DSA non riconosciuti: succede ancora

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È passato molto tempo da quando la legge 170 ha dato voce ai bambini con DSA. Serve però anche la capacità di guardare con attenzione il bambino nella sua crescita al di là di norme e strumenti. Di Adriana Molin. 

Telemaco Signorini - Bambina che scrive.jpg

Marta, classe quinta, è presentata dai suoi genitori come una ragazzina diligente, tenace, che studia tutto il pomeriggio ma non ottiene risultati adeguati all’impegno profuso. Sono preoccupati per il futuro scolastico della bambina e il padre in modo particolare sembra inquieto: “Se già arranca, come potrà stare al passo coi compagni quando affronterà la scuola secondaria inferiore?”. Gli insegnanti, dal canto loro, riferiscono che la ragazzina è sempre stata attenta e scrupolosa nell’esecuzione dei compiti, ma molto lenta nell’apprendere e con qualche difficoltà a capire testi scritti. Affermano inoltre che nel contesto classe è silenziosa, ma se coinvolta non si ritrae.
Marta affronta l’esame delle abilità scolastiche con calma ed energia, sostiene le prove senza mai lamentare stanchezze, rassegnata al tour de force cui è sottoposta. Alle domande dell’esaminatore sulla sua disponibilità a continuare, risponde: “ce la faccio, sono abituata”. Racconta che per imparare deve lavorare sodo e ricorda che, da sempre, ha svolto più esercizi degli altri perché “sono lenta” e, di conseguenza, a casa “devo applicarmi a lungo, se voglio mettermi a pareggio dei compagni”. Marta è consapevole delle sue difficoltà ed è fiduciosa che ce la può fare, così come “ho sempre fatto” afferma. Dei suoi rapporti con insegnanti e compagni parla con simpatia, però il focus dei suoi interessi è “stare al passo dei compagni”, a cui si dedica con costanza e forza.
Dai risultati delle prove di Marta, si evidenzia un profilo di bambina con DSA, caratterizzato da buone abilità generali e difficoltà nel dominio della lettura tali da compromettere la comprensione del testo scritto. Lo sforzo necessario a leggere non solo rallenta la lettura, ma distoglie l’attenzione dai contenuti del testo portando conseguenze negative sulla comprensione, abilità su cui si fonda lo studio. La consuetudine di Marta a risolvere le sue “fatiche” ad apprendere attraverso l’intensificazione di compiti ripetitivi le impedisce di trovare strategie diverse per affrontare lo studio in modo efficace. È su questo piano che dovrà essere aiutata, affinché sperimenti strategie più funzionali alle sue caratteristiche cognitive ed emotive. Dal punto di vista emotivo-motivazionale, Marta dimostra una forte capacità di sopportare la frustrazione conseguente alle sue difficoltà oggettive, che al momento riesce ancora a gestire grazie alle idee e alla fiducia nell’impegno sviluppate e stimolate dal suo entourage familiare e scolastico.
Come mai Marta, una bambina volitiva e intelligente, è sfuggita all’attenzione dei docenti rispetto all’apprendimento. Perché nessuno si è mai chiesto se la lentezza nell’apprendere registrata fin dalla classe prima, se le difficoltà a comprendere testi scritti ma non orali non fossero segnali degni di essere indagati e compresi meglio? A parziale giustificazione potremmo chiederci se la tenacia e la voglia d’imparare di Marta abbiano in qualche modo oscurato il problema? Sì, potrebbe essere, ma ciò non toglie che per quasi cinque anni di scuola questa bambina è stata misconosciuta nelle sue potenzialità e nelle sue fatiche.
E tutto questo è accaduto nonostante la legge 170 sui DSA del lontano 2010, linee guida, raccomandazioni, circolari ministeriali che hanno dato il via e continuano a promuovere le molteplici e numerosissime iniziative delle scuole volte ad approfondire le diverse problematiche dell’apprendimento. Che dire poi delle iniziative scolastiche centrate sull’individuazione di bambini a rischio di DSA che, nel caso specifico, però si sono dimostrate inefficaci? Strumenti di valutazione degli apprendimenti, screening, progetti per lo sviluppo delle abilità di base sono i benvenuti perché possono risultare utili e potenzialmente efficaci, tuttavia se non sono accompagnati dalla capacità di guardare con attenzione e simpatia il bambino nella sua crescita e dalla sensibilità psicoeducativa di cogliere lo sforzo o la fatica di apprendere, attributi della funzione docente, resteranno solo degli strumenti che perfetti non sono né possono esserlo per legge o diventare.

Per saperne di più

  • 2010 Legge 170 sui DSA
  • 12/7/2011 Linee Guida sui DSA – LINEE GUIDA PER IL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI ALUNNI E DEGLI STUDENTI CON DSA. (D.M. prot. 5669)
  • 27/12/2012 Direttiva BES e CTS - STRUMENTI D’INTERVENTO PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI E ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PER L’INCLUSIONE SCOLASTICA

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