Virtù dell’errore

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L’arte di avere fiducia in se stessi passa attraverso la scoperta del valore e della possibilità dell’errore. Una lezione che inizia con un esercizio sbagliato e si conclude con un applauso. 

Bambini ed errori

L’onnipresente paura di sbagliare

Il teatro è sicuramente un potente mezzo per l’allievo per confrontarsi con quel che pensa di sé. Sono sempre più convinto infatti che in scena, all’inizio della nostra esperienza teatrale, portiamo sulle nostre spalle soprattutto il cattivo giudizio che noi abbiamo di noi stessi e questo cattivo giudizio lo riflettiamo nelle vuote teste (vuote perché inizialmente prive di un giudizio) del pubblico che ci guarda riempiendole in un certo senso di questo negativo nostro sentire. In questa classe, la V della Don Milani di Prato, come del resto in altre, dai banchi l’approccio al teatro è sempre gioioso e sorridente. Però appena il giovane attore deve presentarsi in scena davanti agli altri allora il fardello sulle spalle incomincia a farsi sentire. È come se il bambino (ma in realtà l’età è del tutto indifferente) desse per scontato che farà sempre male qualcosa, che comunque sbaglierà mentre il teatro per sua natura è, e deve essere, fucina di una profonda fede nel proprio istinto e nelle proprie capacità che tutti, e ripeto tutti, hanno.

Nuvole parole regole

“Bene ragazzi oggi voglio fare un esercizio collettivo con voi quindi proviamo a metterci in circolo con le sedie” – finito il trambusto degli spostamenti, spiego il gioco/esercizio – “allora adesso faremo un esercizio dove non si può sbagliare mai, qualunque cosa direte andrà bene, ok?”. Tutte le volte che introduco questo esercizio le facce mostrano incredulità, scetticismo e forse anche un po’ di tristezza, è come se mi dicessero: ma come è possibile non sbagliare mai? Chi siamo se non sbagliamo?
“Allora, si comincia da me; io dirò una parola a caso, per esempio ‘nuvola’ e tu, Carlotta, che mi sei accanto devi dire la prima cosa che la parola ‘nuvola’ ti fa venire in mente, qualunque cosa tu dica va bene; Marco che sei dopo Carlotta devi dire la prima cosa che la parola di Carlotta ti farà venire in mente e così via, Livia dovrà ‘attaccarsi’ alla parola di Marco ecc…

Se proprio volete, vi darò l’unica regola da seguire in questo esercizio: bisogna ascoltare attentamente l’attore accanto a noi perché è dalla sua parola che faremo l’associazione mentale. Sì avete capito bene questo è un esercizio di associazioni mentali, cioè dire la prima cosa che ci viene in mente da una parola, e le associazioni mentali per definizioni sono personali quindi potete dire quello che volete perché sono vostre, totalmente vostre! La conseguenza naturale è che, ripeto, qualunque cosa direte andrà bene”.

Molto spesso gli esercizi teatrali sono più difficili a spiegarsi che a farsi, parto subito quindi per vedere un po’ come andrà: e il risultato è sempre lo stesso: tutti hanno paura di dire la parola che hanno in mente, hanno una paura innata, ancestrale, irrazionale pur sapendo bene che la regola prevede che qualunque cosa detta vada bene. Eppure dal tono della voce, dalle micro espressioni del volto si capisce perfettamente che il giovane attore ha paura di commettere un errore, è convinto che quello che sta per dire è sbagliato pur non potendo sbagliare! Tornando quindi all’assunto iniziale, ecco la dimostrazione di come l’idea di noi che comunque sbagliamo ce la portiamo in scena sempre; le nostre spalle, mani, occhi e tono della voce lo rivelano al pubblico immediatamente.

Facciamo finta di credere nelle nostre capacità?

“Bene ragazzi, direi che questo esercizio è andato malino perché tutti voi avevate comunque paura di dire liberamente e tranquillamente la parola che vi veniva in mente pur sapendo che non c’era bisogno di temere perché qualunque cosa aveste detto sarebbe andate bene. Riproviamo adesso e mi raccomando dite la prima cosa che vi viene in mente e non quella più socialmente accettabile per gli altri!”. A volte sono consapevole che dico cose anche difficili per i bambini delle elementari ma se qualcuno mi chiede spiegazioni sono pronto a darle, altrimenti filo dritto. Rifacciamo il giro e adesso trovo non in tutti ma in qualcuno una maggiore scioltezza e minor timore delle conseguenze.

“Ok, adesso ditemi una cosa” esordisco a fine esercizio “ da ognuno di voi voglio sapere se pensate che tutto quello che fate solitamente sia sbagliato o no”. Con grande sorpresa una sola ragazza mi dice che non lo pensa, qualcuno mi dice che dipende dalle circostanze e la quasi totalità invece mi conferma la loro convinzione che qualunque cosa che facciano sia sbagliata.

“Sapete ragazzi, nell’arte si può sbagliare, anzi si deve! Nella vita, nello sport o nella scuola fate come più vi sentite ma nell’arte, specialmente nel teatro, si deve sbagliare perché è sbagliando che si trova la migliore interpretazione, ecco il senso delle prove, ecco il perché bisogna andare in scena il più possibile proprio per capire che sbagliando non solo non vi succederà niente ma anzi crescerete artisticamente con i vostri errori. Ho notato che ognuno di voi quando si presenta davanti agli altri in scena fa la faccia di chi è lì per commettere un errore… adesso voglio che ognuno di voi, uno dopo l’altro, si alzi e guardi in faccia il pubblico seduto interpretando un personaggio tranquillo che non teme di sbagliare… Avete presente un libro, un film o un fumetto dove c’è qualcuno che ha fiducia nelle sue capacità? Bene, sentitevi questa persona!”.

Con loro grande meraviglia questo secondo esercizio di alzarsi e guardare serenamente il pubblico è andato più che bene, i bambini si sono mostrati agli altri più sereni non facendo niente di particolare se non lasciare il fardello delle loro paure appoggiato alla sedia senza caricarselo sulle spalle davanti agli altri.

Il teatro può fare...


Ecco quindi un’ennesima dimostrazione, quasi ce ne fosse bisogno, che il teatro aiuta tanto perché permette al giovane attore di sperimentare e misurare, qualora accompagnato, la propria paura di sbagliare con l’azione in scena.
Forse può sembrare un po’ assolutistico, e forse in un’ultima analisi lo è, ma ai giovani attori paralizzati in scena ed appesantiti dalla paura di sbagliare bisogna dire che a teatro facendo qualcosa non si sbaglia mai. Ricordate che attore viene da ago, che in latino vuol dire fare, quindi attore è colui che fa, che agisce, sempre!

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