Uno strumento per conoscere e prendersi cura

La traccia che viene proposta, sperimentata da tempo nelle scuole trentine e non solo, ci permette di conoscere gli alunni che hanno una storia di migrazione. E di stabilire un dialogo anche con le loro famiglie. Di Maria Arici e Giovanna Masiero. 

di Redazione GiuntiScuola · 27 ottobre 2016
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Piccole attenzioni per un clima più accogliente

A Lases, un piccolo paese del Trentino, gli insegnanti offrono il tè e una fetta di torta ai genitori invitati a un primo colloquio. Sono quasi tutti genitori stranieri, con figli arrivati in Italia dal Paese d'origine assieme a loro, o dopo diverso tempo, oppure nati qui.
A Trento, in una scuola in centro città, frequentata per la stragrande maggioranza da studenti di origine straniera di seconda generazione, nello spazio protetto e accogliente dedicato alla conoscenza reciproca, un papà confessa all'insegnante referente che, da quest'anno, cura questa importante fase:
Le maestre scrivono in corsivo, io non capisco, così non rispondo e non firmo e loro pensano che non mi interesso. Ma non è vero, è perché mi vergogno a chiedere di scrivere in stampato, i miei figli sono ormai già in quarta e quinta e non riusciamo a capirci mai...
E una mamma dice:
Io sono analfabeta, ho tre figli che hanno studiato qua, ma io non ho mai capito niente di quello che fanno, di quello che mi portano a casa, tutti quegli avvisi, ma alle maestre non ho detto che sono analfabeta, non so come fare...
A Modena in molte scuole il colloquio viene svolto da due insegnanti insieme: una per chiacchierare e l’altra per annotare; e ciò avviene sempre prima che inizi la scuola, in quei primi giorni di settembre spesso occupati anche da riunioni organizzative, corsi di recupero, percorsi di formazione.

Le piccole esperienze qui brevemente descritte sono solo alcuni semplici esempi di modalità adottate per creare una situazione favorevole per la rilevazione della biografia personale, familiare, scolastica e linguistica degli studenti di origine straniera. Si tratta di uno strumento già in uso in molte scuole, ma che va sempre rivisto e "rigenerato" nel suo senso e nel suo utilizzo affinché sia, appunto, uno strumento, e non un mero adempimento burocratico di cui non si comprendono a fondo le finalità e le potenzialità.

Una traccia per conoscere

La "traccia per la biografia" è stata recentemente rivista e rinnovata in Trentino ed è presente in formato word su Vivoscuola, il portale della scuola trentina, all’indirizzo www.vivoscuola.it/intercultura, cliccando sull'icona del fascicolo "Strumenti", e sul sito IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa), nell'area "Scuola Inclusiva", sempre alla voce "Strumenti".
La scelta di offrire questa traccia, assieme ad altri strumenti indispensabili per la promozione dei percorsi scolastici degli studenti di origine straniera, on line, in formato word, deriva dalla convinzione che il loro utilizzo sia sicuramente migliore e più efficace in formato digitale. La traccia risulta molto lunga e articolata perché cerca di prevedere tutta la gamma delle variabili utili per descrivere la situazione personale, scolastica, familiare e linguistica degli studenti di origine straniera e, in molte parti, al posto di spazi bianchi da compilare, spesso "spaesanti" per gli stessi insegnanti, offre già la gamma delle varie possibilità e opzioni tra cui scegliere. Risulta di conseguenza molto corposa quindi, nei momenti della sua compilazione, va snellita lasciando solo le opzioni selezionate e cancellando tutte le altre, per ottenere uno strumento snello, chiaro e agevolmente condivisibile tra i docenti.

È importante la condivisione tra gli insegnanti delle informazioni fornite dalla traccia . Non è uno strumento da utilizzare solo per decidere in quale classe inserire gli studenti neo-arrivati, è un materiale da usare e ri-usare con tutti i genitori (e, anche, gli studenti), anche con chi è in Italia da tanto tempo o nato qui.
Il senso è quello del conoscere per prendersi cura e, poi, condividere tra docenti gli elementi di conoscenza per coltivare la relazione.
Le informazioni raccolte permettono di puntare fin da subito sulle potenzialità di ogni alunno , di conoscere e considerare adeguatamente le eventuali difficoltà, senza stupirsene o accorgersene tardivamente. E quindi aiutano anche a trovare soluzioni comuni per risolvere difficoltà e che, se non venissero riconosciute e correttamente considerate, potrebbero diventare degli ostacoli nella comunicazione tra scuola e famiglia, compromettendo sia lo "star bene" che il "far bene" dei figli a scuola.

Quante lingue ci sono a casa?

La traccia che vi proponiamo va intesa come uno strumento di i ncontro e scambio con i genitori e gli studenti, ma anche fra gli insegnanti . Va compilata gradualmente e ripresa in momenti successivi, per integrarla, precisarla, condividerla.
Usare lo strumento in questi termini porta a un'apertura, a uno scambio virtuoso di conoscenze . Si va oltre la semplice compilazione di una scheda, si entra nella cura del rapporto di relazione che piano piano si costruisce, si amplia, e così la famiglia straniera per gli insegnanti, e la scuola nel suo insieme per i genitori, man mano acquistano reciproca familiarità.
Dietro ad ogni domanda presente nella traccia c'è un perché.

Prendiamo ad esempio la parte della biografia linguistica . Riflettere insieme su tutti questi elementi linguistici significa conoscere il contesto di plurilinguismo della famiglia e rilevare i contatti con l’italiano, aspetto dato spesso sbrigativamente per scontato.

In altre parti della traccia, chiedere chi dei familiari è presente in Italia e quali eventuali trasferimenti ha in mente la famiglia, aiuta a capirne il progetto migratorio e a conoscere la rete che sta intorno allo studente.
Chiedere se dispone a casa di un luogo idoneo per studiare e se qualcuno lo aiuta nei compiti scolastici serve, ancora una volta, per non dare nulla per scontato, per non stupirsi di eventuali mancanze e per non penalizzare ulteriormente situazioni che, in alcuni, casi possono essere molto difficili e carenti.
Chiedere se la mamma o il papà parlano l'italiano , sanno leggere, sanno scrivere, aiuta a capire la consistenza dell’appoggio, anche solo in termini di chiarezza nelle comunicazioni, su cui la scuola può contare.
Chiedere che cosa ha già studiato , in caso di percorsi scolastici precedenti in altri luoghi, e che cosa sa e riconosce delle materie che andrà a studiare, serve per compiere i primi passi per l'emersione dei pre-requisiti necessari su cui si deve fondare la costruzione delle competenze successive.
È anche per questo che la traccia compilata è uno strumento che deve rimanere a portata di mano di ogni insegnante e, nel momento in cui si dovesse verificare un problema, soprattutto la percezione di un blocco nell’apprendimento, ecco che forse è già disponibile una chiave per trovare delle risposte tra le informazioni raccolte con cura e precisione.

La competenza in italiano

Una riflessione anche sulla parte relativa alla compilazione della "fotografia linguistica" per l'italiano L2 .  Questa parte, sicuramente utilissima nel caso di studenti in Italia da tempo o nati qui, va considerata anche per gli studenti neo-arrivati perché, se ben condotta, può far emergere conoscenze pregresse insospettate e competenze trasversali o compensative importantissime. Va ovviamente compilata da insegnanti in possesso delle conoscenze necessarie in tema di acquisizione di una lingua seconda (in particolare in riferimento ai livelli di competenza forniti dal QCER e all'analisi degli stadi dell'interlingua), nonché esperti nella scelta dei materiali più adeguati per l'analisi della competenza comunicativa e linguistica. È una sezione della traccia che va condotta in momenti specifici e che va periodicamente aggiornat a e – lo sottolineiamo ancora una volta - condivisa con tutti i docenti di classe.

Un’occasione per scambiare

La traccia per la biografia, se vissuta come strumento ricco, di cura e di reciprocità, e quindi se compilata non frettolosamente, annotando semplicisticamente che Ahmad è nato in Pakistan e parla il "pakistano", e riportando invece la parola urdu, o la parola punjabi, o tutte e due, e tante altre informazioni, metterà l'insegnante che la redige e che la legge nelle condizioni di imparare qualcosa di più, su un mondo che non è il suo , di maturare nuove consapevolezze e porre in atto specifiche attenzioni, a partire da un autentico desiderio di conoscere e di entrare in relazione.
Ecco le parole di un'insegnante che ha appena concluso una serie di colloqui utilizzando la traccia per la biografia:
Le mamme originarie del Marocco sono venute a scuola in piccoli gruppi e, aiutate dai figli che frequentano la nostra scuola, non hanno avuto problemi di comprensione. Si sono sostenute fra di loro e aperte ad una piacevolissima conversazione che mi ha immersa in un mondo nuovo che le riguarda.

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