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Numeri per attaccar bottone: giochi per rac-contare

Giochi di bottoni da contare, buffi orologi e treni immaginari che ci portano dove si parla il rumeno, il cinese, il napoletano... Di Antonio Di Pietro.

di Redazione GiuntiScuola27 dicembre 20178 minuti di lettura
Numeri per attaccar bottone: giochi per rac-contare | Giunti Scuola

“Che cos'è?” - mi chiedono subito i bambini. “È un cesto da cucito”. “Che cos'è?”. Ci sediamo in cerchio e invito i bambini (uno alla volta) a fare una passeggiatina con il cesto da cucito . Un'azione che può sembrare priva di significato, ma che crea buonumore. Qualcuno prova ad aprire i primi due scomparti, ma sono vuoti (immaginavo che volessero aprirli, ma per creare un po' di suspense ho preferito non metterci niente). Altri, camminando, sentono dei suoni: “Ci deve essere qualcosa dentro!”.

In partenza

Quando prendo il cesto da cucito inizio anch'io a camminare all'interno del cerchio. Racconto alcune cose di me, che viaggio molto e spesso prendo il treno... ogni tanto anche l'aereo! Racconto di quando preparo la valigia, cosa ci metto, cosa non manca mai (un libro). Poi, condivido alcuni ricordi di spostamenti rocamboleschi per prendere il treno. Quella volta che a lungo fermarono l'autobus perché c'era una persona che non aveva il biglietto e non voleva scendere, quella volta che iniziò a nevicare, quella volta che... stavo per perdere il treno! Racconto che in quei momenti chiedevo sempre “Che ore sono?” e mi sembrava che ognuno avesse un orario diverso.

Uno, due... undici

Ritorno a sedere e comincio ad aprire il cesto del cucito. In ogni scomparto ci sono dei piccoli bottoni di un colore diverso. Chiedo “Che ore sono?” e i bambini rispondono: “Cinque!”, “Dieci!” “Diciassette!”, “Una e mezza!”... Sono le undici e inizio a prendere undici bottoni contando ad alta voce e invitando i bambini a farlo insieme a me. Vedo che qualcuno non parla e dico “Ci ho ripensato, questi colori non mi piacciono un granché”. Rimetto a posto i bottoni e ne riprendo altri ricominciando a contare insieme ai bambini. Cerco di mantenere la dimensione ludica per alimentare coinvolgimento e curiosità. Penso fra me e me: “Cos'altro potrei fare?”. Mi sembra divertente provare a contare i bottoni della mia camicia. Anche ai bambini sembra divertente... e iniziano a contare i bottoni che abbiamo addosso : “Uno, due...”. In questo modo, mentre gran parte sono impegnati a scoprire e contare i bottoni propri e altrui, mi avvicino a Christina che ha bisogno di essere sostenuta nel dire i numeri. Intanto, nel brusìo dei conteggi emerge un urlo di gioia: “Undici!”.

Attaccar bottone

Ritorno a raccontare in maniera più sintetica le mie storie buffe per prendere il treno. Questa ridondanza nel ripetere i numeri e alcuni aneddoti di vita è un'opportunità per riportare l'attenzione su alcune parole e frasi. Farlo con un pizzico di ludicità mi permette di non risultare noioso (o almeno così mi pare!). Anzi, mi offre l'occasione sia di far ri-ascoltare alcune parole chiave dette all'interno di nuove frasi sia di dare la parola...
Mentre racconto di nuovo le storie, faccio capire (questa volta senza farla troppo lunga) che quando viene dato un bottone si è invitati a parlare . Cerco di attaccar bottone facendo domande, tenendo conto delle diverse competenze linguistiche: “Vuoi ripetere? Treno” (mostrando un'immagine del treno), “Non ricordo più, ero su un autobus o una bicicletta?”. “Sei mai stato su un autobus? Cosa ti ricordi? raccontaci.” Ogni volta sempre con un bambino diverso fino a quando ognuno ha un bottone in mano.
Ci tengo molto a garantire il “diritto di parola” , sostenere quei momenti in cui ciascuno possa parlare: ripetere dei vocaboli, dire una frase, raccontare, esprimere il proprio pensiero.

Che ore sono?

E con i miei undici bottoni stretti in un palmo della mano mi avvicino a un bambino e gli chiedo: “Che ore sono?”. “Le undici!”. Apro la mano e chiedo di contare quanti bottoni ho nel palmo. “Uno, due... undici!”. “Esatto! Hai indovinato... allora hai vinto un mio bottone!”.
Riprendo a camminare nel cerchio, ricordando le parole chiave delle storie per andare alla stazione, mi avvicino a Mirco: “Mi sa che sto per perdere il treno.... che ore sono?”. “Undici!”. Gli chiedo di contare “Uno, due... dieci!”. A questo punto, sorridendo gli dico: “Ahi ahi ahi! Non sono undici, ma dieci. Dammi un bottone!”. Esplicito la regola del gioco: “Chi indovina il numero vince un bottone. Chi non lo indovina perde un bottone”. Poi, vado a prendere il cesto del cucito per dare undici bottoni ad ogni bambino. Inizio da Mirco.

Più uno

Il gioco del contare , del prendere e dare un bottone entra nel vivo. Poi, a un certo punto: “Che ore sono?”. “Tre”. Chiedo di contare: “Uno, due... quattro”. “Grazie! Quale bottone mi dai?”. Continuo a camminare nel cerchio ricordando le storie raccontate in precedenza per arrivare a chiedere “Che ore sono?”. “Cinque”. “Chi te l'ha detto?”. E la bambina mi risponde “Lo so!”. Inizia a contare “Uno, due... cinque”. Sento dire da alcuni bambini alle mie spalle: “Lo sapevo!”. Chiedo di nuovo: “Ma come hai fatto a saperlo?”. Lei: “Prima ne avevi quattro, poi ne hai vinto uno... allora ne hai cinque!”.

Numeri e ancora numeri

Il gioco è chiaro per tutti. Propongo ai bambini di alzarsi e andare da chi si vuole per chiedere “Che ore sono?”. Una volta fatta la domanda, preso o dato un bottone a seconda se si indovina il numero, ognuno può andare da un altro compagno. Sembra di essere alla stazione: bambini che camminano, s'incontrano, si chiedono che ore sono, contano... Il gioco si svolge in completa autonomia , così ho una nuova occasione per dedicarmi in modo privilegiato ad alcuni bambini. La frase rituale “Che ore sono?” è rassicurante anche per chi parla poco l'italiano . Ripetere continuamente i numeri permette di memorizzarli. Il piacere di tenere in mano i bottoni, il giocare a collezionarli, risulta essere molto stimolante. Qualcuno ha così tanti bottoni che non gli stanno nella mano, allora gli suggerisco di tirare su il lembo della maglia per farci una sorta di tasca dove tenerli. C'è anche chi resta senza... una bella occasione per andarne a prendere nel cesto del cucito. Undici? Vista l'ora potrebbero andare bene anche dodici.

In carrozza

Suono un campanellino e invito i bambini a ritornare al proprio posto. Chiedo ad ognuno di contare i propri bottoni: “Quanti bottoni hai?”. Liviu risponde: “Otto”. “Allora tu parti con il treno delle otto. E dove vai?”.
Ed ecco che il treno ci porta in posti dove si parla il rumeno, l'inglese, il cinese, il napoletano ... Intanto penso: “Potrei raccontare questo gioco ai genitori. Durante il momento dell'uscita mi faccio trovare con una manciata di bottoni. Racconto il gioco “Che ore sono?” e con qualche mamma e papà posso provare pure a giocarlo (non è lungo da fare). Potrebbe essere un'occasione preziosa per chiedere ai genitori come si dicono i numeri in lingua e in dialetto. Potrei stampare l' articolo che ho letto qualche giorno fa sui vantaggi del bilinguismo (dove si considera anche il dialetto) e darne una copia ad ogni famiglia”.
Mi riconcentro sul gioco in corso e chiedo a Lapo: “Quanti bottoni hai?”. “Cinque”. “C'è qualcuno che ha cinque bottoni e prende lo stesso treno?”. E così, piano piano si scopre chi farà il viaggio insieme, dove andrà... Qualcuno partirà alle trentatré!

Per saperne di più

La conoscenza del mondo – Tratto da: Indicazioni Nazionali per il curricolo (2012)
La familiarità con i numeri può nascere a partire da quelli che si usano nella vita di ogni giorno; poi, ragionando sulle quantità e sulla numerosità di oggetti diversi, i bambini costruiscono le prime fondamentali competenze sul contare oggetti o eventi, accompagnandole con i gesti dell'indicare, del togliere e dell'aggiungere.

Spunto bibliografico:
Demartini S., Fornara S., Sbaragli S., Numeri e parole. Percorsi di lingua e matematica , Giunti Scuola, Firenze 2017, supplemento a "Scuola dell'Infanzia "


Questa esperienza si è svolta all'interno del progetto “Conoscersi... per stare bene insieme” del Comune di Prato.