A scuola si legge ad alta voce

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Non ci sono “trucchi” per leggere ad alta voce ma desiderio e gusto, non si parte da fuori ma da dentro, dal proprio corpo. Dieci consigli e un seminario. Di Beniamino Sidoti.

leggere lettura alta voce libri

Quando leggiamo qualcosa a qualcuno, stiamo facendo un dono: regaliamo le nostre passioni, la nostra partecipazione, il gusto di ciò che leggiamo. Per questo la lettura ad alta voce è centrale in ogni politica di promozione e di educazione alla lettura, a qualsiasi età: perché la lettura, letta e condivisa, non è né compito né ostacolo ma curiosità e possibilità.
Dire che la lettura ad alta voce è un dono significa, per me, anche sottolineare quanto gli aspetti “tecnici” e performativi vengano dopo il coinvolgimento personale: per leggere “bene” ad alta voce spesso basta il contesto, aver costruito cioè una cornice dentro cui questo regalo è atteso e gradito. Non ci sono “trucchi” ma desiderio e gusto, non si parte da fuori ma da dentro, dal proprio corpo.


Ecco dieci parti del corpo da cui parte una lettura ad alta voce.

1. Occhi

La lettura ad alta voce parte dallo sguardo: gli occhi abbracciano non solo il testo e il libro, ma anche il gruppo cui si legge. La lettura ad alta voce è sempre lettura “con” qualcuno e non “a” qualcuno: se leggendo non stacchiamo gli occhi dal libro, nascondendoci dietro la copertina, creiamo distacco e ci sottraiamo a ciò che stiamo facendo. In un dono, lo sguardo è importante.

2. Voce

Dallo sguardo, la lettura passa alla voce: voce che è una parte del corpo, invisibile ma non meno evidente. Ognuno ha la sua voce, e una buona lettura parte da una buona relazione con la propria voce: basta leggere come si è (con la dizione che si ha, con il volume e il tono in cui ci esprimiamo meglio). Quando non ci preoccupiamo della nostra voce, riusciamo a seguire meglio la storia – la nostra voce si presta a quella dell’autore, e la segue, senza sforzarsi. Si fa alta e bassa, lenta e veloce, seguendo il ritmo del libro e quello del gruppo. La nostra è una voce in prestito.

3. Orecchio

Leggendo, seguiamo due ritmi: il ritmo del libro e quello del gruppo. Prima di leggere in classe è utile aver letto ad alta voce quel brano, quella storia, quel libro… per coglierne la voce, il ritmo interno, i cambi di ritmo. Quando leggiamo ad alta voce, non ascoltiamo noi stessi ma il libro, e lo restituiamo insieme a quella fascinazione che avremo provato durante la prima lettura. Leggendo riproponiamo un ascolto, e l’ascolto è contagioso.

4. Cuore

Dentro di noi risuona un altro organo del ritmo, il cuore: quando non leggiamo solo con la testa, il cuore rimane vigile e ci suggerisce le pause che permettono di sentire le emozioni di una storia, le incertezze, i timori, le speranze. Se il cuore accelera, rallentiamo il ritmo della storia.

5. Polmoni

La voce è fatta di fiato, dei respiri che prendiamo e dell’aria che espiriamo facendo vibrare le corde vocali. Una buona lettura ad alta voce non corre alla fine, ma prende respiri, perché con essi cambia il battito del cuore. Quando stiamo più attenti alla nostra respirazione, suggeriamo uno stato d’animo, una disposizione: il gruppo si affiata, e si guadagna un unico respiro.
 

6. Sedere

Quando leggiamo prendiamo una postura rilassata, aperta all’incontro: non stiamo recitando, non siamo in piedi – è la storia che ci trasformerà, ci farà alzare, ci costringerà a muoversi. A muoversi verso chi ci ascolta, a sottolineare i cambi di ritmo emotivo del testo; a muoversi trasversalmente, seguendo i cambi di scena. Le storie toccano tutto il nostro corpo, anche nei suoi lati più corporei e carnali.

7. Mani

Una mano tiene in mano il libro, l’altra è libera: anch’essa dovrebbe seguire la storia, non muoversi nell’aria a casaccio o esprimendo la nostra ansia (“smanacciando”) – la mano nel racconto è capace di rappresentare un’immagine, un cambio di ritmo, di indicare il pubblico, di chiedere un attimo di silenzio o di suggerire che le cose non stanno così. Le nostre mani raccontano.

8. Volto

Anche il volto parla, senza che si arrivi a recitare. Il volto interpreta gli spazi bianchi nel testo, la fine di un capitolo, i puntini di sospensione o le esclamazioni, tutto ciò che non è verbale ma è scritto, fa parte del libro. Ce l’abbiamo scritto in faccia.

9. Il corpo del libro

Pure il libro ha un corpo: ha un dorso o una costola, un dietro e un fronte, e quando apriamo la copertina si sveglia (sotto la copertina, il libro è letto). Dentro, le lettere hanno un carattere (tipografico) e un corpo (una dimensione). Portiamo con noi i libri, mostriamoli, teniamoli in mano, lasciamoli sulla cattedra o sul banco: facciamo vedere come, quando leggiamo una storia, rimangano altri libri, perché l’incanto prosegua.

10. I corpi degli altri

Leggere ad alta voce parte dal corpo, passa dal corpo, arriva ai corpi: rispettiamo chi ci ascolta, adeguandoci al volume atteso e giusto per il contesto, e (quando necessario, quando adeguato al testo e all’età) chiedendo di partecipare alla lettura con sospiri, soffi, sbuffi, ritmi e piccoli suoni, con movimenti o spostamenti. Leggere è dar corpo a una storia. 

 

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta 
su www.ascuolasilegge.it il 24/9/2015. 

Beniamino Sidoti: 27 Marzo 2017 Articoli

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