Colori nella storia - Il Tempio di Nettuno

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Colori nella storia - Il Tempio di Nettuno

Quale futuro per l'archeologia? Il progetto Colori nella storia ci aiuta ad interrogare il passato a partire dalle domande del presente. Abbiamo interrogato il Caos e la Villa di Minori. Oggi restituiamo i colori al Tempio di Nettuno.

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Tempio di Nettuno pelle

Si è detto che viaggiare nel Passato è come viaggiare in un paese straniero. E tuttavia, in realtà, accade non di rado che i visitatori percepiscano musei e siti archeologici come cimiteri o magazzini di oggetti morti, le cui informazioni a corredo – come le lapidi – sembrano riguardare situazioni aliene e astratte, buone al più per essere rinchiuse entro volumi per specialisti.

Invece, quegli oggetti e quei monumenti del Passato – anche quando si tratta di tombe – riguardano sempre esseri umani vivi che, come noi, hanno provato le passioni e la fatica della carne, le emozioni e i pensieri dello spirito. Ma non hanno più voce. E possiamo essere noi a restituirgliela, attraverso le domande e gli sguardi che il nostro Oggi rivolge al Passato. Le nostre domande non saranno mai casuali perché “la storia non è altro che una costante interrogazione del Passato in nome dei problemi e delle curiosità - e anche delle inquietudini e delle angosce - del Presente che ci investe e ci circonda” (Fernand Braudel, Prefazione a Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione, Newton Compton Editori, Roma, 2002, p. 24). Le nostre domande, le nostre curiosità, i nostri problemi attuali sono importanti materiali da costruzione per edificare i ponti che possono unire le rive di Presente e Passato.

Antichi clandestini nel nostro linguaggio: color e kroma

Gli antichi Greci e Romani pensavano e percepivano il colore come una materia, una sorta di involucro, di seconda pelle che ricopriva esseri e cose. Lo mostra con evidenza l’etimologia delle parole che ancora oggi utilizziamo nella nostra lingua: il sostantivo colore, dal latino color che derivava dal verbo celare = nascondere, celare, e l’aggettivo cromatico dal greco kroma che derivava dal sostantivo kros = pelle, superficie corporea.
La gran parte dei colori antichi è andata perduta, come accade alla pelle e ai muscoli degli esseri animati che non resistono al tempo, contrariamente alle ossa dei loro scheletri e agli scheletri di pietra degli edifici.

Il Tempio di Nettuno

A esemplificazione di quanto detto, propongo qui sotto due immagini che rappresentano:

  • lo scheletro di pietra del cosiddetto Tempio di Nettuno, nel sito archeologico di Paestum, oggi;
  • una ipotesi di restituzione cromatica - in realtà virtuale - del cosiddetto Tempio di Nettuno nel V secolo a.C.

Sempre sul Tempio di Nettuno, vi invito a prendere visione di:

 


Lastra dipinta di Tomba Lucana

Ed ecco, per finire, tracce di vita e colore solo un poco appanate dagli anni... la lastra dipinta della parete laterale sinistra di una tomba lucana del III secolo a.C., rinvenuta nella necropoli di Spinazzo (sito archeologico di Paestum). Il dipinto rappresenta un corteo di cavalli, uno dei quali è coperto da un basto sul quale è collocato un piccolo cane maltese, un animale di lusso in Grecia, come a Roma e anche, evidentemente, presso le classi aristocratiche dei Lucani.


 

Per saperne di più

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