Colori nella storia - Per un dialogo fra Passato e Presente: di che colore è l’acqua?

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Colori nella storia - Per un dialogo fra Passato e Presente: di che colore è l’acqua?

Il progetto Colori nella storia ci aiuta ad interrogare il passato a partire dalle domande del presente. Abbiamo interrogato il Caos, la Villa di Minori, il Tempio di Nettuno. La domanda di oggi è: il mare è sempre stato rappresentato in colore blu? Forse no...

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mappamondo 2 Jacobo Albano Gibbesio

Oggi, nel nostro immaginario, nei nostri sistemi di rappresentazione e in tutti i codici occidentali del colore, l’acqua è associata al colore blu: l’acqua fredda delle nostre cucine e dei nostri bagni, molte delle etichette e pubblicità delle acque minerali, le rappresentazioni di fiumi, laghi e mari nella carte geografiche, le gocce di pioggia sui bollettini meteo…

Nella realtà, al contrario – oggi come nel passato – sporca o pulita, corrente o stagnante, di fiume o di mare, che sgorghi da una fontana o cada come pioggia la vera acqua non è mai stata e non è blu.

 

Il mare nelle antiche mappe

Nel filmato Colori di mare nelle antiche mappe, si mostra come l’azzurro-blu delle nostre attuali carte geografiche nel Passato non sia stato il colore dei mari per definizione.

Ancora una volta, quindi, si evidenzia che i colori hanno una loro storia che, in questo caso, viene osservata all’interno del grande mondo dei codici simbolici, quelli che, da sempre e in ogni civiltà, presiedono alle rappresentazioni cromatiche nella vita quotidiana dove la funzione dei colori è anche quella di classificare gli esseri e le cose, gli animali e i vegetali, gli individui e i gruppi, i luoghi e i momenti.

 

 

Mappe a confronto

Nella nostra vita di ogni giorno, siamo così abituati ai colori che rischiamo di darli per scontati, ma – come si vede – è un vero peccato, perché le domande da porsi sono tante e aprirebbero la via a innumerevoli storie colorate fra Presente e Passato. Ecco, a esemplificazione di quanto detto sopra, 3 mappe di tre epoche differenti, con la ricostruzione del relativo mappamondo.
 

Atlante geografico 1995

 

 

 

Tavola della Geografia del Tolomeo,
opera di Jacobo Albano Gibbesio, 1462

 

 

Tavola della Geografia del Tolomeo,
opera di Francesco Berlinghieri (edizione fiorentina curata da Niccolò di Lorenzo della Magna noto come Nicolo Todescho, 1480)

 

 

Parole e immagini da scoprire

 

Clandestini nel nostro linguaggio. Parole colorate dei mari Nero, Bianco e Rosso

I Greci – che fondarono molte loro colonie sulle rive dell’attuale Mar Nero – scelsero il primo nome per questo mare da una parola persiana: axeinos = scuro, tenebroso. Successivamente, è possibile che l’etimologia popolare abbia trasformato quel nome in axenos = inospitale, una definizione adeguata all’esperienza degli antichi navigatori di quelle acque, dove uragani molto violenti comparivano non si sa da dove e nebbie impenetrabili oscuravano i promontori, rendendo quasi impossibile la navigazione. In età romana, il nome divenne Pontus Euxinus = Mare Ospitale, forse, per tenere lontana l’ira degli dei e augurare una buona sorte ai naviganti. Finalità analoghe si ritrovano anche nel caso del Capo di Buona Speranza a sud dell’Africa che, in realtà, è un luogo quanto mai infido per la navigazione.

L’attuale denominazione Mar Nero è di origine più recente e deriva da quella dei Turchi Ottomani: Kara Deniz = Mare Nero, tradotto alla lettera nelle lingue degli altri paesi. Inoltre, nella lingua turca, come in quella araba, il Mediterraneo viene chiamato, ancora oggi, Mar Bianco (Ak-Deniz in turco). Nelle terminologie Mar Nero e Mar Bianco sono presenti, infatti, antichi codici cromatici attraverso i quali venivano individuati i punti cardinali. In questo caso, il Mar Nero indicava il nord, il Mar Bianco il Mediterraneo Occidentale, mentre il Mar Rosso - che un tempo si riferiva all’intero Oceano Indiano - il mare dell’Oriente.

Ritratti "dal vivo": una foto, un racconto

  • Ecco l'immagine di ina tempesta con onde alte oltre sei metri che si abbatte sul porto di Kerch in Crimea, sulle rive del Mar Nero, novembre 2007.

  • Il giornalista statunitense Stanley Washburn, dopo aver affrontato una tempesta invernale nel Mar Nero, lo aveva descritto, nel 1911, con questa "ricetta":

Prendete una fossa lunga 900 miglia e larga 700; disseminate a caso il fondo di rocce, spargete alcune isole sommerse nei punti più insospettabili e riempitela dell’acqua più fredda che riuscite a procurarvi. Circondate le rive con una costa… dove dovunque appaia, per sbaglio, una possibilità di riparo, vi siano scogli e sporgenze di rocce aguzze… Importate ora un tifone dai mari del Sud, mescolate giudiziosamente con una bufera proveniente dal Nord… Aggiungete una glassa di neve e nevischio… e avrete un’idea abbastanza giusta del tempo abituale a dicembre nel Mar Nero.

Per saperne di più

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