Memoria e apprendimento: la scuola “è tutta un quiz?”

Imparare a memoria: quali benefici comporta? La memorizzazione “allena la mente” o piuttosto dovrebbe essere un fenomeno connesso con l’attività di comprensione? Il parere di Giacomo Stella.

di Giacomo Stella · 02 maggio 2016
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Prendo spunto dalla lettera di Umberto Eco al nipote in cui lo invita a contrastare quella che considera la malattia delle generazioni di oggi: la perdita della memoria .

Molti insegnanti lamentano la scarsa disponibilità degli studenti a imparare a memoria , ma quest’ultima pratica che benefici comporta? Quando si dice che serve per mantenere attivo il cervello, siamo sicuri che il meccanismo benefico sia quello di memorizzare la Vispa Teresa? Il primo canto dell’inferno? Il 5 maggio?

Le neuroscienze e gli studi sull’invecchiamento cerebrale dimostrano univocamente che le persone che hanno studiato e che esercitano attività intellettuali mantengono più a lungo la loro efficienza cognitiva e, in definitiva, vivono più a lungo . Questo vuol dire che l’apprendimento, anche quello scolastico, ha effetti sullo sviluppo e sull’efficienza delle connessioni cerebrali, ma non indica quali attività sono più utili per potenziare la mente. A fronte di chi sostiene che imparare a memoria serve, vi sono dati della ricerca neuroscientifica che dicono che l’unico vero modo per memorizzare in maniera efficiente è capire .

Chi ha ragione? Chi crede che imparare a memoria alleni la mente o chi ritiene che la memorizzazione sia un fenomeno connesso con l’attività di comprensione ?

La memoria è un sistema complesso

Gli studiosi della memoria ci ricordano che non esiste un unico tipo di memoria, ma anzi descrivono la memoria come un sistema complesso, articolato in modalità molto differenti fra di loro con effetti diversi sia sulla durata del ricordo che sulla quantità di materiale da ricordare.
Tutti conoscono la distinzione fra memoria a breve termine e a lungo termine ma pochi sanno che la memoria a lungo termine non è un magazzino unico e universale per tutti i tipi di informazione: ha diverse “forme” e ognuna di queste ha le sue caratteristiche di “capienza” e di durata. Sono a lungo termine la memoria autobiografica (che riguarda i fatti della vita), la memoria procedurale (che riguarda le abilità automatiche come camminare, guidare, nuotare, ecc.) la memoria semantica (che riguarda i concetti) e la memoria episodica . Fra questi tipi di memoria quella che è più vicina alla rappresentazione di senso comune è quest’ultima, citata come il prototipo della capacità di tenere a mente nel tempo e spesso sollecitata nei quiz. Noi la consideriamo il prototipo della memoria anche perché la memoria dei computer è fatta su questo modello. Un magazzino in cui metti le informazioni e le ritrovi con facilità. Se il magazzino si riempie basta allargarlo con delle estensioni (i collegamenti associativi) o comprimere le informazioni (le parole chiave che ci servono per ripescare interi contenuti o paragrafi).

La memoria episodica però, fra le forme di memoria a lungo termine che ho citato, è la meno stabile e la più fragile . È molto sensibile all’oblio in dipendenza del tempo che passa e dalla quantità di esercizio e di “ripasso”. Inoltre, per quanto si possa allargare, il magazzino non ha una capacità illimitata, non è estensibile all’infinito. Non richiede comprensione specifica di ciò che si memorizza (anche se non è del tutto indipendente dalla comprensione di ciò che si immagazzina) e per questo è uno strumento “facile” da utilizzare .

Tutti a scuola l’abbiamo fatto: di fronte alla difficoltà di capire un concetto, spesso abbiamo imparato a memoria la definizione, utilizzando il modo semplice e sicuro di immagazzinare le informazioni con le parole esatte e ripescarle al momento opportuno. È importante però che non passi troppo tempo tra l’immagazzinamento e il recupero, oppure che il ripasso venga fatto frequentemente per mantenere l’informazione disponibile. Quante volte ci è successo di non ricordare più perché l’interrogazione è stata posticipata e nel frattempo avevamo dimenticato le definizioni apprese!

La memoria semantica invece è la forma più efficiente di memoria a lungo termine: richiede la comprensione di ciò che si deve immagazzinare ma prevede che tutto ciò che viene compreso venga poi ricordato per sempre. I concetti sono così: chi ha dimenticato che cos’è un perimetro, oppure che cos’è il feudalesimo? Magari non sappiamo collocarlo correttamente in termini temporali, ma ci ricordiamo che cosa sono. Questo tipo di memoria ha una capacità illimitata, poiché non esiste limite a ciò che si può capire e soprattutto perché la capacità di immagazzinamento non si basa sul criterio quantitativo di “fare spazio alla nuova informazione ”, ma sulla trasformazione delle informazioni che vi erano in precedenza. Così, il concetto di area in qualche modo è collegato al concetto di perimetro e quando capiremo cos’è il volume non ci sarà bisogno di un nuovo spazio perché l’informazione precedente si arricchisce di una nuova sfaccettatura.

Non c’è dunque bisogno di estensione di memoria, nè di troppe ripetizioni, c’è invece bisogno di capire. Siccome anche il processo di comprensione non è un processo niente/tutto, il consolidamento della memoria semantica richiede tempo ed esercizio, non necessariamente ripetitivo. Se aumenta la padronanza di un concetto, aumenta la sua stabilità e la resistenza all’oblio .

Quale forma di memoria è maggiormente esercitata nella scuola?

La risposta è molto semplice: la scuola premia chi sa le definizioni a memoria, conosce tutte le declinazioni, o le preposizioni, o i complementi, chi recita bene la poesia…

I miei studenti, che hanno terminato da poco le superiori, i complementi non li ricordano più, così come hanno dimenticato molte formule per ottenere l’area o il volume, però tutti sanno che cosa sono e questo li aiuta anche a individuare qual è la formula da recuperare, eventualmente utilizzando supporti (memorie) esterne.

Dunque, per contrastare la perdita della memoria è necessario capire quale scopo vogliamo raggiungere: preparare studenti che rispondono bene ai quiz o formare studenti capaci di ragionare nel maggior numero di contesti possibili, anche utilizzando memorie esterne?

Lascio ai lettori la scelta su quale forma di memoria convenga sollecitare.

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