Come progettare, organizzare e utilizzare gli ambienti di apprendimento a scuola

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Come progettare, organizzare e utilizzare gli ambienti di apprendimento a scuola

Spunti, soluzioni e buone pratiche nel libro "Fare didattica in spazi flessibili"

fare didattica immagine cover

"Chandra Livia Candiani, animatrice di laboratori di poesia nelle classi multietniche di Milano, sostiene con icastica precisione che forma chiama forma: «La sequenza è questa: entro in classe e facciamo un cerchio di sedie o ancora meglio noi seduti a terra. Una volta, una maestra ha unito i banchi, non solo le sedie, e ha fatto un rettangolo: i bambini hanno scritto in prosa. Le ho chiesto di levare i banchi e, anche se le sono sembrata astrusa, alla fine pure lei è rimasta sbalordita da come la forma chiama forma e dalle prose sono uscite delle poesie»..". Così Franco Lorenzoni nella prefazione al libro Fare didattica in spazi flessibili. Progettare, organizzare e utilizzare gli ambienti di apprendimento a scuola, frutto del lavoro di un gruppo di ricerca Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) sulle architetture scolastiche. Il volume fornisce interessanti spunti di riflessione sul rapporto fra pedagogia e architettura; su come lo spazio fisico possa concretamente contribuire alla qualità della vita scolastica e degli apprendimenti, e quali debbano essere i margini di intervento e gli strumenti che possono aiutare a realizzare un luogo efficace per docenti e studenti.
«Con il gruppo di ricercatori dell’Indire - racconta il curatore del volume Leonardo Tosi - ci siamo posti una serie di domande sul tema degli spazi fisici di apprendimento e sulle caratteristiche che dovrebbero avere per rispondere alle esigenze di una società oggi profondamente cambiata».

Il punto di partenza della riflessione è, come spiega il ricercatore Indire Samuele Borri nel suo contributo, il «Manifesto 1+4 Spazi educativi per la scuola del Terzo Millennio», che propone una visione che si discosta dall’idea di scuola come “somma di aule” e si estende, oltre alla dimensione didattica, al contesto sociale.

"È vero che siamo spesso costretti a fare scuola dentro spazi insufficienti, inadeguati e molte volte anche degradati - prosegue Lorenzoni - ma ciò non toglie che ogni spazio possa essere abitato in diversi modi e modificato almeno un po’, se si ha la consapevolezza che lo si può e lo si deve fare, superando una certa pigrizia mentale nel pensare e progettare attivamente l’organizzazione degli spazi.
Si tratta allora di affrontare la questione con coraggio e radicalità anche semplicemente avendo l’ardire di cambiare in più occasioni la disposizione dei banchi perché, come dimostra l’esperienza di Chandra a Milano, spazi diversi producono pensieri, reazioni e relazioni diverse". 

Per saperne di più

Informazioni e acquisto a questo link.


 

14 Aprile 2019 Articoli

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