Sotto lo stesso cielo

Cielo, nuvole, sole, orizzonte... Spesso i bambini si pongono interrogativi sugli elementi naturali e i fenomeni celesti. Come possiamo aiutarli a osservare, immaginare, ricordare, dando spazio anche alle altre lingue? Di Angela Maltoni. 

di Angela Maltoni · 09 maggio 2017
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L’abitudine a raccontarsi

Ogni bambino che viene da lontano porta con sé, oltre alla propria lingua, immagini e colori della sua terra d’origine . Un bagaglio culturale che, se valorizzato, aiuta – autoctoni e no – a prendere coscienza del “qui” e dell’“altrove”. Difficilmente, nella nostra vita frenetica, ci si sofferma a osservare le piccole cose: i bambini, anche se in mezzo a mille impegni grandi e piccoli, sono invece in grado di cogliere le infinite sfumature presenti in ciò che li circonda.
A scuola è bello parlare anche “minimalista”, e con le abituali conversazioni nell’angolo morbido cerco di stimolarli fin da piccoli a soffermarsi a osservare . A volte, la mattina, li invito a chiudere gli occhi e ad ascoltare i rumori, oppure a cercare di percepire un odore o a far emergere un’immagine. Poi tutti insieme trasformiamo queste “sensazioni” in parole. Inizialmente l’esercizio non è semplice, con i più che tendono a “plagiare” i compagni che hanno parlato per primi. Man mano che la proposta diventa “rito” e poi “gioco” emergono sempre più elementi significativi del loro vissuto. Ricordo, in prima, un bambino che ogni mattina parlava dell’“odore del suo papà” legandolo a quello del caffè; una bambina, invece, chiudeva gli occhi e sembrava cadere in trance prima di iniziare a raccontare il suo paese – Capo Verde – di cui sottolineava il magico colore blu del cielo e del mare. Pian piano, crescendo, ho notato che diventano più schivi e meno propensi a raccontarsi. A quel punto, abituati fin dall’inizio all’ascolto, alla conversazione e alla discussione, è il momento di ricorrere alla “magica mediazione” della narrazione e della lettura ad alta voce.

Cieli e nuvole: colori, poesia ma anche dialetti

Un argomento molto avvincente, che propongo solitamente in seconda, è quello del cielo . Per farli riflettere sulle sue infinite sfumature chiedo ai bambini di disegnarlo – con l’aiuto di una serie di immagini stampate e l’uso degli acquarelli che ben si prestano a definire tutte le gradazioni – così come lo vedono dalle finestre della nostra aula nelle diverse situazioni climatiche. Molti, provenienti da paesi lontani, sottolineano spesso come il nostro cielo sia “diverso” dal loro: quello di Santo Domingo , ad esempio, “è così blu che in alcune giornate diventa quasi violetto”. Per una bambina rumena, originaria di una zona montuosa, “d’inverno il cielo tutto bianco e bagnato si appoggia sulle strade”. Dopo le osservazioni e i disegni raccolgo il materiale in un piccolo libro dove ognuno completa i singoli fogli disegnando, sugli sfondi dalle tante sfumature d’azzurro, palazzi, alberi, bambini che giocano, case, montagne e naturalmente nuvole. Segue poi la lettura e la visione del libro “Le nuvole”, edito da Artebambini , accompagnato dalle parole di Fabrizio De André e di Mauro Pagani, con l’ascolto dell’ omonima poesia .L’attività successiva consiste nello scrivere le parole “cielo”, “nuvola”, “azzurro” e “blu” nelle varie lingue dei bambini della classe , riportate su tanti cartoncini colorati attaccati poi su un cartellone.
Un’altra bella proposta è anche la lettura in lingua francese di “Petit Nuage”, di Eric Carl e, un delicato racconto che stimola i bambini a osservare le nuvole da un punto di vista diverso. Così, una mattina in cui in cielo avevano fatto capolino questi vaporosissimi “batuffoli di cotone”, ho invitato i bambini a provare a immaginare tanti personaggi fantasiosi. Successivamente ognuno ha inventato una storia con protagonista la “sua” nuvola. Anche l’analisi di diversi e pittoreschi proverbi sul cielo e le nuvole ha destato molto interesse nei bambini, stimolati anche dall’aver tirato fuori modi di dire – vere e proprie perle di saggezza – in vari dialetti italiani per farli riflettere sulle assonanze tra le loro lingue madri e il vernacolo.

L’orizzonte: divisione tra terra e cielo o confine?

Al termine di questi lavori tutti insieme riflettiamo sulla linea che divide il cielo dalla terra e dal mare. Al brainstorming segue sempre una vivace discussione su questo “confine” che segna la separazione tra – come hanno scritto loro – “il su” e “il giù”, “il mondo degli uccelli e quello degli uomini”, “l’azzurro del cielo e il verde dei prati”. La curiosità si spinge puntualmente fino alla fatidica domanda: “se la terra è rotonda, come mai l’orizzonte appare invece come una linea diritta?”. Per spiegare questo “equivoco” mi sono rifatta all’etimologia della parola, che deriva dal greco “horizōn” (kyklos), "(cerchio) che delimita". Nel passaggio successivo ho parlato di Claudio Tolomeo, che osservando una nave scomparire all’orizzonte suppose che la terra fosse tonda. A questo punto ben si inserisce la lettura de “La favola dell’orizzonte”, tratta da “Le storie dell’orizzonte” di Roberto Piumini, che suscita sempre molto interesse e li aiuta a riflettere sul fatto che ogni luogo della Terra ha il proprio orizzonte: per alcuni è il mare, per altri le montagne o i prati, per altri ancora la coltre infinita dei ghiacci perenni. Il passo successivo è l’invito a scrutare “con gli occhi della mente” – così abbiamo etichettato la nostra pratica per far emergere i ricordi – il loro personale orizzonte e poi a rappresentarlo in un disegno.

Il sole, tra leggende e feste tradizionali

In terza ho proposto il tema del sole partendo dalla lettura del libro “Storie dei cieli del mondo”, edito da Sinnos , in cui sono raccolte storie di vari paesi del mondo. Partendo dalla tradizione italiana – “La figlia del Sole”, che ha fornito interessanti spunti di riflessione –, la lettura successiva è stata “Il re Sole”, storia della Polonia come recita il sottotitolo. Con una ricerca in rete abbiamo poi trovato che in India si festeggia “La festa indù Chhath Puja” dedicata alla divinità del Sole e a sua moglie Usha, mentre con l’aiuto della mediatrice abbiamo letto “La leyenda del sol y la luna”, una leggenda messicana che ci ha fornito molte informazioni sulle divinità del luogo. Quindi, partendo dai personaggi delle diverse storie e dividendo i bambini in gruppi, ho chiesto di ordinare i racconti in sequenze e di tradurre alcune parole nelle loro lingue madri anche con l’aiuto dei genitori. L’argomento ha interessato molto i bambini e la riflessione si è spinta fino all’osservazioni delle incisioni rupestri con la rappresentazione del sole nei graffiti del monte Bego e della Val Camonica. Abbiamo osservato insieme diverse incisioni, trovando una curiosa attinenza tra due popoli e due culture che, pur molto distanti tra loro, rappresentavano il globo celeste in modo molto simile.

Le stelle sono tante…

In quinta la lettura “L’origine delle costellazioni” – tratta dal libro sopracitato “Storie dei cieli del mondo” – sulla tradizione delle Grandi Antille ha dato il la per l’esplorazione e la ricerca delle più famose stelle dei due emisferi. Per sapere se le stelle sono le stesse sopra e sotto la linea dell’equatore ci siamo documentati leggendo il libro “Stelle, galassie e misteri cosmici. Ovvero, tutto sull’universo”, di Jonathan Lindstrom per Editoriale Scienza, che oltre a ripercorrere la nascita dell’universo fa ben comprendere la sua grandezza. Sempre parlando di stelle e di astronomia i bambini si sono divertiti a cercare le risposte alle loro domande in “Perché le stelle non ci cadono in testa?”, un libro intervista a Margherita Hack, e in "Il cielo a piccoli passi" di Michèle Mira Pons edito da Motta Junior. Entrambi i testi – chiari, semplici ed estremamente esaurienti – hanno aiutati a comprendere i fenomeni celesti in maniera scientifica attraverso immagini, un taglio interessante e modi divertenti. Ho poi proposto alcune carte stellari degli emisferi nord e sud e li ho invitati, in piccolo gruppo, a cercare se ci fossero le stesse costellazioni e a trovare l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, la Stella Polare e la Croce del Sud. Il lavoro è stato un po’ complicato ma molto coinvolgente. Ogni gruppo ha lavorato autonomamente e al termine i dati sono stati confrontati.

A conclusione delle attività ho proposto, in lingua originale, la bellissima poesia di Pablo Neruda “Ode a una estrella”.