Bocciature, dubbi e domande

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Sebbene sembri superato dalla norma e dalla consuetudine, il tema della “bocciatura” è ancora molto dibattuto: può consentire maggiori chances ai bambini che appaiono in ritardo nell'apprendimento? Di Adriana Molin. 

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Un’insegnante di classe quarta, angustiata per le sorti di un suo alunno, mi ha posto una domanda che fa pensare: "Una bocciatura, in classe prima, può consentire maggiori chance di sviluppo a bambini che appaiono in ritardo nell’apprendimento scolastico?". 
Non ci sono risposte univoche perché ogni bambino è portatore di una storia e vive in un determinato ambiente che può sollecitare e/o inibire le sue potenzialità: ciò implica che la risposta non possa riflettere teorie, principi o convinzioni, ma un’analisi puntuale e in prospettiva di ciò che è possibile realizzare concretamente per quel bambino.
La storia di Francesco che ora frequenta la classe quarta è emblematica, a mio avviso. In classe prima le sue insegnanti si erano poste il problema se promuoverlo o bocciarlo: il bambino era in ritardo negli apprendimenti di base, ma ben adattato all’ambiente scolastico e con relazioni sociali ben sviluppate. I genitori avevano lasciato mano libera alle docenti, che, considerata la situazione, decisero di promuoverlo. Attualmente, il bambino sta accumulando ritardi nelle acquisizioni degli apprendimenti complessi (comprende come un bambino di terza e nell’apprendimento dei numeri frazionari e nella soluzione dei problemi non si vedono progressi) nonostante il maggiore tempo dedicato alle attività individualizzate e le numerose spiegazioni basate su strategie di tipo esperienziale. È sempre molto diligente e collaborativo con adulti e compagni, mai aggressivo.
Le sue insegnanti sanno che Francesco è un bambino con bisogni educativi speciali. Da sempre gli hanno dedicato più tempo degli altri, lo hanno seguito passo dopo passo, con costanza, continuità, gli forniscono strategie facilitanti oltre che spiegazioni supplementari, ma ora tutto questo non sembra più sufficiente. Temono che il gap tra il rendimento scolastico di Francesco e quello dei compagni, diventando sempre più manifesto, si ripercuota negativamente nella percezione di sé del ragazzino portando ad un disinvestimento nell’apprendimento e a un disequilibrio nel clima sociale di classe. Pensano che Francesco stia diventando troppo remissivo nei confronti dei compagni, quasi incapace di difendersi, ove necessario. Per queste ragioni, consigliano i genitori di portare il bambino al servizio dell’ASL per un chiarimento sul profilo di funzionamento mentale del bambino.
I genitori, che hanno sempre accettato di buon grado le decisioni degli insegnanti, accolgono la richiesta come se appartenesse all’andamento normale delle cose; anche loro – affermano – si sono accorti che il bambino è più lento degli altri fratelli, ma sono “certi che fa tutto quello che può e non possiamo chiedergli di più, se non è portato”. Accompagnano quindi Francesco nell’iter previsto per la valutazione delle abilità scolastiche da parte di esperti.

BES, FIL  e tempi "slow"

Il profilo elaborato dagli operatori dell’ASL conferma un ritardo lieve nella letto-scrittura, difficoltà severe in matematica in un quadro di funzionamento intellettivo ai limiti inferiori di norma (FIL). In altre parole, il profilo cognitivo appare in lieve ritardo rispetto ai coetanei e non mostra particolari punti di forza o debolezza. È coerente con le abilità scolastiche espresse dal bambino che sono apprese negli automatismi, ma insufficienti negli elementi più complessi. Lo psicologo, in accordo con la scuola, propone che Francesco sia sostenuto, in linea con quanto già realizzato, il più possibile fino alla scuola media e sia elaborato un PDP, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, per facilitare la transizione dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado. In particolare alla scuola è suggerito di puntare sulle abilità sociali promuovendo un’integrazione scolastica capace di riconoscere a ciascun alunno la valorizzazione del suo impegno più che i risultati raggiunti.
Rovesciando la domanda iniziale per adattarla alla situazione contingente e cioè “Ripetere la classe prima avrebbe cambiato l’andamento scolastico di Francesco?”, la risposta è certamente no, perché il bambino se da un lato ha goduto del giusto supporto alle sue necessità di scolaro, dall’altro non ha usufruito del medesimo sostegno a casa. Forse un ambiente familiare più stimolante avrebbe potuto posticipare la necessità di arrivare ad una diagnosi di FIL, ma non evitarla. È una diagnosi “difficile” che tuttavia rappresenta una tutela poiché rientra nella normativa BES, che formalizza l’aiuto e il sostegno necessari al ragazzo da parte della scuola e della famiglia.
Come la ricerca ha ben evidenziato, il funzionamento cognitivo limite ha più cause, fattori interni al soggetto e fattori esterni – ambiente di vita – che concorrono in misura diversa al profilo stesso. Il professor Vianello ci ricorda sempre che FIL si può nascere, ma anche diventare. E noi della scuola possiamo davvero fare molto per questi bambini che, personalmente, preferisco chiamare “slow learners”, una locuzione che sottende un tempo vissuto diversamente e differenti visioni del mondo.

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