Sui compiti a casa

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Compiti a casa con aiuto o senza? Quale modalità privilegiare? La storia di Franco, nove anni, ci raccomanda di non adottare risposte ovvie e preconfenzionate...

Compiti a casa_2 3

Storia di Franco

Racconto una piccola storia, dai molteplici aspetti di cui ne considero solo uno, forse neppure il più rilevante, ma senza dubbio molto interessante perché ci parla del bambino e delle caratteristiche che lo rendono unico. Il mio coinvolgimento nasce dall’analisi di uno stesso compito svolto in due condizioni diverse, in autonomia e con aiuto, da Franco, un bambino di classe quarta con problemi di letto-scrittura. L’insegnante mi racconta, con soddisfazione, della sua lezione di scienze seguita con interesse da tutta la classe: la lezione prevedeva, a conclusione, un’attività da svolgere a casa, cioè scrivere un testo sulla vita di un invertebrato, studiato come approfondimento personale.

Alla correzione del compito di Franco, però, lo sconforto e l’irritazione dell’insegnante scatenano la richiesta di “rifarlo con l’aiuto di qualcuno”. Ecco gli antefatti che hanno indotto nella routine scolastica l’esecuzione, da parte dello stesso bambino, di uno stesso compito in cui variavano solo le condizioni di lavoro.

Com’era quel compito che ha così tanto deluso l’insegnante? Molto breve e con un elevato numero di errori ortografici, ma soprattutto era frutto di una copiatura di alcune parti significative del testo usato per approfondire. 

Gli obiettivi dell'insegnante, la reazione del bambino

I compiti a casa sono assegnati per obiettivi ben chiari nella testa del docente, non sempre però sono ben interpretati dal bambino che li esegue. Il compito, nel caso in esame, era stato dato per:

  • richiamare conoscenze trattate in classe, allargarle e integrarle in modo personale attraverso una ricerca;
  •  elaborare un testo, i cui contenuti presupponevano capacità di prendere appunti da testi scientifici e di pianificare il testo da scrivere scegliendone la tipologia, le strategie di trascrizione e revisione.

Era un compito, quindi, che richiedeva il possesso di abilità automatizzate (es. leggere e scrivere) e capacità ben più complesse, come, ad esempio selezionare dal materiale studiato le informazioni più rilevanti rispetto al compito e organizzarle allo scopo di esporle per iscritto. 

Franco, consapevole delle sue difficoltà, ha fatto quello che poteva, dimostrando però di sapere che nel testo scientifico le informazioni figurali (foto, mappe, ecc.) e relative didascalie rappresentano e completano quelle verbali e che gli elementi principali sono evidenziati graficamente. Ha infatti usato parte delle didascalie che accompagnano le figure del testo e un box riassuntivo per realizzare la sua composizione scritta nella quale dominano alcuni elementi su altri. Franco ha messo in atto delle scorciatoie, certamente discutibili, ma lo ha fatto in modo non banale.

Un confronto

Dal confronto dei due compiti, emergono chiare le differenze di qualità e quantità:

  • quello svolto in autonomia mostra tutte le difficoltà degli automatismi di base che hanno interferito anche a livello di contenuto (stringatezza e parzialità) lasciando però spazio alla personalizzazione poiché Franco si è dilungato in ciò che ha colpito la sua fantasia;
  • quello svolto con aiuto dimostra che possono essere tenuti controllo gli automatismi di base (riduzione drastica degli errori di ortografia) a vantaggio delle abilità più complesse di scrittura di un testo (completezza di contenuti e aderenza al testo studiato), tuttavia mancante di quella immediatezza e qualità che emerge invece dal testo svolto in autonomia.

Una domanda per iniziare la discussione

Molto sono le domande che sorgono da questa interessante esperienza, ma la questione che ho voluto portare all’attenzione dei docenti è solo questa: compiti a casa con aiuto o senza? Quale modalità privilegiare? La risposta, secondo me, non è così ovvia proprio perché qualità e quantità del prodotto (il compito eseguito) possono mutare radicalmente e il problema che si pone non riguarda solo lo scegliere la modalità più funzionale al bambino, ma anche salvaguardare i suoi aspetti di originalità e di autonomia cognitiva.  

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