Alfabetizzare alla vita

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Il disagio degli alunni e il bisogno di una scuola motivante: occorre pensare alla crescita della persona di ciascun allievo, in tutte le sue dimensioni e tenendo conto delle sue reali potenzialità. Di Santo Di Nuovo

bambina scrivere banco quaderno primaria

Se la scuola italiana ancora arriva in certi contesti a livelli del 20% di abbandono dei suoi “utenti”, se dopo mezzo secolo restano attuali i problemi evidenziati nella lettera di Barbiana, se le diverse riforme lasciano il (cattivo) tempo che trovano, le cause sono certamente di tipo strutturale. Una è certamente la sottovalutazione dell’alunno come persona, portatrice di bisogni ed esigenze che non sono solo quelle di apprendere, e che anzi a queste spesso sono contrapposte.

Perché la scuola sia motivante e incentivante bisogna che risponda a bisogni reali dei ragazzi, che non sono solo di istruzione e di accumulo di conoscenze. L’alfabetizzazione è costruzione di una persona capace di gestire il sapere e la cultura, di “orientarsi” all’interno del contesto in cui vive, di compiere le scelte essenziali della propria vita in modo ponderato e autonomo, e con la migliore probabilità di successo. Più che un semplice leggere, scrivere e far di conto, e conoscere date della storia o eventi della natura. Invece alfabetizzare alla vita vuol dire imparare a comprendere il mondo, a valutarlo correttamente nelle sue diverse componenti, a risolvere i problemi che quotidianamente si pongono sul piano sia cognitivo che relazionale.

Una scuola che collabora alla costruzione della identità personale e sociale dei suoi allievi

La scuola, se vuole svolgere questa missione di alfabetizzazione sociale, e tramite essa di mantenere e trasmettere cultura viva e progressiva, non può limitarsi all’istruzione e alla didattica, che pure vanno garantite al meglio. Non può essere solo una macchina per insegnare (peraltro spesso in panne e con un motore non adeguato alla strada da compiere), né una organizzazione chiusa e autoreferenziale. Deve collaborare alla costruzione della identità personale e sociale dei suoi allievi, vale a dire inserirsi nel percorso evolutivo progettando e attuando obiettivi educativi e formativi connessi al contesto sociale di riferimento.
Ma come può inserirsi questo ambizioso obiettivo formativo in un quadro che costringe le didattiche disciplinari in compartimenti stagni, che riserva il lavoro individualizzato solo al 
disabile o al dislessico, che vede ancora la netta separazione dei cicli? Perché la scuola diventi motivante e appetibile per tutti i ragazzi, occorre pensare a qualcosa di trasversale, che leghi la didattica - nelle sue diverse articolazioni disciplinari e in continuità reale attraverso i cicli - alla stimolazione della crescita della persona di ciascun allievo, in tutte le sue dimensioni e tenendo conto delle sue reali potenzialità. Le funzioni educativa ed orientante sono i nuclei fondanti di una scuola che “serve” - e quindi “interessa - allo sviluppo sociale dei suoi protagonisti.

Santo Di Nuovo: 17 Settembre 2018 Articoli

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