La Repubblica Pirata

I pirati avevano ben chiari certi principi che ritroviamo nella nostra Costituzione. Per loro la nave era una repubblica fondata sul lavoro. Laboratorio a cura di Mara Famularo. 

di Redazione GiuntiScuola · 06 ottobre 2015
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I musicanti riposeranno il giorno di sabato...

I pirati erano canaglie di ogni specie. Che cosa hanno in comune con la nostra Costituzione? Ecco alcuni articoli del codice pirata in vigore sulle navi agli ordini del terribile capitano Bartholomew Roberts , detto Black Bart:

  • Ciascuno ha diritto di voto negli affari d’importanza; ha egual titolo sui viveri freschi o i liquori catturati in qualunque momento, e può disporne a piacimento, salvo che in caso di scarsità non sia necessario, per il bene di tutti, provvedere al razionamento.
  • È proibito a chiunque di parlare di abbandonare la vita piratesca finché a ciascuno non è toccata una quota di 1000 sterline. Se nel frattempo un uomo perde un arto o diventa storpio nel compiere il suo dovere, deve ricevere 800 dollari dalla cassa comune, e in proporzione per le mutilazioni minori.
  • I musicanti riposeranno il giorno di sabato, ma non ci sarà alcun trattamento di favore negli altri sei giorni e sei notti.

Insomma, i pirati avevano tanti difetti. Ma, oltre all’indiscutibile voglia di avventura, avevano un grande merito: sapevano bene che cosa fosse la democrazia e la mettevano in pratica, a modo loro.

La nave e il suo equipaggio

Le navi a vela su cui viaggiavano i pirati erano incredibilmente complesse da manovrare. Contrariamente a quanto si pensa (e si vede nei film) era impensabile governarle senza un buon numero di marinai, ognuno con un compito preciso. In pratica, senza il lavoro di tutta la ciurma la nave non andava da nessuna parte.

È quindi possibile ricostruire una nave pirata riproducendo il lavoro che a bordo facevano i marinai, distinguendo i ruoli e associando a ogni compito un oggetto rappresentativo. Per esempio:

  • capitano, che dà l’ordine di salpare – cappello
  • nostromo, che dirige il lavoro della nave fischiando – fischietto
  • timoniere, che guida la nave – timone (si può ritagliare sul cartone)
  • gabbiere, che manovra le vele – vela (un vecchio lenzuolo)
  • rematore – remo (si può realizzare in cartone)
  • vedetta – binocolo (un semplice tubo di cartone)
  • alzabandiera, che sventola il vessillo col teschio – bandiera pirata
  • cuoco – grembiule e pentolame vario
  • musicista, che tiene il tempo del lavoro e canta – tamburo
  • navigatore – bussola e mappa
  • marinaio addetto alla fonda – àncora (da ritagliare sul cartone)

Una volta assegnati i ruoli si decide per quale isola salpare, si abbordano navi nemiche, si affrontano terribili tempeste… Prima di cominciare bisogna però stabilire 2 regole: decidere insieme il nome della nave e scambiarsi i ruoli ogni tanto. Ovviamente per tutto questo serve una stanza grande e una buona dose di fantasia, ma quella ai bambini non manca mai.

Il codice

Come sulla nave di Black Bart, la ciurma dovrà sottoscrivere un codice. Viste le affinità di cui sopra, lo si può creare prendendo spunto dalla nostra Costituzione.
Il Regolamento dei Fratelli della Costa che ho formulato per il mio equipaggio comprende 5 regole, ispirate agli articoli 1-4, 36-7, 42 e 48 così come sono spiegati in Lorenzo e la Costituzione di Sinnos Editrice.
Per rendere il testo più piratesco, lo si può mettere in rima e cantarlo sulla melodia di Quindici uomini sulla cassa del morto :

Perché le regole siano chiare, si possono usare alcune illustrazioni tratte dal libro , magari adattandole al contesto marinaresco. Il codice può essere raccolto su un cartellone da appendere oppure in un libricino da consultare al bisogno. Ecco qui un modello per farsi un’idea.

La caccia al tesoro

Nell’ambiente destinato al gioco si possono allestire degli angoli che riproducano le varie isole da visitare. In ogni isola si può nascondere un “pezzo” del codice, che poi bisognerà mettere insieme e cantare. Ogni tappa può essere legata a un gioco che in qualche modo rimanda all’articolo in questione. L’importante è che si arrivi al tesoro, soprattutto se si tratta di un bel forziere di dobloni di cioccolato.
E ora tocca a voi. Vento alle vele!

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