pure portato alla costituzione di un’Associazione Nazionale Nonni, con sezioni inmolte città italiane, che organizza incontri periodici, così come all’istituzione di una Festa del nonno, che ha luogo il 2 ottobre di ogni anno, e che si colloca, finalmente, accanto alla Festa della mamma e a quella del papà

da "Psicologia Contemporanea", gennaio-febbraio 2011

Condividi:

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola