Coltivare (sempre) le relazioni educative

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Coltivare (sempre) le relazioni educative

Possiamo ridare senso all’apprendere, in un tempo vuoto quasi sospeso, ma che ci può aiutare a crescere. Di Giancarlo Cerini

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Il sistema educativo italiano è messo a dura prova dall’emergenza “Coronavirus”, perché all’improvviso sembrano venire meno le modalità con cui si concretizza una vera scuola di comunità: un luogo “protettivo” ove grandi e piccoli imparano a costruire le regole dello stare insieme e a scoprire l’affascinante percorso verso la conoscenza. Il rito dell’andare a scuola, giorno dopo giorno, che a volte sopportiamo quasi come un’abitudine banale, oggi ci sembra invece una grande conquista per tutti: per gli allievi in primo luogo (per la loro voglia di stare insieme), ma anche per genitori (che si affidano con serenità alla scuola) e per gli stessi operatori scolastici che sono chiamati professionalmente a dare il meglio di sé (come sempre cercano di fare).

 


Oggi questo tempo della convivialità sembra essersi interrotto. Difficile sostituire un dialogo educativo fatto di sguardi, di gesti, di toni di voce, con l’algida freddezza dei dispositivi tecnologici e digitali. È evidente che non ci sarà nessuna didattica a distanza in grado di ripristinare il calore di un abbraccio, le parole rassicuranti di una maestra, ma anche lo sguardo di rimprovero quando necessario: piccole sfumature della relazione educativa che si costruisce attraverso tanti gesti, pazienti e ricorsivi, come ci ricorda Canevaro. Speriamo, dunque, che questo contatto si ristabilisca presto!

Ricostruire un dialogo diverso


Nel frattempo dobbiamo ricostruire un dialogo diverso, oggi non possibile in presenza, con tutte le forme che conosciamo (e che ci possono essere suggerite anche dalle nuove tecnologie).

Non significa riprodurre a casa, con i singoli allievi, le nostre giornate di scuola: nemmeno i ragazzi delle superiori lo dovrebbero fare, anche se fossero tutti connessi con i loro professori. Spesso si contrabbanda la didattica a distanza con una “vecchia” didattica, fatta di lezioni, di esercizi, di compiti, di interrogazioni, di scritture di routine.

Una sola, bella lezione per i più grandi

Se fossi un dirigente scolastico, chiederei a ciascuno dei miei 100 insegnanti di preparare una sola, bella lezione, la migliore, sull’argomento più gradito e la lascerei – quelle 100 lezioni cliccabili sulla home della scuola  alla libera scelta dei ragazzi: ognuno potrebbe incrociare nuovi insegnanti, nuove materie, nuovi argomenti. Per una settimana o due o tre, non valgono più le classi, le materie, i voti… ma il desiderio di scoprire nuovi argomenti, nuovi interessi, nuove ricerche…. Per ridare senso all’apprendere, in un tempo vuoto quasi sospeso, ma che ci può aiutare a crescere.

Una cura delicata per i piccoli


Coi piccoli della scuola elementare occorre una cura più delicata… anche un semplice file audio che gira su wathsapp dei genitori (le malfamate chat delle mamme!!!) può diventare un segno di attenzione… E perché no?... leggere una favola al telefono al giorno potrebbe essere un bel messaggio alla Rodari.

Ma poi si potrebbero stabilire contatti meno precari, ormai ci sono piattaforme (più o meno gratuite) per tutte le esigenze (ad esempio “Google meet” o “Team”), ma anche il semplice e vecchio Skype. E dal MIUR fino alle case editrici più accreditate, tutti hanno messo a disposizione piste di ricerca, materiali, schede di lavoro.

C’è un brulichio generoso di proposte didattiche. Certo, c’è il rischio del “fai da te”, ma l’obiettivo non è quello della riproduzione digitale forzata della vita vera della classe (che resta insostituibile), ma la possibilità di mantenere un dialogo diretto tra gli insegnanti ed i loro allievi, da vivere all’inizio come un gioco, ma poi come un impegno sereno anche se inedito, attraverso cui incontrare nuove realtà, imparare diverse possibilità di esprimersi, con il desiderio di ascoltare e di farsi ascoltare.

Non deve mancare in questi giorni la parola delle maestre, per alimentare il filo conduttore di un rapporto educativo diretto, che può far star bene i bambini in momenti difficili come questi. E questo è il compito più importante, adesso.
 

  

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