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Leggi e rileggi - Eterogeneità, nuova frontiera

Valorizzare  una grande tradizione di accoglienza: il salto di qualità può partire dalla scuola se la società risponde nello stesso modo.

di Redazione GiuntiScuola18 maggio 20134 minuti di lettura
Leggi e rileggi - Eterogeneità, nuova frontiera | Giunti Scuola

"Leggi e rileggi" è una rubrica in cui proponiamo interventi brevi e importanti che sono in passato usciti sulla rivista cartacea.

Ci sembra così di offrire un servizio ai nostri lettori: ai lettori nuovi, ovviamente, ma anche agli abbonati affezionati che, magari per mancanza di tempo, quando gli articoli uscirono non ebbero il tempo di leggerli.

Insomma: una prima e una seconda occasione per riflettere sulla scuola e sul nostro lavoro.

Carla Ida Salviati

Eterogeneità, nuova frontiera

di Raffaele Iosa

da "Scuola dell'infanzia", rubrica "Osservatorio"

C’è del nuovo nel mondo sociale dei bambini, e nelle scuole da loro frequentate. Si chiama eterogeneità. Parola ben diversa da “diversità”. Non si tratta solo del nuovo arrivo di sempre più cospicui numeri di bambini stranieri, ma della presa di coscienza del fatto che nel microcosmo di una qualsiasi sezione di scuola dell’infanzia si mescolino e incontrino bambini con storie, vissuti, condizioni economiche, prospettive di vita, condizioni familiari, comportamenti relazionali divers i. Un fenomeno che non ha eguali per numero e complessità rispetto anche a solo dieci anni fa.

Precisiamo meglio: da sempre i bambini sono un po’ uguali e un po’ diversi, e questa è la ricchezza della vita. Ma rispetto al passato la globalizzazione e la modernità hanno ampliato le gamme di differenze di vario genere tra bambini, e il loro incontro è segnato da un forte aumento della complessità delle relazioni , della convivenza, delle aspettative.

Lo sanno bene gli insegnanti, che da tempo segnalano una nuova fatica nel lavoro: la fatica di tenere insieme una così ampia eterogeneità di stili, mentali e sociali. A fronte di tutto questo la risposta istituzionale è bizzarra: si aumentano gli alunni per sezione , si cercano antidoti pseudo-razzisti (le classi-ponte), si ospedalizzano le differenze con l’invenzione di nuove “malattie” (si pensi all’ADHD e l’uso del Prozac per calmare i bambini nervosi). D’altra parte si stanno sviluppando studi nuovi su come, per esempio, sia possibile costruire luoghi sociali dove l’eterogeneità non crei conflitti e discriminazioni, ma sia invece un lievito che rende tutti migliori nell’incontro tra differenze.

Insieme è meglio

Tutto è molto faticoso da realizzare e avrebbe bisogno di chiarezza valoriale, politica ed economica. Non bastano buone parole né il cosiddetto “amore per i bambini”, qualsiasi essi siano. Ci vuole una più matura pedagogia dell’eterogeneità che sappia superare le discriminazioni e costruire un’intelligente comunità infantile (e poi adulta) capace di tollerare, includere, sviluppare i potenziali.

Serve un alto livello di consapevolezza e competenza, anche perché il mondo fuori della scuola risponde spesso con la paura, la nascita di nuovi steccati, la stigmatizzazione del diverso. La pratica educativa potrebbe perfino salvare il nostro Paese dal rischio di una deriva razzista. Ma la scuola da sola non può essere un’isola felice, quando fuori infuria il pregiudizio.

Il salto di qualità può partire dalla scuola se la società risponde nello stesso modo : altrimenti è solo illusione. Oggi più che mai le pratiche didattiche cooperative si impongono rispetto a quelle competitive: ma tornano i voti e la selezione! Ci vorrebbe una particolare cura nel rapporto con il territorio e con le famiglie: ma arrivano le ronde notturne! Avremmo bisogno di meno bambini per sezione e tempi più distesi. Ma si tagliano le risorse. Siamo una società strana: il mondo futuro sarà sempre di più eterogeneo perché ci porta ricchezza economica: ma chi ha già non vuol perdere nulla del suo benessere, anzi aumentano i localismi e si profilano piccoli razzismi; la scuola rischia di essere separata in tanti piccoli ghetti.

Partiamo allora dalla nostra grande tradizione di accoglienza, rileggendola per le nuove frontiere. La scuola dell’infanzia ha le doti per fare un salto di qualità. Insieme è meglio: è un piccolo slogan per l’oggi e il domani.


Scuola dell'infanzia