Lingua, cultura e civiltà romena alla scuola dell'infanzia e primaria

Negli Istituti comprensivi "Corrado Melone" e "Ladispoli 1", i bambini della scuola dell'infanzia e primaria ogni settimana seguono un'ora di lezione di Lingua, cultura e civiltà romena. Questo fatto ha suscitato negli ultimi giorni molto interesse e qualche polemica. Abbiamo intervistato il dirigente Riccardo Agresti per saperne di più. 

di Redazione GiuntiScuola · 03 ottobre 2015
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I giornali hanno riportato notizie piuttosto contraddittorie sull'offerta formativa della sua scuola al proposito dell'insegnamento di Lingua, cultura e civiltà romena. Ci può spiegare nel dettaglio il ruolo di questo insegnamento nel curriculo?

Il corso di Lingua, cultura e civiltà romena deriva da un accordo fra l’allora Ministro Fioroni ed il suo omologo romeno e prevede uno scambio di insegnanti fra le due Nazioni. Si tratta di un accordo che è stato poi “replicato” con molti altri Paesi europei. Nella scuola che mi onoro di dirigere, con il Collegio docenti ed il Consiglio di Istituto, decidemmo 4 anni fa di farlo svolgere la mattina nella scuola dell’infanzia e nella primaria (e non solo il pomeriggio quando non tutti avrebbero potuto partecipare) in modo che la maestra titolare e la professoressa di romeno si affiancassero in classe in una sorta di soft-CLIL introducendo paroline in romeno, approfondendo argomenti con leggende, canzoncine e racconti della tradizione romena, facendo conoscere scrittori e scienziati di entrambi i Paesi eccetera secondo la professionalità e la fantasia delle docenti.
Lo “scandalo” è stato scatenato dal fatto che, essendo svolto la mattina, tutti sono “costretti” a conoscere la cultura e la civiltà romena perché la frequenza mattutina è ovviamente obbligatoria. La levata di scudi non è partita dalla scuola che dirigo (in quanto il progetto si svolge già da anni) e dove tutti hanno compreso il senso e l’utilità di un ampliamento culturale nelle nuove generazioni, ma dalla scuola in cui sono stato nominato reggente dal primo settembre. Naturalmente, purtroppo, non è un corso di lingua (non ne ha nemmeno il nome) perché sarebbe velleitario pretendere che si impari una lingua con solo 1 ora settimanale!

Perché avete deciso di proporre e riproporre questo insegnamento?

La presenza di stranieri a Ladispoli supera il 20% e di questi l’80% sono romeni, peraltro perfettamente integrati ed a scuola le performance dei romeni sono nettamente superiori, per quanto riguarda le eccellenze, ai ragazzi italiani.
Poiché l’uomo ha una paura ancestrale di ciò che non conosce, abbiamo pensato fosse un ulteriore passo verso l’integrazione di questi fratelli provenienti da un Paese comunitario, che i bimbi italiani conoscessero usi e costumi dei loro compagni. Se ci si conosce, ci si può amare e quindi la conoscenza reciproca è un passo verso la pace.
Magari lo Stato italiano avesse fatto quello che sta facendo l’illuminato governo romeno con i nostri nonni emigrati agli inizi del ‘900, i quali, come mi raccontava mio nonno, per farsi rispettare ed integrarsi non ricevevano aiuto dalla scuola ma dalla “mano nera”.

Alcuni genitori hanno criticato l'offerta formativa della scuola. E lei ha risposto alle critiche con fermezza. A noi interessa la reazione dei bambini: come hanno accolto le ore di Lingua, civiltà e cultura romena? Come partecipano a questo programma?

Per i bambini non esistono barriere culturali o nazionali, sono come la natura o la tecnologia che non riconoscono confini di Stato. Queste linee immaginarie sono state tracciate su fogli di carta e sono retaggio di adulti che hanno dimenticato l’insegnamento di apertura verso il prossimo.
Per i nostri bambini è un reale divertimento (e questo è un merito delle insegnanti curricolari e della docente romena) imparare suoni, paroline e canzoncine e, così facendo, conoscere maggiormente chi siano questi amici che spesso dicono parole sconosciute che, a poco a poco, divengono familiari e non infastidiscono più. La novità settimanale fa sì, inoltre, che ogni 7 giorni si rinnovi l’interesse e si apprendano concetti che si sarebbero insegnati comunque, anche senza la docente “esterna”.
Per avere un’idea di come questi bambini affrontino il corso, consiglio di osservare la loro serenità nel video realizzato da “ la Repubblica TV ".

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