“Da dove comincio?" I bambini non italofoni e lo studio

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“Da dove comincio?" I bambini non italofoni e lo studio

Le difficoltà degli alunni stranieri e le strategie per studiare in Italiano L2. Di Stefania Malavolta

classe multiculturale sussidiario

Da dove comincio? È una delle domande più frequenti che un bambino straniero si pone di fronte ad una pagina del proprio libro di storia, geografia o scienze; saltano agli occhi più le parole che non capisce rispetto a quelle di cui riesce a cogliere il significato. Il suo disorientamento è causato da diversi fattori legati non solo alla mancata competenza nella lingua seconda ma anche ad altri nuclei di complessità che il testo di studio impone.

L'importanza delle immagini

Spesso è presente un apparato iconografico con immagini non sempre decodificabili per chi proviene da paesi diversamente connotati dal punto di vista culturale; le stesse immagini possono essere accompagnate da didascalie formulate con un linguaggio poco accessibile rispetto alle competenze in possesso di un parlante non-nativo; sono presenti inoltre grafici e tabelle che in altri sistemi scolastici non sono altrettanto utilizzati. Ma soprattutto il testo in sé presenta un’elevata densità informativa, ricca di impliciti culturali, che nel bambino straniero scoraggia la sua motivazione a conoscere ed apprendere. In questi casi possono bastare alcuni interventi di semplificazione/ riformulazione del testo trasformando per esempio un ‘si’ impersonale in un soggetto chiaro e identificabile, basta volgere le forme da passive ad attive o convertire una parola-concetto in una frase esplicita con soggetto, verbo e complementi.

Nella prima fase di apprendimento della seconda lingua l’apprendente necessita di ‘agganci realistici’ per capire chi fa cosa; perciò anche la ridondanza di alcuni elementi lessicali al posto dei pronomi può sostenere la comprensione temporaneamente ridotta all’essenziale. Infatti a mano a mano che si amplia la competenza linguistico-comunicativa l’insegnante abbandona gradualmente l’intervento di semplificazione testuale ed agisce attraverso strategie facilitanti di approccio alla microlingua disciplinare.

Tecniche di studio

Come già ampiamente illustrato in altri articoli della rivista (La Vita Scolastica n. 8), si richiamano le tecniche legate al metodo di studio, quali la sottolineatura, la formulazione di domande a lato, la suddivisione in paragrafi, la titolazione, ecc. mantenendo però un’attenzione specifica su questo tipo di apprendente: l’insegnante adotta una metodologia glottodidattica in cui propone i nuovi contenuti con attività di pre-lettura, lettura globale e analitica, di post-lettura e rielaborazione. Il bambino straniero è rassicurato da una routine sistematica che gli consente di prevedere ed eseguire attività già esperite; così sperimenta da solo o in gruppo con i pari, attività prima guidate dall’insegnante ma poi sempre più autonome, orali o scritte, all’interno delle quali può mettere in campo eventuali conoscenze pregresse acquisite nella propria lingua d’origine. Nel tempo, con pazienza ed allenamento sviluppa il suo processo di apprendimento linguistico appropriandosi di nuovi contenuti e competenze disciplinari con maggiore consapevolezza ed autonomia.

Stefania Malavolta: 11 Aprile 2019 Articoli

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