Le famiglie nella scuola inclusiva

Bambini, insegnanti e genitori in cammino verso l'inclusione. Quale è la strada giusta? Ecco alcune riflessioni basate sull'esperienza dei genitori della "Casa del Sole" di Milano.

di Redazione GiuntiScuola · 12 novembre 2015
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Progettare relazioni tra empatia e difficoltà

La presenza di un 60% di alunni con cittadinanza non italiana nella nostra scuola ci obbliga a interrogarci sulla giusta prospettiva di inclusione. Tra genitori è semplice: funziona la chiacchiera mentre si aspetta che escano i figli o quando li si accompagna al mattino. In fondo le affinità non dipendono dalla lingua o dal Paese di provenienza ma sono “chimica”, idee comuni, simpatia istintiva.

Le cose si complicano quando dal rapporto personale si passa alla dimensione della comunità scolastica. I nostri concittadini stranieri sono probabilmente genitori abituati a distanze maggiori tra scuola e famiglie, con ruoli molto ben definiti e separati, a realtà in cui non esistono forme di partecipazione delle famiglie alla vita della scuola.
La poca conoscenza della lingua italiana, oltre che del sistema scolastico italiano, può far sentire inadeguati e rendere difficile la partecipazione.

Inoltre gli “stranieri” non sono un blocco unico, si compongono di tante nazionalità diverse che sono straniere pure fra loro. E questo a volte può portare ad arroccamenti e chiusure. Come Comitato Genitori negli anni abbiamo provato a selezionare delle proposte di coinvolgimento e relazione, con un occhio di riguardo alle famiglie cosiddette straniere. Ecco come è andata.

Feste multietniche

Al Trotter il Comitato Genitori ha organizzato più volte feste arabe, sudamericane e simili. Con risultati alterni. Le famiglie dell'area di provenienza hanno partecipato con entusiasmo, ma non c’è stata mescolanza con altre comunità, tranne che con i genitori italiani più curiosi.

Altra caratteristica ricorrente è stata la poca attivazione tra le famiglie direttamente interessate: poche proposte, hanno lasciato ai soliti genitori più attivi l’organizzazione. Forse su alcune merende offerte da alcune mamme arabe, ad esempio per la Festa del Sacrificio , c’è stata più curiosità e partecipazione.

Le merende multietniche di Parcoinfesta (si tengono nella bella stagione il martedì pomeriggio a cura dell'Associazione Amici del Parco Trotter) sono state un altro tentativo basato su cibo , giochi e musica. La risposta è sempre stata buona, gli assidui partecipanti all'appuntamento hanno mostrato di gradire.

Serate informative

Un'altra proposta sono state le serate informative per genitori all’interno del progetto FEI (Figure per l’Integrazione) , forse più rivolte alle famiglie italiane, per capire la complessità dei percorsi di integrazione e inclusione e l’essere genitori tutti insieme. Come trasformare una scuola che aiuta bambini e famiglie ad adattarsi al sistema esistente, in una scuola che si modella per permettere a tutti di farcela.

I risultati sono stati interessanti e controversi: intanto che pensavamo a interessi sovraordinati che tenessero insieme i desideri e i bisogni di tutti, indipendentemente dalla cittadinanza, dall’estrazione sociale, ecc abbiamo scoperto che il problema non è solo il 40% degli italiani vs il 60% dei non-italiani ma le difficoltà del confronto tra le 26 comunità non italiane tra loro . E forse è proprio questo un altro nocciolo della questione: stimolare i cittadini immigrati a parlarsi tra di loro.

Proviamo con lo sport

Tra le altre iniziative, hanno avuto una buona partecipazione la festa dell’accoglienza a inizio anno scolastico (merenda per tutti e presentazione delle attività della scuola), la festa di primavera con cibo, giochi e lotteria, la serata di Polifonia con i Podisti da Marte . Ma è stato con le Trotteriadi (le Olimpiadi del Trotter), aperte a tutti gli alunni, che abbiamo annusato la strada giusta. Una giornata di sport, con tanto di gara podistica e medaglie. Condita con cibo ed estrazione a premi.

A pensarci bene, il motivo di questo successo è semplice: se non sai l’italiano non significa che tu non sappia correre veloce o fare un tiro da 3 punti in un canestro. Avere interessi ed obiettivi diversi può essere funzionale e quando le diversità perdono valore o diventano "utili", le qualità dei singoli possono emergere.

E poi quanto erano belle le mamme (tutte le mamme) che facevano Zumba insieme alle maestre!

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