L’apprendimento cooperativo: insieme è meglio

L’apprendimento cooperativo non solo favorisce lo sviluppo delle competenze linguistiche attraverso l’interazione comunicativa fra pari, ma migliora le relazioni interraziali, stimolando, attraverso l’impegno per un progetto comune, una reale conoscenza dell’altro. Di Maria Cristina Peccianti.

di Cristina Peccianti · 08 novembre 2016
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Negli ultimi decenni teorie e pratiche didattiche hanno dato rilievo ad attività cooperative tra allievi, mettendo in discussione l’idea, largamente diffusa, che l’apprendimento debba essere per lo più un’attività solitaria, in cui l’alunno debba confrontarsi da solo con problemi da risolvere, testi da leggere e da scrivere.
E se l’idea dell’apprendimento come attività solitaria è discutibile per tutte le discipline, lo è tanto di più quando si tratta di una lingua, dato che in questo caso le interazioni comunicative costituiscono un luogo privilegiato per lo sviluppo della competenza. Consideriamo inoltre che il gruppo aiuta a prendere consapevolezza di sé, a scoprire la propria identità, mentre favorisce la conoscenza dell’altro e la valorizzazione delle sue doti, tutti elementi quanto mai preziosi in una classe multiculturale.

È poi meglio lavorare insieme essendo diversi. Nel gruppo dei pari la disomogeneità è infatti una risorsa, sul piano relazionale e cognitivo. Le interazioni fra alunni non solo favoriscono nuovi apprendimenti, ma anche nuove modalità di apprendimento, con il passaggio a modelli più evoluti di pensiero, e si hanno quindi migliori risultati in questo senso quando si trovano a lavorare insieme ragazzi di età diversa e di diverso livello di competenza.
Sappiamo anche che per sviluppare la comunicazione, e soprattutto la comunicazione in L2, è necessario che gli alunni si esercitino all’uso sociale della lingua, per conoscere e sperimentare modelli di lingua usati nella realtà quotidiana. Così la disomogeneità di competenze all’interno del gruppo, molto più naturale dell’omogeneità, attiva una circolarità comunicativa ricca di stimoli che vanno a favore dei meno competenti, così come dei più competenti, che hanno l’occasione di riflettere sulla lingua, per cimentarsi con l’esplicitazione di regole d’uso ai compagni, e di controllare il proprio parlato. Nei gruppi misti, formati da alunni italofoni e non italofoni, i non italofoni sono spinti a contrattare, cioè a chiedere di ripetere, di spiegare e gli italofoni a riformulare e semplificare gli input verbali. Si arriva così a un livello di scambi consapevoli , in cui il non italofono accresce attivamente la propria competenza linguistica e ambedue imparano a mettere in atto strategie metacognitive.

Come attuare l’apprendimento cooperativo

Ma come di fatto si può attuare l’apprendimento cooperativo, traendone tutti i vantaggi di tipo linguistico, cognitivo, psicosociale e interculturale? Chiariamo subito che l’apprendimento cooperativo non si risolve in un generico lavoro di gruppo, poiché far lavorare ogni tanto in gruppo non significa tout court realizzare un’efficace collaborazione e un buon apprendimento. L’apprendimento cooperativo fa riferimento a un insieme di principi, tecniche e modalità di conduzione della classe da parte del docente, per cui gli alunni affrontano il percorso di apprendimento lavorando con i compagni in modo interattivo, collaborativo e responsabile, e ricevendo una valutazione che riguarda i risultati comuni.
I gruppi, come abbiamo già rilevato, saranno preferibilmente eterogenei, composti da alunni di differente origine e differente livello linguistico o da alunni italofoni e non italofoni, con notevoli vantaggi sul piano dell’apprendimento, soprattutto per i più deboli, sul piano dello sviluppo sociale e dei rapporti interetnici, per tutti gli alunni.

Quanto ai compiti da assegnare ce ne sono di più o meno adatti all’approccio cooperativo e possono realizzarsi secondo modalità differenti.
Possiamo affidare a ciascuno un sotto-compito, che si inserisca in un progetto organico e significativo, differenziato per competenza o abilità specifiche, come ad esempio realizzare un vocabolario illustrato da utilizzare in classe, in cui comunque tutti partecipano alla selezione delle parole da illustrare, riflettendo collettivamente sui propri bisogni lessicali e sulla maggiore o minore utilità delle parole.
Oppure possiamo dare un compito, con un prodotto finale da realizzare tutti insieme, confrontandosi e negoziando, come leggere una storia e prepararne una sintesi orale da riferire oralmente ai compagni, o scrivere il finale di una storia, che, secondo l’età degli alunni, può anche essere tradotta in una striscia di fumetti, o drammatizzata, o semplicemente illustrata con disegni che poi aiutino i meno competenti a ripeterla oralmente.

E quale è il ruolo dell’insegnante con i gruppi cooperativi? È un ruolo importante, di mediatore e supporto attivo, che lo impegna soprattutto nel rinforzo degli effetti positivi della cooperazione, facendo riflettere sulle strategie di lavoro e guidando alla ricerca di strade alternative, valorizzando i progressi del gruppo e richiamando i singoli alle proprie responsabilità, senza intervenire a correggere, ma orientando sempre verso la riflessione e l’autocorrezione.