Quale scuola per mio figlio? Accogliere le domande e i timori dei genitori

Una mamma con una lunga esperienza in una scuola “plurale” cerca di porre le giuste domande a madri e padri che stanno per scegliere dove studieranno i loro figli. Di Federica Baroni e Sabina Uberti-Bona (Commissione genitori e intercultura della scuola Cadorna di Milano)

di Redazione GiuntiScuola · 04 dicembre 2018
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Nell’epoca dello “ schooling” , ovvero del “ White flight” – fenomeni contemporanei di scelta della scuola che portano una percentuale del 50% degli studenti milanesi a frequentare una scuola differente da quella del proprio quartiere –emergono i dubbi delle famiglie davanti alle scuole multiculturali. Ed è in questo momento dell'anno che molte mamme con i figli che stanno per finire la scuola dell’infanzia ti chiedono, senza nascondere una certa perplessità: “Ma com'è questa scuola? Pensi che potrebbe andar bene per mio figlio?”. Traduzione: “ Il mio bambino in mezzo a così tanti 'stranieri' come si troverà? L’ambiente sarà adeguato? Imparerà l’italiano? E io, come mi troverò?”.

Noi genitori veterani di questa scuola ci consultiamo per trovare la chiave giusta per rispondere.

Per fortuna c’è chi tiene sempre la barra dritta, ed ecco che arriva la risposta da una mamma, non proprio una a caso. Aurora infatti è al 12esimo anno in questa scuola e al nono in consiglio di istituto:

“E ne ho viste di ogni tipo. Momenti di splendore e momenti bui, come avviene in tutte le scuole, in tutte le classi, con tutti i bimbi. Ho incontrato insegnanti estremamente diversi tra loro come approccio, modalità, stile. Eppure in tutti i casi i miei figli sono usciti (stanno uscendo) ben preparati. Il più grande ha terminato la terza media con nove e ora frequenta il liceo. Ma non mi soffermerei solo sulla preparazione scolastica. Davvero quella è uguale a quella di altre scuole, con alti e bassi. Mi soffermerei di più sull’ esperienza che vivono i bambini . Esperienza ricca di progetti, attività, riflessioni, competenze che qui, più che in altre, gli insegnanti, la dirigenza, gli operatori ATA con il contributo dei genitori, sanno offrire.

Non ho dubbi che questo arricchimento sia unico e che ci sia perché siamo tutti siamo convinti che la diversità è ricchezza e questo messaggio è passato ai bambini. E sono convinta che non tutte le scuole possano offrire questa esperienza di vita. Ma il vero nocciolo del problema è capire se anche le mamme e i papà sono in grado di sentirsi a loro agio in una realtà così diversa dal loro quotidiano . Questo è il punto cruciale.”

Saper vedere la diversità come valore

È infatti il genitore con il suo bagaglio culturale che in una scuola multiculturale dovrà mettersi in gioco , non nel senso di lavorare per le varie attività - se c'è la voglia e la possibilità ben venga - ma di sforzarsi di “essere all'altezza” della situazione. E per questo serve, inutile negarlo, prima di tutto apertura, curiosità, fiducia e la volontà di superare i propri stereotipi.

“Al genitore che chiede informazioni sulla nostra scuola bisognerebbe suggerire questi quesiti” , continua Aurora, "sarai in grado di guardare in faccia i pregiudizi , o meglio di analizzare quelli che certamente ti verranno in mente, per cercare di superarli? Sarai in grado di accettare le differenze e le diversità, così come fa tuo figlio? Di non generalizzare e di non imputare alle differenze i problemi che sorgeranno? Sarai in grado di accettare le difficoltà che verranno dalle differenze, così come avresti accettato, in realtà omologate, altre difficoltà legate all’omologazione? Queste sono forse le domande giuste. Se quel genitore pensa di poter essere a suo agio in questa scuola, allora sì, gli garantisco per il figlio una formazione scolastica e di vita unica”.

L’incisiva sintesi di Aurora trova risonanza nel convegno che la Commissione Intercultura dei genitori con la dirigenza dell’istituto sta organizzando a scuola il giorno dell’open day: “ Piccoli cosmopoliti crescono: vantaggi e risorse dell'educazione alla cittadinanza globale nella scuola ”. La comunità della scuola Cadorna sollecita il confronto per capire se effettivamente un contesto ricco di diversità sia oggi educativamente più strategico di uno omologato, come noi pensiamo.

Un’ottima occasione per accogliere le domande dei genitori e i loro dubbi, cercando insieme risposte, o meglio ancora facendosi altre domande.

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