Una casa per le culture

I centri interculturali, la crisi dell’intercultura e un’esperienza virtuosa. La Casa delle Culture di Arezzo. 

di Lorenzo Luatti · 18 aprile 2015
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Mi piace pensare che un giorno, un giorno non troppo lontano, quando gli studiosi riscriveranno la storia delle politiche e degli interventi a sostegno dell’integrazione dei migranti, anche ai Centri interculturali e ai loro operatori, in questa storia, sarà dato uno spazio. Un giusto riconoscimento a queste strutture, pubbliche o private, che fin dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso hanno accompagnato, sommessamente, scuole e territori con idee, progetti, pratiche e strumenti utili a comprendere e affrontare i cambiamenti “interculturali” in atto, in classe e nella città.

Non è una realtà sconosciuta a gran parte dei lettori di “Sesamo”, anzi: molti avranno avuto occasione di partecipare al Convegno che la Rete dei centri interculturali italiana organizza annualmente, da 17 anni a questa parte . Il COME di Milano , il CD/LEI di Bologna , il Centro Interculturale di Torino , il MEMO di Modena , e molti altri ancora, più o meno noti, al Nord come al Sud, nelle grandi città e nei piccoli centri, hanno tutti contribuito a scrivere la storia dell’integrazione scolastica in Italia.

Negli ultimi anni il loro ruolo si è profondamente ridimensionato: il discorso interculturale ha perduto appeal e priorità, ed è stato riassorbito da altre tematiche più generali. Quanto è accaduto agli allievi di origine straniera, oggi genericamente ricondotti nella categoria ampia e multiforme dei BES, è per certi versi emblematico. La drastica riduzione, senza eufemismi sarebbe più corretto dire la scomparsa, delle risorse economiche che avevano alimentato e sostenuto le politiche e i processi di integrazione interculturale, ha lasciato un segno profondo. Il messaggio è stato chiaro e non si può dire che non sia stato recepito. Anche dalla scuola.

La Casa delle Culture di Arezzo

In questo clima generale di smobilitazione, pare utile e opportuno segnalare tutte quelle esperienze positive e “resilienti” che pure permangono nei territori. La Casa delle Culture di Arezzo ne è un esempio, anche nell’ottica di una positiva collaborazione tra scuola e territorio. Essa, sia detto ad onore di chi non c’è più, ha rimpiazzato uno storico centro interculturale attivo in città per 20 anni (il Centro di Documentazione Città di Arezzo), e di cui la Casa può considerarsi naturale erede. Promossa e sostenuta economicamente dal Comune di Arezzo, la Casa delle Culture è collocata nel centro della città , laddove una volta c’era la Caserma militare (e, prima ancora, un convento). Oggi, che il periodo di “rodaggio” può considerarsi terminato, la Casa si presenta come una realtà vivace, vissuta e partecipata dalla cittadinanza e dal mondo dell’associazionismo italiano e migrante.

Non mancano gli spazi per incontrarsi e per svolgere le iniziative . Oltre 500mq distribuiti su 2 piani, due ampie sale al piano terra per spettacoli e convegni e per una biblioteca multilingue (in corso di allestimento); un dedalo di stanze e uffici per i servizi di front-office e per lo svolgimento di riunioni e corsi nel piccolo gruppo al secondo piano.
Tante le attività realizzate al suo interno o nelle scuole, gestite direttamente dagli operatori interni di Oxfam Italia o dalle associazioni facenti parte del coordinamento della Casa: attività di doposcuola per studenti in difficoltà, anche attraverso il ricorso alla peer education ; attività di rinforzo linguistico per le madri, a cui vengono forniti alcuni strumenti per aiutare i figli nei compiti a casa; corsi di L2 per gli alunni durante il periodo estivo o nel periodo precedente l’inizio dell’anno scolastico; corsi di formazione e per insegnanti; corsi di lingua madre e molto molto altro ancora.

Varrebbe la pena fare una visita in loco per rendersi conto del formicolio di persone e delle pluralità di attività che quotidianamente abitano la Casa, e che la rendono, al di là di ogni retorica, un crocevia cittadino di incontro e mescolamento tra persone, storie, lingue, sapori e culture , nuove e diverse.

Come ogni Casa che si rispetti, anche quella di Arezzo ha le sue signore e i suoi signori: Ingrid, Giulia, Caterina e Anjana coadiuvate da una squadra di mediatrici. Ciascuna avrebbe molte storie della Casa da raccontare, ma per adesso dobbiamo accontentarci di una loro splendida fotogallery e di un video .

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