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L’ultimo viaggio verso Treblinka

Una storia delicata e toccante, di coraggio e resistenza e, soprattutto, di rispetto per l’infanzia. Di Lorenzo Luatti. 

di Lorenzo Luatti26 gennaio 20184 minuti di lettura
L’ultimo viaggio verso Treblinka | Giunti Scuola

A narrare la storia raccolta nell’albo L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini (orecchio acerbo, p. 64), scritto da Irène Cohen-Janca e splendidamente illustrato da Maurizio A.C. Quarello, è un ragazzino appena adolescente, Szymek-Simone, protagonista del racconto insieme agli altri bambini e al loro Pan Doktor , il Signor dottore, come erano soliti chiamarlo.

La Repubblica dei bambini

Szymek racconta tenendo per mano Mietek, un bambino arrivato da poco alla Casa dell’Orfano, a Varsavia, e di cui si prende cura come tutore. Attraverso le sue parole conosciamo la figura del dottor Korczak, Pan Doktor, mentre racconta delle fiabe, la sua attenzione e il rispetto per i bambini . Conosciamo l’innovativa e luminosa esperienza della Repubblica dei bambini , con tanto di parlamento, codici, tribunale, creata “perché non ci sia ingiustizia” e i problemi “siano presi sul serio”. Simone racconta del giornale murale, delle sedute di lettura, delle rappresentazioni teatrali, delle vacanze alla colonia estiva… Fino a quando, verso la fine di novembre del 1940, essi sono costretti a lasciare la bella casa al numero 92 di via Krochmalna per raggiungere il ghetto e vivere prima in una casa e poi (restringendosi sempre più le strade riservate al ghetto) in un’altra.

La vita nel ghetto

Nel ghetto c’è la miseria, la fame e la morte, ma Korczak è un uomo che veglia sul proprio “castello interiore” e, con il suo stesso esempio, esorta i bambini a vegliare sul proprio. Nella nuova casa di via Chlodna tutto è diverso. E, soprattutto, Korczak non c’è.
Pan Stefa lo sostituisce come può, fa tutto, dice Szymek, ma senza sorriso. Szymek ci svela i suoi pensieri, e insieme ai bambini più grandi rincuora i più piccoli , soffocando la rabbia e allontanando la disperazione.

Passano i giorni. Anche se nella nuova casa è tornata un’apparente normalità, il dottor Korczak manca tanto ai suoi bambini. Mancano le sue storie, le sue carezze e le sue cure, incantesimi che facevano svanire ogni dolore con una parola magica. Mancano i giochi con lui. Ma i bambini aspettano fiduciosi. Non possono credere che sia morto. Tornerà, ne sono sicuri, perché sa che loro lo aspettano. E infatti vengono a sapere che è stato arrestato, ha osato protestare perché i soldati tedeschi si sono impossessati di un carro di patate destinato ai suoi orfani. Ora si trova richiuso a Palazzo Blank, nella casa delle lacrime, così diversa dalla loro.

Dalla parte dei bambini, sempre

L’ultimo viaggio dei bambini della Casa dell’Orfano è quello del 5 agosto del 1942: i tedeschi giunsero all’improvviso e ordinarono loro di mettersi in marcia per raggiungere il treno che li porterà al campo di sterminio di Treblinka, a nord di Varsavia. Erano 192 bambini e 10 adulti, tra quest’ultimi anche Pan Doktor che, nonostante gli fosse stata offerta la possibilità di restare (era una personalità molto nota), non volle lasciare i suoi bambini. È lui che vediamo in copertina, in testa al corteo dei bambini dell’orfanotrofio .

Ebreo polacco, pediatra, scrittore e poeta, Janusz Korczak , all’anagrafe Henryk Goldszmit, fu una fra le più grandi autorità intellettuali e morali del nostro tempo. Fu soprattutto un educatore coraggioso , pieno di idee nuove che si scontrarono però con la follia del nazismo. Questo prezioso libro ce ne offre un ritratto vivido e intenso.

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