Investire sul patrimonio relazionale

"Indovina chi viene a cena?" è un’esperienza consolidata promossa dalla Rete Italiana di Cultura Popolare in collaborazione con le famiglie migranti e altre associazioni sparse in tutta Italia.

di Lorenzo Luatti · 26 maggio 2015
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Indovina chi viene a cena

Chi non ricorda il celebre film Indovina chi viene a cena? (1967) con Spencer Tracy, Katharine Hepburn e Sidney Poitier? E quante volte cinema, tv, teatro, letteratura e perfino i fumetti hanno strizzato l’occhio a quel film, proponendone rivisitazioni anche “sottosopra” (dagli effetti esilaranti), giocando sullo scompiglio e lo spaesamento, sui pregiudizi e le paure, che un ospite del tutto inatteso e apparentemente “diverso” provoca nella tranquillità familiare?

Alla pellicola di Stanley Kramer, trasferita nella realtà multiculturale italiana di oggi, si richiama, e non soltanto nel titolo, l’esperienza promossa dalla Rete Italiana di Cultura Popolare . Indovina chi viene a cena? è un progetto di incontro e socializzazione nato a Torino nel 2011, e poi germogliato in molte altre città italiane, che prevede una serie di incontri/cene all’interno di abitazione private. Ma attenzione: trattasi di un percorso di cene all’interno delle case private delle famiglie migranti.

Un progetto sulle relazioni

Chi pensa che sia semplicemente un’iniziativa di degustazione o di un progetto gastronomico a base di cuscus o di pollo tandoori, si sbaglia di grosso. C’è anche questo, indubbiamente, ma c’è soprattutto l’idea di sviluppare un progetto sulle relazioni in cui il cibo, la convivialità diventino l’occasione per creare rapporti umani, tra persone e famiglie. Un’occasione per condividere spazi privati che diventano per l’occasione luoghi sociali.

Che questo passi anche attraverso il cibo è cosa risaputa: il cibo è il centro attorno cui si può costruire con facilità un primo incontro, un contatto. A cena ci si ritrova e conosce con semplicità. Del resto, lo avevamo visto anche in un precedente post : dopo la “scuola”, il luogo/occasione di incontro più frequente tra stranieri e italiani ruota intorno al cibo . E in tempo di EXPO, non è banale sottolineare questo ruolo del cibo come “nutrimento” per l’incontro, per la conoscenza reciproca e il superamento di pregiudizi e stereotipi.

Un progetto nato dal basso

Gli ideatori dell’iniziativa ci tengono a precisare che il progetto nasce dal basso, “dalle stesse famiglie migranti che hanno sentito il desiderio di aprirsi e aprire le proprie case all’incontro e alla condivisione, senza altro stimolo che la loro volontà, dal desiderio di lavorare in rete: (esse) offrono una cena speciale, familiare, pensata per chi ha la curiosità d’incontrare un ‘altro’ che è già parte di noi da molto tempo ”.

Le attività si sviluppano tramite cene periodiche (una al mese) organizzate nelle case che le medesime famiglie hanno deciso di aprire agli ospiti, di qualsiasi nazionalità: cucina tradizionale dei paesi di origine e l’occasione di condividere un momento di vita reale, aprire un confronto e stabilire un rapporto umano al di là delle presunte diversità culturali. Il coordinamento della Rete individua alcune date nel corso dell’anno in cui organizzare le cene e le condivide con le famiglie che hanno scelto di partecipare al progetto e le altre associazioni aderenti in tutta Italia.

Come si può partecipare?

Inizialmente, per partecipare occorreva essere iscritti alla Rete, adesso invece non occorre essere iscritti: basta prenotarsi . E soprattutto avere tanta curiosità e l’interesse a conoscere persone e famiglie, le loro storie, a conoscere la cultura, le tradizioni e la cucina di altri paesi. Chi desidera partecipare prenota, ma soltanto il giorno precedente la cena scoprirà quale sarà la famiglia ospitante e il paese di origine. Insomma, non è possibile scegliere il paese o la cucina preferita: ci si lascia guidare , e per una sera si incontrano persone che ancora non si conoscono.

La sera della cena ci si presenta all’indirizzo comunicato. Qui una famiglia aprirà la porta della sua casa introducendo gli ospiti nel proprio mondo: può capitare di ascoltare – come è capitato a me lo scorso anno, ospite di una famiglia somala – il racconto del viaggio per giungere qui, le vicende legate al ricongiungimento familiare e i vari spostamenti in Italia, di conoscere la rete dei parenti in Europa e nel mondo, di guardare le foto del matrimonio o le immagini delle famiglie lontane, ma ci si può anche ritrovare a parlare dei bambini che vanno a scuola o della squadra del cuore , del proprio lavoro o dei progetti per il futuro. Agli ospiti (può essere la sola nostra famiglia o ritrovarci con altre famiglie ospiti) viene richiesto un contributo a offerta libera interamente e direttamente devoluto alle famiglie ospitanti.

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