Insegnanti e genitori: l'importanza della fiducia

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Come ascoltare e comunicare nel modo giusto con le famiglie? Come rispettare la specificità del proprio ruolo educativo?

Adriana Molin

colloquio genitori insegnanti

Con la sospensione delle attività di fine anno, si interrompe temporaneamente, almeno nella maggior parte dei casi, una relazione che non riguarda solo l’allievo, ma anche i genitori. Sebbene insegnanti e genitori siano animati dall’obiettivo comune della cura a tutto tondo dello sviluppo del bambino, si tratta di una relazione dalle molte sfaccettature, talvolta problematiche, accettata sebbene non sempre condivisa. Il fatto, per esempio, che i genitori accolgano le proposte sull’insegnamento del docente non significa che siano anche d’accordo e soddisfatti delle scelte e modalità realizzate. Se le vacanze estive per i bambini non sono che una lunga pausa del rapporto con l’insegnante, un allentamento desiderato per la voglia di leggerezza ed esperienze diverse, per qualche genitore, invece,sono il momento in cui i nodi arrivano al pettine, nel quale s’intrecciano decisioni difficili da prendere perché riguardano il percorso scolastico del figlio. In casi rari, può far capolino come extrema ratio il cambio di scuola, a cui i genitori sono di solito contrari perché si aprono fasci di problemi relazionali e organizzativi. Dunque, profilandosi all’orizzonte la classe successiva a quella che si chiude, tra docente e genitori si rendono necessari chiarimenti sull’andamento scolastico, soprattutto nei casi di bambini con criticità nell’apprendimento o nel comportamento.

La capacità di ascoltare

Poiché siamo professionisti e operiamo in ambito educativo, dovremmo ricordarci che tra le nostre principali prerogative dovrebbero esserci la capacità di saper ascoltare ciò che i genitori ci comunicano e argomentare in modo garbato, non aggressivo, le nostre valutazioni, in una logica di cooperazione reciproca. In fin dei conti non si tratta che di esporre, attraverso un confronto a tre, per ciascun bambino i punti di forza riconosciuti, di cui i genitori saranno orgogliosi, e i punti di problematicità non ancora superati, di cui i genitori sono il più delle volte consapevoli ma – è molto probabile – che all’ascoltarli ancora una volta siano rinnovate delusione e rabbia per uno stato che non si è modificato nel tempo, ma stabilizzato quando non peggiorato.

 

Evitare di essere fraintesi

È intuitivo comprendere che enfatizzare ciò che non funziona disturba, sebbene si riconosca il pizzico di realtà che la critica porta con sé. Quando tali rilievi sono rivolti al proprio figlio lasciano un segno, una ferita, essendo le parole pronunciate dall’insegnante accolte e interpretate all’interno del rapporto educativo instaurato. Ecco perché è necessario, per noi docenti, saper giustificare le nostre affermazioni per non essere fraintese. Un esempio può chiarire questo punto. L’insegnante era convinta di aver trovato una buona soluzione alla vivacità e disattenzione di Michele sistemandolo in un banchetto da solo, lontano dai compagni. Ai genitori aveva espresso il suo dato di realtà: “si comporta come al solito”, ma essi, convinti che l’irrequietezza del figlio era causata anche dalla “soluzione” trovata, ribatterono: “Perché è sempre a lui che tocca stare in banco da solo? Non ha malattie infettive e ci sono altri bambini altrettanto vivaci…”. Seguì uno scambio comunicativo “occhio per occhio, dente per dente” che ha evidenziato chiaramente una rottura, con scarse possibilità di riparazione dell’alleanza educativa.

Confrontarsi su obiettivi, aspettative e responsabilità

Saper creare alleanze educative, in un clima di fiducia reciproca da conquistarsi giorno per giorno, diventa una realtà, dura a volte, ma necessaria. Significa riconoscere a ciascuno la specificità del proprio ruolo educativo ed essere consapevoli che ognuno lo vive con la propria personalità e stile di vita; significa sapere che il senso di corresponsabilità educativa è il saper dialogare e confrontarsi su obiettivi, aspettative e responsabilità individuali; significa impegnarsi per raggiungere un obiettivo condiviso sapendo che alcuni possono essere negoziabili (per es. un clima scolastico troppo competitivo crea reazioni di disagio in bambini educati alla cooperazione e viceversa).

Genitori alleati

Infine, dovremmo ricordarci che il genitore non è, né può essere un problema ma un alleato nella soluzione del problema del bambino (qualora esistesse). Proprio su questo fronte cercheremo di operare, per lasciare nei genitori un senso di sicurezza e tranquillità rispetto al futuro del bambino stesso. Essere insegnante: una professione bellissima ma molto esigente perché vede lo sbocciare e il progredire dei bambini, una professione che comunica slancio e speranze nel futuro.

Buona fine anno e, soprattutto, felici vacanze.
 

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